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Quando la Salute Mentale unisce i territori.

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di Franco Perazza.

FRANCO BASAGLIA. Oltre i confini. Pratiche di libertà. è il titolo del convegno internazionale che si è svolto a novembre tra Gorizia e Nova Gorica, dove tutto è cominciato. 

In occasione dell’anno della prima Capitale europea della Cultura transfrontaliera, mi era parso doveroso portare un contributo alla sua buona riuscita attraverso la realizzazione di un evento a cavallo tra Italia e Slovenia che tenesse assieme le due rivoluzioni che questo territorio poteva narrare.

La prima era quella direttamente collegata alle motivazioni che avevano portato la giuria di esperti della Commissione europea a scegliere come Capitale europea della Cultura le due città di Nova Gorica e Gorizia, tra loro unite, per l’anno 2025.  Un fatto rivoluzionario che aveva reso possibile nel presente qualcosa che per molti anni era sembrata soltanto immaginabile: un confine tragico e doloroso che aveva tenute divise le due città,  si era trasformato in un esempio di integrazione e cooperazione a livello internazionale. L’ utopia della realtà.

L’altra si riferiva alla rivoluzione che aveva preso avvio proprio ai margini di quel confine che negli anni ’60  divideva l’Italia dalla Jugoslavia, e dove il parco dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale faceva materialmente da confine. In quel ospedale, grazie al lavoro di  Franco Basaglia, era avvenuta una rivoluzione, destinata a cambiare il modo di intendere la malattia mentale e di dare cura alle persone che nella loro vita fanno l’esperienza della sofferenza mentale; da quel luogo si diffondeva il messaggio che si poteva realmente far fronte alla sofferenza mentale e alla fragilità, che sono tratti costitutivi della condizione umana, in un altro modo: rispettoso, giusto, buono. Anche in questo caso l’ utopia della realtà.

Non mi è stato difficile convincere il direttore del programma di GO! 2025, Stojan Pelco, che Franco Basaglia sarebbe stato il testimonial ideale per rappresentare la cornice di senso per l’assegnazione del titolo a Nova Gorica e Gorizia,  presente nel titolo stesso dell’evento: GO ! Borderless.  Infattilo psichiatra veneziano in tutta la sua vita era stato maestro dell’attraversamento di confini, in particolare quelli tra il mondo della ragione e il mondo della follia, tra il mondo dei diritti e il mondo delle persone a cui tutti i diritti venivano negati. E aveva capito il valore e il ruolo fondamentale della Cultura, ben più dei tecnicismi e degli specialismi, per scardinare i luoghi della repressione e dell’isolamento, per creare inedite alleanze, per ricercare collaborazioni indispensabili a costruire nuovi percorsi di cura, inventare nuove opportunità di vita, aiutare la società a confrontarsi con l’Altro e con le figure del disagio che essa stessa produce.

Così è nata l’dea del convegno, realizzato poi assieme agli altri componenti del Comitato scientifico: Roberto Mezzina, Vito Flaker e Jost Cafuta. Ed è stato così che i partecipanti al convegno, attraversando più volte al giorno il confine  tra Italia e Slovenia per raggiungere le diverse sedi dei lavori collocate alcune a Gorizia e altre a Nova Gorica, hanno avuto l’opportunità di sperimentare in vivo un confine che unisce. Per poi riflettere e approfondire, nel corso dei lavori in aula, i principi e i valori del sapere pratico basagliano. Due rivoluzioni, due storie identitarie del nostro territorio, due messaggi che parlano  di diritti, di libertà, di riconoscimento, di solidarietà, di pace. Due storie che scansano il richiamo insidioso delle nostalgie, riconoscono valori e principi universali di cui sono portatrici, e indicano nella Cultura lo strumento principale per attraversare i confini, di qualsiasi natura essi siano, e costruire assieme il futuro.

Più di sessanta relatori provenienti da tutto il mondo, compresa la Direttrice dell’area Salute Mentale dell’Organizzazione Mondiale  della Sanità di Ginevra Devora Kestel, si sono confrontati per capire quali sono le migliori politiche per la salute mentale,  quale assetto organizzativo devono avere i servizi,  quali sono le pratiche più efficaci del fare salute mentale di comunità, quale il ruolo delle persone che nella loro vita affrontano la sofferenza mentale, quanto è ancora necessario il lavoro di deistituzionalizzazione.

Impressionano i dati relativi alla regione europea dell’OMS che confermano l’urgenza di interventi mirati. Una persona su sei accusa un disturbo mentale, una su tre non riceve cure efficaci. La situazione è ancora più critica per chi fa l’esperienza della psicosi: una persona su quattro non ha accesso ad alcuna forma di trattamento formale. Ogni anno 150.000 persone si tolgono la vita, il suicidio è oggi la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Oltre  l’ 11 % degli adolescenti mostra comportamenti problematici legati all’uso dei social media. Una persona su quattro sopra i 60 anni dichiara di vivere nella solitudine. Durante la pandemia da COVID – 19 , la prevalenza di ansia e depressione è cresciuta del 25% su scala globale.  A tutto ciò si aggiunge una drammatica carenza di operatori della salute mentale.

