Di Cosimo Risi.
Nel febbraio 1229, l’Imperatore Federico II di Svevia e Sicilia concluse la Pace di Jaffa con il Sultano ayubbide al-Malik al-Kamil per il libero acceso dei Cristiani ai Luoghi Santi. Quella di Federico fu la sola Crociata incruenta della storia. Gli valse perciò la scomunica papale e la definizione di Anticristo. In Terra Santa la sola pace possibile la si ottiene con l’uso delle armi.
A distanza di secoli la damnatio memoriae in Terra Santa conserva la validità. A Gaza la pax americana regge a stento. La crisi umanitaria miete le vittime. Ieri erano le privazioni e le sparatorie. Oggi sono le condizioni meteorologiche. Le tende sono un ben scarso riparo dalle piogge e dal freddo. Il Cardinale Pizzaballa è rientrato a Gaza con l’appello a guardare al futuro. Il futuro è nebuloso. La Fase 2 della pax americana, quella della Forza Internazionale di Stabilizzazione (FIS), è incerta.
Molti paesi sono chiamati a farne parte, l’Italia dovrebbe contribuire con soldati e carabinieri, nessuno vuole impegnare le forze a contrastare le milizie di Hamas. Queste vanno disarmate prima e non durante l’esercizio della FIS. Hamas, a quanto dichiara, non intende disarmare volontariamente poiché le armi servono a proteggersi dagli occupanti. Il processo si avvita su sé stesso.
Parimenti è difficoltosa la gestione dell’amministrazione civile della Striscia. L’Autorità palestinese si ritiene intitolata a guidarla. Il Presidente Mahmud Abbas lo ripete in tutti gli incontri internazionali, compreso quello romano. Israele non intende riconoscere alcun ruolo all’AP, preferisce un generico governo tecnocratico. Affidato a Tony Blair come nelle prime battute del negoziato? Blair è inviso a parte degli Arabi per i precedenti da Primo Ministro, quando schierò il Regno Unito con gli USA nella Seconda Guerra del Golfo.
Benjamin Netanyahu trascorrerà le vacanze di fine anno a Mar a-Lago, nella residenza di Donald Trump. La Florida sostituisce Ginevra come epicentro della diplomazia. Nella tenuta di Steve Witkoff si riuniscono le delegazioni americana e russa sull’Ucraina, in quella di Trump si discute di Medio Oriente.
La trasferta di Netanyahu ha un che di speciale: sottolinea il rapporto personale con il Presidente americano ed i congiunti, il genero Jared Kushner è un amico di famiglia. A Mar a-Lago, la moglie e il figlio del Premier israeliano attesero l’esito delle presidenziali 2024. Furono i primi a festeggiare il ritorno di Trump alla Casa Bianca.
Cosa chiederà Netanyahu a Trump? Sospesa la campagna di Gaza, insisterà per una seconda lezione all’Iran. La Repubblica Islamica starebbe sviluppando un sistema balistico tale da minacciare Israele, con o senza le testate nucleari. Il sistema va smantellato alla solita maniera. Occorre che gli Stati Uniti benedicano l’attacco e ne siamo parte in qualche modo.
Il regime in Siria è debole, va puntellato con presidi israeliani all’interno del suo territorio. Alcuni sono già presenti, altri verrebbero. Il Governo in Libano non disarma Hezbollah, Israele deve adoperarsi in proprio. La sicurezza dello Stato si proietta fuori dai confini tradizionali, ovunque si profili la minaccia. Aspettare gli attacchi sarebbe troppo tardi per una efficace controffensiva, bisogna prevenirli.
Trump chiederà a Netanyahu di sbloccare lo stallo della Fase 2 a Gaza, ammettere la partecipazione dell’AP, fare chiarezza su quanto accade in Cisgiordania. Permangono le riserve di Washington sul progetto di annettere la West Bank, anche se non si pronuncia sulla formula dei due stati né su qualsiasi ipotesi di aggiustamento finale con i Palestinesi.
Il Governo di Gerusalemme legalizza alcuni nuovi insediamenti in Cisgiordania, compresi i tre che, nel 2005, il Premier Ariel Sharon evacuò sgomberando duemila coloni. Si corregge un errore storico e si lavora per impedire la nascita di uno stato palestinese terrorista, sostiene il Ministro Bezalel Smotrich. Si moltiplicano gli attacchi dei coloni ai villaggi palestinesi, financo contro i raccoglitori di olive. Le IDF sono chiamate a presidiare i luoghi, a volte non intervengono.
Il Governo decide di istituire una commissione d’inchiesta sui fatti del 7 ottobre 2023. Le opposizioni si chiamano fuori. La commissione sarebbe nominata dai soli partiti della coalizione, non darebbe garanzie di terzietà, non esaminerebbe la posizione del Primo Ministro. Il Ministro della Difesa, i capi IDF e dei Servizi dell’epoca si sono nel frattempo dimessi, Netanyahu resta al suo posto.
Fino a quando? Trump chiese al Capo dello Stato la grazia per lui, in relazione ai processi che lo vedono imputato. Ora che la procedura è avviata verso una sorta di immunità giudiziaria, si dovrebbe capire cosa Netanyahu darebbe in cambio. La rinuncia a presentarsi alle elezioni legislative 2026? Mettersi in riserva per la presidenza dello Stato? Il mandato di Isaac Herzog scadrà nel 2028.
Crediti foto: ANSA