La Lega torna a rilanciare il suo storico obiettivo: la secessione.
Con toni nostalgici e una rinnovata spinta politica, il ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, si prepara al raduno di Pontida del 21 settembre con l’intento di presentarsi come il protagonista di un “bel sogno”: la frammentazione dell’Italia, e lo fa, un’altra volta stando al governo.
Naturalmente il piano vero, la divisione del Paese, viene nascosto nel progetto di “federalismo” un pastrocchio che dividerà gli italiani, minando l’unità della nazione e i diritti di tutti, dal nord al sud. Il piano prevede il trasferimento immediato di competenze alle Regioni su materie definite “non-LEP” — ovvero non soggette ai Livelli Essenziali delle Prestazioni — in aperto contrasto con la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale; in pratica fare un passo in avanti senza nessuna valutazione attenta e rigorosa sugli effetti che si produrranno.
Una manovra che ignora vent’anni di attesa per la definizione dei LEP e che non garantirebbe né equità né protezione per le Regioni più fragili, mettendo in moto un meccanismo disgregativo che colpirebbe tutti, anche le Regioni del nord.
La Consulta ha già chiarito che tutte le materie hanno ricadute sui diritti sociali e civili, e che non è possibile trasferire interi comparti, ma solo specifiche funzioni, a patto che ciò migliori l’efficienza amministrativa per tutti.
Tra le competenze che Calderoli vorrebbe regionalizzare figurano la protezione civile, le professioni non regolamentate e la previdenza complementare.
Eppure, pensiamoci: gli incendi sul Vesuvio, domati grazie all’intervento dei volontari nazionali e dei Canadair, dimostrano quanto sia rischioso frammentare la gestione di servizi vitali e quanto sia necessaria una solidarietà nazionale. Ricordiamo tutti come per il terremoto del Friuli si mobilitò tutto il Paese e, proprio dal rapporto virtuoso tra centro e periferia, tra le diverse regioni, abbiamo superato quel momento terribile.
Oggi si vorrebbe che ciascuno pensi solo a se stesso, un bel “arrangiatevi tutti” che danneggerebbe l’intera Italia.
Anche la sanità è nel mirino, con l’obiettivo di trasferire il personale sanitario dal sud al nord, diversificandone gli stipendi.
Anche qui siamo davanti un possibile disastro: se si sposteranno medici e infermieri, poi si sposteranno le strutture e infine i pazienti con il risultato di avere mezza Italia in condizioni di sottosviluppo e l’altra metà travolta da una pressione insostenibile.
La scuola è stata esclusa dalla regionalizzazione dalla Corte Costituzionale per il suo ruolo unificante e di formazione culturale. Eppure, il disegno di legge approvato il 19 maggio scorso punta a lottizzarla, privatizzarla e svuotarla della sua funzione pubblica.
In meno di un anno, sono stati abbozzati i LEP su basi fragili e non verificabili, simulando il rispetto della sentenza 192/2024 e bypassando il Parlamento, unico organo legittimato a definire i diritti da tutelare e le relative coperture finanziarie.
Se il progetto verrà approvato, i diritti saranno legati alla residenza e al reddito. Il Paese sarà diviso, il Sud abbandonato.
Ci auguriamo invece che ogni progetto politico e istituzionale sia guidato da principi di giustizia, cooperazione e rispetto reciproco, rifiutando modelli fondati sulla competizione e sulla prevaricazione.
Che le forze democratiche e progressiste sappiano agire con coraggio e responsabilità per difendere l’unità e l’equità del sistema pubblico, tutelando i diritti di tutte e tutti.
Auspichiamo che le donne e gli uomini che si candidano per le prossime elezioni regionali che pongano al centro dei loro programmi la difesa dei beni comuni, la solidarietà tra territori e il rifiuto di ogni forma di disuguaglianza.
Chi pensa che staccare un pezzo di Paese, privilegiarlo rispetto agli altri, sia una buona soluzione è come chi crede che basti abbandonare i familiari più fragili e in difficoltà per andare avanti. Non si va avanti, si precipita, tutti.
In questi momenti difficile è necessario che le coscienze restino vigili, si resista contro l’ingiustizia e si dia nuova dignità e speranza a un Paese guidato da dei buoni a nulla ma capaci di tutto.
Red.