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Operazione revergination

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Di Massimo Bulli.

Immediatamente dopo la diffusione di dati che dichiaravano la vittoria del NO al referendum confermativo della magistratura, impropriamente detto riforma della giustizia, la Presidente del Consiglio ha rivolto un messaggio agli italiani. Abbandonati per un momento i toni urlati e faziosi da capopopolo, ha recuperato brevemente un’immagine in qualche modo pacata e istituzionale per dichiarare:

“La sovranità appartiene al popolo, e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il Governo ha fatto quello che aveva promesso: portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini. E i cittadini hanno deciso, e noi come sempre rispettiamo la loro decisione.” … “Spiace per un’occasione perduta di modernizzare l’Italia” e poi: “- Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo.”

L’immagine che si voleva trasmettere era quella di un capo del Governo compreso nel proprio ruolo, che manifesta rispetto verso una decisione che pure ha contraddetto il proprio operato, e che accetta in modo equilibrato e dignitoso, maturo, comprensivo e fermo.

Naturalmente, ci sarebbe stato bisogno anche di un minimo di onestà intellettuale, come ha già osservato più di qualcuno, che in questo messaggio manca totalmente.

Innanzitutto, a rispettare la volontà dei cittadini si sarebbe dovuto cominciare prima, all’inizio di questa operazione, permettendo al Parlamento di discutere la legge prima di approvarla.

Ovvero permettendo ai rappresentanti eletti dal popolo italiano — verso il quale il rispetto viene portato solo a chiacchiere — di discutere la legge.

Sì, ai rappresentanti del popolo italiano, come sono i parlamentari dell’opposizione ma anche gli stessi parlamentari della maggioranza. Imporre un testo blindato ponendo la fiducia su una modifica della Costituzione non era mai stato tentato prima, ed esautorare in questo modo il Parlamento ha significato NON rispettare la volontà del popolo italiano.

Poi non è certamente corretto affermare che il Governo ha “sostenuto fino in fondo” questa riforma, perché in realtà ha tentato di imporla prima con un colpo di mano, poi riducendo i termini della discussione, i tempi del referendum (senza rispettare quella parte del popolo italiano che ha raccolto in poco tempo 500.000 firme per fare le cose meglio), manipolando l’informazione ed effettuando pressioni di ogni genere sull’elettorato. Infine, non sono il primo a dirlo, è blasfemo affermare “abbiamo rimesso la scelta ai cittadini”, perché non è vero: chi ha imposto il referendum non è la bontà d’animo della Presidente, non è una graziosa concessione del Governo, ma un obbligo sancito dalla Costituzione, quella stessa Costituzione che questo Governo sta tentando di distruggere, attivato mediante uno dei meccanismi di difesa che i padri costituenti saggiamente vi inserirono.

Quindi un messaggio pieno di falsità, ma comunque un messaggio dal sapore distensivo e istituzionale.

Subito dopo è iniziata un’epurazione degli elementi maggiormente scomodi a questo Governo: Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, che rappresentavano in qualche modo l’arroganza del potere, elementi che in qualunque altro Paese civile del mondo si sarebbero dimessi già da molto tempo ma che resistevano a dimostrare la propria indifferenza al giudizio popolare. A cui poi sono seguite le dimissioni di Gasparri da capogruppo al Senato, la richiesta di dimissioni a Tajani come segretario di FI.

Insomma, una corrente di pulizia e rinnovamento. In qualche modo il Governo Meloni sembra accusare il colpo e immediatamente abbandona l’immagine demagogica e populista per darsi un’aria maggiormente istituzionale. Sembra cercare di cambiare pelle, di smettere alcuni vestiti per indossarne altri più seri e più puliti, di ricostruire un’immagine.

Per chi? Sicuramente per una pluralità di soggetti. In generale, cercando di correggere retrospettivamente la campagna referendaria sostenendo che si è portata avanti in modo corretto un’iniziativa, ma che però alla fine è stata lasciata decidere al popolo, sorvolando sulla partigianeria dimostrata e cercando di riacquisire un minimo di equilibrio (sia pure apparente) istituzionale.

Nei riguardi del popolo della destra, producendo l’immagine di chi ha inciampato ma va avanti a testa alta: messaggio ai sostenitori della destra — non abbiamo perso, è solo un inciampo, noi tiriamo diritto.

E un messaggio agli elettori non inquadrati, ovvero non direttamente connessi alle opposizioni: noi rispettiamo l’Italia, rispettiamo il popolo italiano, abbiamo capito la lezione, siamo bravi.

Insomma, un’operazione di restyling vera e propria, un tentativo di rifarsi un’immagine, di rifarsi una verginità fingendo di dimenticare le urla e gli attacchi a chi la pensava diversamente del giorno prima.

Nel contempo i caporali di questo esercito, i quadri inferiori, i “giornalisti” amici ed altri soggetti pervadono la stampa e i social di un intenso attacco all’elettorato del NO, descritto come una massa di ignoranti, governati dai “comunisti”, incapaci di capacità di giudizio, nostalgici del reddito di cittadinanza, “meridionalisti”, composti da studenti plagiati dai “sinistri” e chi più ne ha più ne metta.

Ancora una volta non ci sono avversari ma “nemici”.

E questa azione ha lo scopo di scompaginare la compattezza del “nemico”, ovvero il popolo del NO, che appare pericoloso per la destra perché sino ad oggi era la destra ad avvalersi della capacità di aggregazione generata da un senso di appartenenza a qualcosa di vincente, qualsiasi cosa fosse, sulla falsa riga del tifo da stadio.

Infatti la destra, pur non rispettando nessuna delle proprie promesse elettorali, pur adottando provvedimenti che continuano a impoverire il popolo italiano e che generano continue ingiustizie, continua a raccogliere consensi tra le persone alle quali sembra importante fare parte di una squadra vincente, quasi fosse una squadra di calcio, tanto che i commenti sui social quasi sempre si indirizzano alla sconfitta dei “sinistri” che devono “rosicare” piuttosto che a un’analisi seria dei risultati raggiunti.

In questo momento la squadra vincente è però quella che ha difeso la Costituzione, ed è un elemento inedito, che potrebbe rompere il trend favorevole degli “ultras” della destra.

Ma di questo non si rallegrino troppo, o troppo in fretta, le opposizioni. Capitalizzare questo risultato non è cosa facile né scontata: è uno spiraglio che può chiudersi in fretta.

Ci ha fatto capire che questa destra non è invincibile, ma attenzione al trasformismo di chi non ha valori etici o morali mentre ha invece una grande capacità di marketing. L’operazione di restyling è in corso, la destra è nel camerino del trucco, non perde tempo. Ritornerà a provarci. E non fa prigionieri. La guerra è appena cominciata.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org