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Dipartimenti unici per salvare gli ospedali contro la desertificazione sanitaria

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Di Diego Moretti.

La risposta data dall’assessore Riccardi a un’interrogazione dello scorso 29 ottobre, sulla riorganizzazione del Piano della rete oncologica regionale, non modifica di un millimetro quanto la Giunta aveva già definito nelle schede ospedaliere della Delibera n. 1872 (6 dicembre 2024).

Tali schede erano state stralciate, su richiesta di Fratelli d’Italia, dalla DGR n. 117 del 31 gennaio 2025, che ha approvato definitivamente il Piano.

Si confermano, quindi, gli allarmi e le preoccupazioni lanciati da diversi professionisti degli ospedali minori (Gorizia-Monfalcone, Latisana-Palmanova e San Daniele-Tolmezzo): nonostante le soglie minime di legge siano in gran parte superate, alcune attività chirurgiche oncologiche saranno comunque concentrate negli hub di Trieste e Udine.

Per l’Isontino, entro il 31/12/2027, la chirurgia del tumore della vescica sarà tolta da Gorizia, pur superando la soglia dei 20 interventi annui e rappresentando per ASUGI un’attività attrattiva per pazienti fuori regione.

Per il colon è prevista la concentrazione su Monfalcone, mentre entro il 31/12/2026 l’attività chirurgica per il tumore del retto sarà spostata a Cattinara.

Il sindaco di Gorizia, Ziberna, ha già dato il via libera a quello che si preannuncia come un impoverimento dell’ospedale cittadino.

Perché allora, a fronte del richiamo dell’assessore Riccardi a non dividersi sui territori, si vuole ugualmente eliminare un’attività ospedaliera che supera le soglie di legge?

E’ una domanda cruciale: il compito della politica è garantire la sicurezza del cittadino, ma anche evitare lo svuotamento del territorio e di chi già svolge attività di eccellenza.

Mentre nel centrodestra emergono profonde divisioni a un anno dall’approvazione del Piano, come Gruppo consiliare del Partito Democratico ribadiamo la necessità di una riforma organica e multiprofessionale, che metta al centro la persona malata e non si limiti alla sola centralizzazione chirurgica.

La criticità non risiede nella centralizzazione in sé, quanto nelle conseguenze non gestite sull’intero sistema ospedaliero. La mancanza di indicatori clinici chiari e la distonia temporale tra i tagli e la riorganizzazione complessiva rischiano di mettere sotto stress il Sistema Sanitario Regionale.

In questo contesto, appare strategica la proposta del Coordinatore della rete oncologica, il dott. Fasola: istituire dipartimenti chirurgici aziendali unici.

Questo strumento permetterebbe la circolarità dei professionisti, la gestione condivisa delle casistiche e l’omogeneità dei percorsi di cura, evitando la “desertificazione funzionale” degli ospedali spoke.

Come PD, riteniamo urgente che l’assessore alla Salute e il presidente della Regione riferiscano in III Commissione sulla revisione della rete ospedaliera. È necessario esplicitare il metodo e i criteri decisionali per garantire, finalmente, equità di accesso e qualità dell’assistenza su tutto il territorio regionale.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org