Di Redazione.
È vero quello che dice la Presidente del Consiglio circa una sua foto, apparsa di recente sulla stampa, nella quale è stata immortalata con un presunto referente del clan camorristico Senese in Lombardia.
Ai personaggi pubblici capita spesso che vengano richieste foto con persone sconosciute; la persona in questione è Giacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia, in passato uno dei protagonisti del “sistema mafioso lombardo”, composto da esponenti delle tre mafie, come risulta dagli atti delle sue deposizioni al maxi processo “Hydra” di Milano.
Quindi, una foto sicuramente sfortunata per la Presidente del Consiglio e, come dicevamo, può capitare.
Può capitare anche che il clan Senese compaia nelle vicende imprenditoriali nel settore della ristorazione del già sottosegretario alla Giustizia, il brillante on. Delmastro, messosi in affari con Mauro e Miriam Caroccia, indagati dalla Procura di Roma per la società “Le 5 Forchette” e riconducibili anch’essi allo stesso clan.
Per inciso, Mauro Caroccia è stato condannato definitivamente a 4 anni, a febbraio, per intestazione fittizia di beni aggravata dal favoreggiamento del clan Senese, organizzazione camorristica romana capeggiata da Michele “’o Pazz” Senese. Coincidenze, sicuramente sfortunate: altri incidenti di percorso.
Ritornando alla Presidente, e sempre parlando di incidenti di percorso, nel recente passato Giorgia Meloni si era accreditata come una sorta di ponte politico tra Stati Uniti ed Europa, attribuendosi — a suo dire — un ruolo che travalicava quello nazionale e sfiorava competenze proprie dell’Unione Europea nei rapporti con gli Stati Uniti.
In questo quadro si inseriva l’apertura di credito totale nei confronti di Donald Trump, fino ad arrivare a sostenerne la candidatura al Premio Nobel per la Pace: “Spero che potremo dare presto il Nobel per la Pace a Trump”. Settantacinque giorni dopo, il candidato al Nobel per la Pace dichiara: “Un’intera civiltà morirà stanotte”.
Nel frattempo: Venezuela, Gaza, Iran, Ucraina abbandonata e, in patria, sospetti di incapacità di intendere e di volere.
Oggi, alla luce delle crisi internazionali — dal Medio Oriente alle tensioni globali che incidono pesantemente sull’economia e sulla vita quotidiana di ogni famiglia — quella narrazione appare per quello che era: un’autocelebrazione stucchevole e un po’ grottesca. Non solo non si è visto alcun ruolo concreto di mediazione, ma l’Italia sembra essersi limitata ad appiattirsi sulle posizioni statunitensi, rinunciando di fatto a una linea autonoma e discostandosi dalle principali democrazie europee, salvo qualche tardivo ripensamento.
L’idea di una leadership capace di “tenere insieme” Europa e Stati Uniti si scontra con una realtà ben diversa: nessuna funzione di equilibrio riconoscibile, nessuna capacità di incidere sui principali dossier internazionali e, soprattutto, nessun segnale di quella statura da statista evocata dai suoi estimatori.
In definitiva, più che un ponte tra due mondi, l’Italia appare oggi come un attore che ha scelto troppo presto da che parte stare, senza riuscire a esercitare quel ruolo autonomo e credibile che era stato annunciato.
Complimenti per la lungimiranza e peccato per le coincidenze.