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Fermare l’aggressione contro il popolo palestinese: un imperativo per la comunità internazionale

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In un mondo che si definisce democratico, dove i diritti umani dovrebbero essere garantiti per ogni individuo, non possiamo restare in silenzio di fronte alla tragedia che sta colpendo la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. 

Il governo israeliano sta attuando una politica di punizione collettiva che si traduce nella privazione di beni essenziali, nella distruzione di abitazioni e infrastrutture e nella perdita di vite innocenti. Siamo consapevoli della violenza perpetrata da Hamas contro delle vittime innocenti nell’ottobre del 2023 ma non possono pagarne le conseguenze tutti i palestinesi, specie i bambini e gli innocenti.

Di fronte a questa situazione, la comunità internazionale ha il dovere di agire.

Dal 2 marzo, l’esercito israeliano ha bloccato l’accesso a cibo, acqua, elettricità e cure sanitarie per una popolazione già stremata, privata di un rifugio sicuro e costretta a migrare continuamente in una Striscia di Gaza ridotta in macerie.

Anche in Cisgiordania, le violenze continuano con la confisca di terre, la distruzione di coltivazioni e infrastrutture, e l’uccisione di civili.

Di fronte a questa crisi umanitaria, le istituzioni nazionali ed europee devono assumersi la responsabilità di intervenire con azioni concrete per fermare le violenze e favorire un processo di pace giusto e duraturo.

È urgente il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia, la convocazione dell’ambasciatore israeliano per esigere l’immediata cessazione dei bombardamenti e del blocco degli aiuti umanitari.

Va riaffermata l’opposizione a qualsiasi piano di deportazione della popolazione palestinese e il ritiro dell’esercito israeliano dai territori occupati.

Ciò che sta facendo il governo Netanyahu è la volontà di distruggere la presenza palestinese e continuare una guerra infinita al solo scopo di restare al potere.

Lo sanno anche le migliaia di israeliani che ogni giorno manifestano contro il governo e invocano nuove elezioni.

La storia ci ha insegnato che il silenzio è complicità. È tempo di agire con determinazione per porre fine alla violenza e costruire un futuro in cui la pace, la giustizia e il rispetto dei diritti umani prevalgano.

Un futuro dove israeliani e palestinesi possano vivere nei loro Stati, in modo pacifico e sicuro. Si deve riprendere la strada del negoziato e del compromesso perché nessuna delle due parti potrà mai vivere sicura e progredire se pensa di distruggere l’altra.

L’Italia, l’Europa, devono fare la loro parte e non assistere impotenti e complici.

Redazione Apertamente

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