di Simonetta Lucchi. In Alto Adige l’estate 2025 si appresta a diventare quella dei record. A Bolzano si sono già registratidieci giorni con oltre 35 gradi e dieci notti con la minima di almeno 20 gradi. Ma il verde, che pure rinfrescherebbe la vasta conca porfirica, disturba. Almeno nelle bandiere, il tricolore non piace proprio. La bandiera locale, una striscia bianca e una rossa, sembra più attraente, da issare sui lunghi pennoni davanti ai palazzi e alle feste comandate. E così, nonostante i quasi 40 gradi percepiti e buona parte dei cittadini in ferie, al Landtag Consiglio Cunsëi provinciale, con il voto n. 01/24, “Ridisciplinare autonomamente l’esposizione delle bandiere sugli edifici pubblici in provincia di Bolzano”,si è deciso di porre finalmente fine a un tormentone ventennale.
E non c’è nemmeno stato bisogno di un gesto plateale, come quello della neo sindaca di Merano Katharina Zeller, che, candidamente disse, togliendosi la fascia tricolore: “A me non piace un granché”. Tantomeno è valso lo sconcerto degli inquilini delle palazzine al civico 33 di via Passeggiata dei Castani, lo scorso agosto, che avevano ricevuto l’ordine di rimuovere quanto prima stendardi molesti, pena addirittura la revoca della concessione dell’alloggio comunale. Viene ora approvato un testo, il quale prevede che la Giunta provinciale avvii un confronto con il Governo nazionale per ottenere la possibilità di esporre la bandiera della Provincia nei giorni e nelle occasioni in cui non è previsto l’obbligo di altre bandiere istituzionali, mantenendo il rispetto per la normativa statale. In sostanza, la possibilità di esporre la bandiera bianca e rossa anche senza essere accompagnata da quella italiana. Si attende in merito quindi un confronto con il Governo per modificare la legge del 5 febbraio 1998, n. 22, e il decreto del Presidente della Repubblica del 7 aprile 2000, n. 121. Un risultato significativo in una maggioranza con presente anche Fratelli d’Italia – Alto Adige, partito tradizionalmente schierato a difesa dell’italianità, o quello del Gruppo Verdi Grüne Vërc, altrettanto tradizionalmente europeisti: un’approvazione arrivata con 27 voti favorevoli e 2 astensioni.
Il compromesso rispetto alla mozione originaria e precedentemente bocciata (11 sì, 12 no) è stato raggiunto attorno alla proposta del presidente Arno Kompatscher, poi formalizzata dal consigliere Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit), che ha doverosamente ringraziato il governatore per la disponibilità al dialogo, evocando un’“Europa delle Regioni”, finalmente libera da nazionalismi imposti dagli Stati centrali. Nazionalismo e intolleranze, ribadisce, mostratisi proprio nei numerosi commenti relativi al gesto della sindaca Zeller di togliersi la fascia tricolore, giudicati inaccettabili.
E a trent’anni dalla morte del loro fondatore, Alex Langer, gli esponenti del Gruppo Verdi Grüne Vërc commentano: “In Svezia, ad esempio, la bandiera non ha valenza politica, altrove è un’espressione di patriottismo”, lamentando la mancanza, oggi, dell’importante figura dell’europarlamentare che della pace e della tolleranza aveva fatto il suo vessillo. Ed effettivamente, la mancanza di sente davvero.
“È una questione di rispetto istituzionale, non di identità personale…l’Alto- Adige è una piccola Europa, e deve osare di più “…ha dichiarato ancora Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), co-firmatario della mozione, sottolineando che l’obiettivo è eliminare l’obbligo di esporre il tricolore in contesti che nulla hanno a che fare con lo Stato. “In Istria ho visto la bandiera italiana sventolare accanto a quella locale senza polemiche” ha aggiunto, sostenendo la necessità di un approccio più flessibile. Due realtà, peraltro, quella della provincia autonoma e delle comunità italiane istriane, impossibili da confrontare non avendo queste ultime uno Statuto di Autonomia e regole conseguenti a cui la popolazione deve attenersi. E che forse, di avere di fronte un orizzonte un po’ più aperto avrebbe bisogno davvero: o magari, perché no, di una vacanza rigenerante in Istria, dato il clima torrido, privo di refrigerio marino.
“Noi sudtirolesi non siamo mai stati italiani, non siamo italiani e mai lo saremo. La nostra bandiera non è quella italiana, ma quella bianca e rossa del Tirolo” aveva affermato del resto molto esplicitamente, appena il 25 maggio scorso.
Un tema simbolico, oltre che politico, effettivamente, laddove una bandiera potrebbe anche rimanere a testimoniare un’appartenenza linguistica e culturale. La fine forse non solo di un ideale democratico, ma anche di un progetto politico e culturale unico nel suo genere che a questo territorio è stato concesso. E ci sarebbe da chiedersi se il rispetto delle reciproche sensibilità non passi proprio anche da questo: da una bandiera, che forse non ci sarà più. Rimane da attendere l’esito delle altre mozioni, per ora congelate: la richiesta della divisa “neutra” per gli sportivi altoatesini. Per la prossima, caldissima, estate.