La recente Dichiarazione di Parigi del giugno 2025 promossa dall’OMS e sottoscritta da 31 paesi europei richiama l’urgenza di affrontare la crisi della salute mentale  con un approccio integrato e trasversale, promuovendo il benessere psicologico in tutte le politiche pubbliche. Sottolinea anche la necessità di allineare responsabilità e finanziamenti tra i diversi livelli di governo e i diversi settori della pubblica amministrazione; coinvolgere le persone con disturbo mentale già nelle fasi di progettazione delle politiche; creare spazi pubblici  che favoriscano l’inclusione e la connessione sociale; sviluppare strategie di prevenzione che partano dalle scuole, dai luoghi di lavoro, dalle carceri, dai media e dai contesti urbani;  infine promuovere  un uso sicuro del digitale in particolare per tutelare i più giovani on line. L’Europa sollecita i decisori e responsabili delle politiche pubbliche affinché la salute mentale non sia relegata ai margini, ma venga riconosciuta come fondamento essenziale per la dignità, il benessere e la coesione sociale. 

Il benessere psicologico, solitamente inteso come condizione in cui l’individuo può realizzare il proprio potenziale, affrontare le sfide quotidiane, lavorare in modo produttivo, contribuire alla propria comunità, può essere visto, dunque, come un obiettivo individuale, un diritto umano fondamentale, un bene pubblico che riguarda tutta la società. La salute mentale tuttavia non riguarda solo la sfera individuale, è un bene collettivo strettamente intrecciato alla coesione sociale, e alla qualità di vita di un’intera comunità. Dunque lo spostamento verso la cura nella comunità, deve promuovere nuove forme di solidarietà, di cui c’è assoluto bisogno nell’attuale momento storico.

Se consideriamo il nostro territorio, comprendiamo che queste indicazioni e questi obiettivi possono essere perseguiti più efficacemente attraverso la cooperazione transfrontaliera. Lo scopo della collaborazione attraverso il confine, tra le altre cose, può fornire risposte all’armonizzazione delle possibilità di cura, all’implementazione del diritto all’assistenza nella comunità, che al momento è diseguale dalle due parti del confine. Tuttavia la cooperazione transfrontaliera necessita di essere considerata non solo come un esperimento pilota, isolato e conchiuso – come accaduto con i progetti promossi dal GECT GO per la costruzione di un network di servizi sociosanitari – ma pienamente valutata riguardo agli obiettivi raggiunti, alla sua sostenibilità e al suo potenziale per la generalizzazione e messa a sistema.

In tal senso il lascito del Convegno sarà da un lato la costituzione di una rete internazionale per la Salute Mentale costituita dai relatori che hanno partecipato al convegno e che intendono mantenere Gorizia e Nova Gorica come sede di iniziative culturali e scientifiche internazionali nel campo della saute mentale. Dall’altro sarà la diffusione di un documento approvato in un’ assemblea dei partecipanti al convegno, con cui si chiede alle  Autorità municipali di Gorizia, Nova Gorica, e Sempeter-Vrtojba in qualità di comuni fondatori del GECT GO, alla Presidenza del GECT GO, al Consiglio d’Europa e al Parlamento dell’Unione Europea, alle Autorità nazionali  competenti in materia di salute mentale di:

1. riconoscere la  salute mentale quale fondamento essenziale per la dignità, il benessere e la coesione sociale

2. rafforzare le azioni per rendere la salute mentale elemento centrale in tutte le politiche pubbliche (‘Mental Health in All Policies’)

3. sviluppare un’azione per la messa in comune, lo scambio e la diffusione delle migliori pratiche in deistituzionalizzazione e salute mentale comunitaria, attraverso reti internazionali come quella costituitasi al convegno 

4. sostenere e rilanciare  le esperienze transfrontaliere, il che comprende la destinazione di fondi adeguati per la prosecuzione e la messa a sistema delle esperienze di successo,  a partire da quelle  fin qui realizzate nell’ambito territoriale del GECT GO con Gorizia, Nova Gorica, Sempeter Vrtojba  e con Duvtolje, che, se sostenute adeguatamente,  potrebbero costituire un modello di pratiche innovative, e fino ad ora mai realizzate di salute mentale comunitaria transfrontaliera. 

5. rafforzare e rilanciare il coinvolgimento delle comunità locali di confine, in quanto risorsa preziosa per modelli di convivenza e coesione transnazionali, nella creazione di conoscenza condivisa e nello scambio di innovazioni, culture di pace, azioni di sviluppo sostenibile e sinergie a tutti i livelli  delle politiche di salute e di sviluppo del capitale sociale e umano.

6. coinvolgere l’OMS e le sue organizzazioni partner, come la World Federation for Mental Health, nella valorizzazione, diffusione, trasmissione e messa in rete di tali pratiche. 

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org