Nei giorni scorsi il Paese si è fermato con manifestazioni in tutte le città, grandi e piccole, per dare voce a una causa giusta, per denunciare la pulizia etnica in Palestina, per chiedere il riconoscimento dello Stato palestinese. Invece, l’attenzione dei media e delle tv finiscono per concentrarsi sulle vetrine sfasciate, sui cassonetti incendiati, sui volti incappucciati che brandiscono spranghe. Una minoranza di provocatori riesce a oscurare la solidarietà per i diritti di un popolo, il dolore dei bambini sotto le bombe, e trasformano l’intera piazza in un bersaglio di sospetto e condanna. Chi manifesta con sincerità e rispetto viene confuso con chi cerca solo lo scontro.
Così la destra al governo ha, ancora una volta, l’occasione per parlare di violenze causate da frange estremiste ( ovviamente di sinistra ) e si permette di dare lezioni di non violenza.
La destra, come non ci fosse memoria della loro storia, dei loro nonni e dei loro padri. Ci tocca vedere anche questo: lezioncine di democrazia da chi tiene in casa il busto di Mussolini e altri vecchi, tristi, labari di un nefasto passato che ha portato solamente morte, distruzione e miseria.
Però così non si parla del governo italiano, che, pur di non dispiacere a Trump, resta quasi del tutto isolato dal resto d’Europa, nel non riconoscere ancora la Palestina e del diritto del popolo palestinese a vivere in pace in un suo Paese.
Cosa si può fare, oltre a indignarsi e prendere le distanze? Ci vuole una forte cultura politica che sappia discutere e spiegare, che renda forti le ragioni di chi manifesta senza lasciare spazio ai facinorosi, ai provocatori, a chi scambia lo spazio pubblico per lo sfogatoio di un istinto violento.

Non che le piazze del passato fossero immuni alla tensione: c’erano scontri, si rischiava la vita, ma esisteva un argine, un servizio d’ordine capace di contenere le derive e preservare il senso della protesta, e una cultura solida che preservava la stragrande maggioranza dei manifestanti dai pochi facinorosi.
Oggi, quel presidio è svanito insieme ai partiti veri, sostituiti da comitati elettorali senz’anima e senza radici. Abbiamo scambiato la struttura per un peso, la militanza per un fastidio.
In giro c’è troppa solitudine e rabbia e la destra la fomenta. Per ritrovare un barlume di civiltà che si sta perdendo vanno ricostruiti i rapporti sociali, la militanza politica e ideale, un’idea di società dove valga il confronto di idee e non le risse da social, le parole pensanti che si trasformino in progetti.
C’è bisogno di recuperare il senso di una civiltà.
Red.