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Chi vince e chi perde nel gioco della guerra

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Di Cosimo Risi.

            La guerra dei dodici giorni pare finita sul campo, continua sui media e nelle dichiarazioni dei Potenti. I “Potenti che mascalzoni”, per dirla con Lucio Dalla, rivendicano ciascuno la vittoria per la propria parte.

            L’Ayatollah Khamenei, fuori dal rifugio, dichiara che l’Iran ha sconfitto il nemico sionista e l’alleato americano. Minaccia Washington di terribili conseguenze se dovesse reiterare l’attacco. Dimentica che per dodici giorni i cieli d’Iran sono stati occupati dagli aerei con la Stella di David dalle indisturbate incursioni, che le gerarchie militari sono state falcidiate dagli agenti del Mossad, che la US Air Force ha completato il lavoro di disarticolazione del programma nucleare. Fino ad obliterarlo, come nel trionfalismo di Donald Trump? Oppure solo a ritardarlo, come nelle prudenti valutazioni del Pentagono e dell’AIEA?

            Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu inneggia alla vittoria sul nemico iraniano. La ventennale missione di sradicare la minaccia nucleare si sarebbe finalmente avverata. Ha colto l’attimo fuggente: attaccare il regime teocratico ora che è indebolito e l’amico americano è pronto a dare una mano. Il momento è favorevole anche sul piano interno e dell’immagine internazionale.

L’opposizione, anche quella di centrodestra facente capo a Naftali Bennett, si schiera con il Governo e plaude all’iniziativa. Sul piano dell’immagine, perché i paesi critici, a cominciare dai soliti “umanitari” Europei, solidarizzano con la strategia di Israele di liberarsi dalla potenziale minaccia nucleare.  “Fa il lavoro sporco per noi”, sostiene il Cancelliere federale che poc’anzi, per la prima volta nella storia della Germania, ha osato criticare la condotta israeliana nella Striscia. La Germania, con l’Italia ed altri stati membri, resiste all’idea dell’Alto Rappresentante di mettere in discussione l’accordo di associazione UE-Israele.

            Donald Trump gioca di fino fra la carta militare e la carta diplomatica. Il suo inviato per il Medio Oriente convoca la riunione con la delegazione iraniana in Oman mentre il Presidente ordina l’attacco. L’attacco è peraltro ampiamente anticipato. Troppe manovre di aerei militari dalle basi in America e in giro per il mondo per non sospettare che non si tratti di esercitazioni ma di preparativi dell’attacco. Ed infatti l’attacco è portato con una potenza di fuoco che lo stesso Presidente imputa alla sola capacità americana. Un primato mondiale della distruzione.

            Se le tre parti vincono, ci si chiede se la partita non sia finita in parità. Oppure se, realisticamente, il perdente si collochi altrove. Perde il popolo palestinese, riunito nella sofferenza fra  Gaza e Cisgiordania.

            Il quotidiano israeliano Haaretz, la sola voce critica nel coro benevolo a favore del Governo, scrive che, da ottobre 2023 ad oggi, le vittime complessive sarebbero centomila e non le sessantamila circa fra Palestinesi e Israeliani. Il conteggio è frutto di rilevamenti e simulazioni statistiche ed ha il fondamento in indagini accademiche indipendenti. Centomila vittime è il primato di tutte le guerre combattute da Israele nei suoi circa ottanta anni di difficile esistenza in Medio Oriente. Il numero considera anche le incursioni che alcuni coloni praticano in Cisgiordania a danno dei villaggi arabi.

            La situazione sul campo è dunque oggetto di valutazioni contrastanti. La valutazione politica è che occorre una iniziativa energica per porre fine ai conflitti. Bisogna bloccare la spirale delle stragi, le più odiose sono quelle a danno delle popolazioni affamate che cercano di accaparrarsi gli aiuti. Bisogna dare un assetto se non pacifico almeno stabile ad una regione che merita la tranquillità per concentrarsi sul benessere dei popoli.

La via maestra sarebbe di tornare al negoziato con l’Iran affinché accetti di bloccare il programma nucleare per via diplomatica e cessi di scatenare le milizie alleate contro Israele. Israele sarebbe messo così di fronte alla responsabilità di discutere in concreto della causa palestinese. Sullo sfondo si colloca l’astensione degli Accordi Abramo alle potenze sunnite ancora riluttanti.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org