di Simonetta Lucchi – Bolzano
Il Ministro degli Interni Piantedosi dice “…scuse accettate, avrà cinque anni per dimostrare di essere stata fraintesa…” Certo, a livello nazionale il caso continua a fare discutere, ma anche Fratelli d’Italia – che con la Svp governa sia in Provincia e ora anche per la prima volta dal dopoguerra in Comune a Bolzano – ha chiuso il “caso fascia tricolore” che ha recentemente coinvolto la neo sindaca di Merano Katharina Zeller. In una provincia in cui i sindaci di madrelingua tedesca preferiscono la catena con medaglione e aquila stilizzata, anche durante le iniziative del Consorzio dei Comuni, come ricorda l’ormai ex sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, medaglione e fascia sono per legge equiparati: “…il tricolore non mi piace poi tanto…” aveva onestamente detto Katha in un fuorionda, e i video la mostrano infastidita alla cerimonia di passaggio delle consegne. Tuttavia, in una città nella quale quest’ anno i dichiarati di lingua italiana superano i dichiarati tedeschi, e in cui i cartelli stradali dovrebbero invertire di regola la priorità delle scritte, ovvero prima “Merano”e poi “Meran”, ma non si è voluto fare, nulla è così casuale. Emozione, inesperienza, segnale politico, …o forse piuttosto consuetudine: soprattutto per una figlia della combattiva avvocatessa Julia Unterberger, presidente del gruppo per le Autonomie al Senato della Repubblica, che ha ereditato il seggio dal marito, deputato per cinque legislature e senatore in un’altra, ovviamente sempre sotto l’egida della Südtiroler Volkspartei Karl Zeller (Svp). Marito già promotore fra gli altri dell’ emendamento per anticipare la pensione e vitalizi a 63 anni per i parlamentari e consiglieri regionali sudtirolesi. Del resto, “il mandato parlamentare non è paragonabile con un lavoro da dipendente pubblico”, replicò Zeller, classe 1961, alle domande sul perché confermare la differenza di trattamento tra normali lavoratori (pensione a 67 anni) e politici. Uno stipendio dichiarato (2010) di 535.171 euro e autorevolezza politica, a cui si aggiunge, come del resto la stessa “Tageszeitung”, quotidiano sudtirolese, scriveva: “La vicepresidente dell’assemblea provinciale bolzanina Julia Unterberger -che-, con 17.220 euro lorde, risulta avere ogni mese quasi seimila bigliettoni in più rispetto a Hillary Clinton…”
L’ unità negli ideali dell’influente famiglia viene dimostrata comunque anche in questo episodio, per cui si sono state chiamate in causa pesanti “pressioni patriarcali” da parte del sindaco uscente Dal Medico, affinché si indossasse per qualche secondo almeno la famosa fascia: “Katharina è molto femminista, come la madre. Ha reagito d’istinto a quella che ha ritenuto una prepotenza maschilista”.
Ma il controverso rapporto con i simboli istituzionali in questo territorio non è una novità: nel 2017 il Consiglio regionale del Trentino Alto Adige approvò una mozione per sensibilizzare i sindaci sull’uso del medaglione in alternativa alla fascia tricolore. E già nel 1997, qualcuno ricorda, in occasione della visita dell’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che la maggior parte dei sindaci altoatesini si presentarono senza fascia, ma con la catena. Più recentemente, fu il sindaco di Salorno, paese al confine con il Trentino, a fare il gran rifiuto: e non ci sono molti dubbi su cosa avrà indossato Christian Seppi a Laives, comune con una maggioranza di cittadini di lingua italiana del 72 per cento, nel quale tuttavia si è verificato il cosiddetto “sorpasso tedesco”.
A Merano, la candidata Katharina Zeller è stata sostenuta con entusiasmo dallo schieramento storico SVP – centro sinistra, nonostante che nello statuto del partito dominante si legga alla prima riga: “Die Südtiroler Volkspartei (SVP) ist die Sammelpartei der deutsch- und ladinischsprachigen Südtiroler/innen”, ovvero, la “SVP è il partito dei sudtirolesi di lingua tedesca e ladina “. Gli italiani riluttanti ad esserlo, come disse Corrado Augias, sembrano oggi quasi più appartenenti alla popolazione italofona. Ma forse, finché nello statuto dell’ SVP non verrà scritto “e anche dei sudtirolesi di lingua italiana “, difficilmente si potrà affermare che un nuovo orizzonte si possa intravvedere, per la pacifica convivenza nella provincia più a nord d’Italia. E nemmeno per l’affermazione di un nuovo concetto di femminismo, in questo caso, decisamente fuori luogo. Chiosa a proposito il grande Reinhold Messner: “Una cosa che non mi è piaciuta, siamo cittadini italiani, forse ha fatto questo gesto per dire qualcosa ma a me non ha detto proprio niente”. Sagge parole.