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La figura di Leone XIV

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Intervista a Marco Ansaldo di Redazione Apertamente

A Marco Ansaldo, analista geopolitico e consigliere scientifico di Limes, già inviato speciale per la politica internazionale e vaticanista per la Repubblica, con una lunga esperienza nel giornalismo estero, corrispondente e inviato in diverse città, tra cui Istanbul, Gerusalemme, Berlino, Mosca e New York, abbiamo chiesto le sue impressioni sulla nomina a Papa del Cardinale Prevost, a partire dal nome scelto, Leone XIV.

MA  Prevost è un moderato, la sua scelta è frutto di un compromesso fra cardinali Riformisti e Conservatori, in continuità con Francesco ma capace di contrastare la politica di Trump sui temi sociali quali la lotta alla povertà, l’emarginazione e l’immigrazione. Il nome indica il richiamo a Leone XIII, il Pontefice dell’Enciclica “Rerum Novarum” che incardinò la Dottrina sociale della Chiesa sulla difesa dei lavoratori, e a Leone Magno, il Papa che fermò Attila. Prevost è un moderato che porterà avanti le riforme di Papa Francesco, ma in maniera più morbida e prudente. Non spaventa perciò i conservatori nel mondo, perché uomo attento alla Dottrina della Chiesa e alle sue tradizioni, come sta già dimostrando nelle sue prime azioni e decisioni.

Qualche parola sull’uomo Prevost.

MA  Agostiniano, silenzioso, discreto, grande lavoratore e poliglotta. Uomo dalle forti capacità di ascolto, e poi di decisione. Con un curriculum di primo livello e studi in matematica, filosofia, teologia e diritto canonico. Esperienza pastorale come missionario in Perù, e poi di Priore generale dell’Ordine degli Agostiniani, fino alla nomina a Roma come capo dei Vescovi nel mondo. Un americano, sì, ma lontano dalle scelte di Donald Trump, anzi molto attento non solo agli Stati Uniti ma a tutta l’America Latina dove ha lavorato e che adora.

Quali le esperienze passate che possono caratterizzare il suo Pontificato?

MA Sicuramente la provenienza americana, per la visione globale del mondo. Poi l’esperienza in Sud America, come attenzione al cosiddetto Global South, il Sud del Mondo. Quindi il lavoro come Prefetto del Dicastero dei Vescovi, e loro coordinatore. Molto importante perciò, in quella che ha ribadito essere “una terza guerra mondiale a pezzi” il suo richiamo a “una pace umile e disarmata“.

Che giudizio dare della scelta fatta dal Conclave?

MA Che la Chiesa, ancora una volta, addirittura la quarta negli ultimi cinque pontificati, è stata capace di sorprendere il mondo con scelte dirompenti (prima Luciani, quindi Wojtyla, non per Ratzinger, ma poi con Bergoglio, e ora Prevost), e in grado di andare al di là di qualsiasi previsione. Robert Francis Prevost era un cardinale americano di cui solo gli osservatori, ma non certo la moltitudine dei fedeli, conoscevano il nome e a grandi linee la sua storia prima dell’elezione a capo della Santa Sede l’8 maggio 2025. Una scelta perciò lungimirante e, per chi crede, data anche dall’intervento dello Spirito Santo.

   Quali erano i rapporti fra Bergoglio e Prevost?

MA Prevost aveva già scelto l’eventuale nome come Pontefice prima di andare a Roma dopo la morte di Papa Francesco, avvenuta il 21 aprile. L’ultimo incontro fra i due avvenne quando Bergoglio lo volle ricevere in udienza privata l’8 febbraio. Poi il giorno 14 il Pontefice argentino si ammalò, senza quasi riuscire più a riprendersi se non alla vigilia di Pasqua, poco prima di morire. Il porporato di Chicago, il cui nome apparve in ascesa sui media solo nei giorni precedenti il Conclave, sentiva che nell’anno del Giubileo il Soglio di Pietro sarebbe potuto toccare a lui. Uno statunitense. Contro tutte le previsioni sull’eventuale nomina di un Papa americano dopo l’arrivo di una presidenza ingombrante e controversa come quella di Donald Trump, che di bianco pure appariva interamente vestito e assiso sul trono papale in una foto costruita da un social vicino alla Casa Bianca.

E come è stato individuato fra tanti papabili?

MA   E’ stato scelto al Conclave per le grandi doti personali e intellettuali. Perché è già stato sia pastore che dirigente. Ha dimostrato capacità diplomatiche non indifferenti. Inoltre, è un uomo a tutto tondo: appassionato di sport, soprattutto baseball e tennis, con spiccate capacità di ascolto e decisione, sa apprezzare la pizza e il vino buono. Ha una naturale predisposizione per le lingue, cinque almeno, che parla correntemente. Era una personalità nascosta, eppure l’hanno individuata e messa davanti a tutti. Sono stati incredibili, straordinari.

Quali sono le prospettive del suo Pontificato?

MA   Leone è di fatto, per il nome che ha scelto e per il programma presentato, un Papa globale. Non poteva che essere così, in un momento geopolitico frammentato e confuso, nel quale tanto i seguaci di tutte le fedi quanto i non credenti cercano una figura morale che possa riportare a un ordine e a una situazione internazionale meno esplosiva. “La pace”, la prima parola detta da Leone XIV presentandosi al mondo, “una pace disarmata e disarmante”, è la difficile missione del nuovo Papa.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org