di Luciano Patat
Il 25 aprile rappresenta una data fondamentale nella storia del nostro Paese, perché segna la fine della dittatura fascista e dell’occupazione tedesca e indica la nascita dell’Italia democratica.
La data del 25 aprile va dunque ricordata con l’impegno a non dimenticare quello che è successo per evitare che le barbarie prodotte dal fascismo e dalla guerra possano ripetersi di nuovo.
Dobbiamo ricordare innanzi tutto gli antifascisti e i partigiani che hanno lottato, hanno sofferto e sono morti in nome degli ideali di libertà e di giustizia e hanno permesso a noi di vivere in un Paese migliore.
Ma allo stesso tempo dobbiamo anche ricordare quali sono state le pesanti responsabilità del fascismo che ha preso il potere con la violenza, ha soppresso le libertà democratiche, ha mandato in galera gli oppositori e ha dato origine ad un odioso regime dittatoriale e razzista, che ha prodotto miseria, ignoranza e morte.
E’ stato il fascismo a trascinare l’Italia in guerra e a mandare centinaia di migliaia di giovani a morire in Africa, in Russia e nella Penisola Balcanica.
Il fascismo si è macchiato di crimini gravissimi verso gli italiani e verso altri popoli della terra: non si devono dimenticare l’italianizzazione forzata delle popolazioni slave della Venezia Giulia, le leggi razziali, la deportazione di decine di migliaia di libici nei campi di concentramento del deserto, i gas tossici lanciati sulle popolazioni etiopi, i paesi bruciati, le fucilazioni di ostaggi e i tanti altri crimini di guerra commessi dal nostro esercito in Jugoslavia, in Grecia e in Albania e le decine di migliaia di civili jugoslavi rinchiusi nei campi di internamento, come testimoniano nella nostra regione i campi di Gonars, di Visco e di Sdraussina.
Su Mussolini, sul re e sull’intera classe dirigente monarchico-fascista che ha governato l’Italia in quegli anni pesa la responsabilità per i tanti lutti e le enormi sofferenze patite dal popolo italiano e per le pesanti distruzioni materiali che il nostro Paese ha subito durante la seconda guerra mondiale.
E’ altrettanto importante ricordare che sono stati gli uomini della Resistenza che hanno posto fine all’occupazione tedesca e al regime fascista e nel dopoguerra hanno saputo ricostruire moralmente ed economicamente l’Italia.
La conquista della libertà e della democrazia non è stata però un’impresa facile ma ha richiesto sacrifici, sofferenze e tanti morti.
Nel contesto nazionale il contributo che gli antifascisti e i partigiani di queste nostre terre hanno dato alla vittoria finale sul fascismo e sul nazismo è stato notevole.
Nei nostri paesi la lotta di liberazione è iniziata prima che nelle altre regioni d’Italia: fin dal marzo del 1943 è operativo il Distaccamento Garibaldi, la prima formazione partigiana della resistenza italiana, formata in gran parte da lavoratori del cantiere navale di Monfalcone.
In queste terre la Resistenza ha potuto contare su un largo seguito popolare: basti pensare a quelle centinaia di donne e di uomini che l’11 settembre 1943 costituiscono la Brigata Proletaria e assieme alle formazioni partigiane slovene sono protagonisti della battaglia partigiana di Gorizia che per venti giorni tiene in scacco prima una e poi due divisioni tedesche e viene più volte citata nei bollettini di guerra della Wehrmacht.
La gente di questi nostri paesi ha dato vita a grandi formazioni combattenti: il battaglione Triestino, la brigata Fratelli Fontanot, i GAP, l’Intendenza Montes e la divisione Garibaldi Natisone che, con i suoi 5.564 partigiani e i suoi 1.493 caduti, è stata una delle più grandi formazioni partigiane della Resistenza italiana, senz’altro quella che ha pagato il tributo di sangue più elevato.
Ciò è avvenuto nonostante qui da noi l’occupazione tedesca sia stata particolarmente feroce. Non si possono dimenticare il campo di sterminio della Risiera di San Sabba dove sono stati uccisi migliaia di resistenti o la caserma Piave di Palmanova dove sono stati torturati o uccisi centinaia di partigiani o il carcere di Gorizia da cui sono stati deportati nei lager tedeschi oltre 3.000 prigionieri politici e razziali.
Ciò che gli antifascisti e i partigiani hanno compiuto non può dunque essere dimenticato, come non devono essere dimenticate le responsabilità dei fascisti che hanno trascinato l’Italia in guerra e hanno causato tanti lutti e distruzioni al nostro Paese.
Oggi c’è chi vorrebbe coprire le responsabilità del fascismo e far passare l’idea che la lotta di liberazione non è stata altro che una guerra civile in cui le due parti che si combattevano erano le due facce di una stessa medaglia.
Questa operazione di falsificazione della storia non è altro che il tentativo di porre sullo stesso piano il fascismo e l’antifascismo e ha l’obiettivo di screditare la Resistenza e ridare dignità a quanti si sono messi al servizio dei tedeschi e si sono resi responsabili di torture, deportazioni e stragi.
Non si possono confondere le due parti in lotta perchè da una parte c’erano i partigiani della divisione Garibaldi Natisone e dell’Intendenza Montes che combattevano per cacciare l’invasore tedesco, per abbattere la dittatura e per ridare libertà, giustizia e diritti agli italiani.
Dall’altra parte invece c’erano i fascisti, quelli della Milizia e della Decima Mas, che si erano posti al servizio dei tedeschi, che fucilavano gli ostaggi, bruciavano i paesi, torturavano i prigionieri e che combattevano per mantenere in vita un regime dittatoriale, razzista e violento.
E’ intollerabile che questi tentativi di stravolgere e di falsificare la storia vengano sostenuti anche da alti esponenti delle istituzioni repubblicane che pure hanno giurato fedeltà alla Costituzione nata dalla Resistenza ma che ancora non hanno preso le distanze dal fascismo e che ancora non riconoscono l’antifascismo come valore fondante della nostra Repubblica, ma che invece si fanno ritrarre mentre fanno il saluto romano o si vantano di avere sulla propria scrivania il busto di Mussolini o contestano le idee degli antifascisti che a Ventotene progettavano la costruzione di un’Europa unita e di pace ma non condannano il fascismo che li aveva messi in galera.
Chi rappresenta le istituzioni, soprattutto se ai suoi più alti livelli, non può vantare simpatie per il passato regime e nemmeno può abbandonarsi ad esternazioni fuorvianti ed antistoriche come quando si vuol far credere che i militari tedeschi attaccati dai partigiani romani in via Rasella fossero un gruppo di innocui musicisti e non un reparto di Polizia che proprio qui nelle regioni orientali del Paese si è reso responsabile di eccidi e di brutalità.
Nessuna fuorviante revisione storica può cancellare la dittatura, la guerra, i campi di sterminio e nessuno può ridare l’onore ai fascisti che si sono macchiati di tali crimini.
La lotta di Liberazione ha dato vita ad un’Italia nuova. Dalla Resistenza è nata la Costituzione repubblicana che riconosce dignità, libertà e diritti a tutti i cittadini, uomini e donne, qualunque sia la loro fede religiosa, la loro appartenenza politica, il loro orientamento sessuale o il colore della loro pelle.
La Costituzione italiana è stata in questo secondo dopoguerra una garanzia per la crescita civile e democratica del nostro Paese ed ha permesso importanti conquiste politiche, sociali ed economiche che fino ad oggi hanno garantito a noi tutti di vivere in pace e in libertà.
Oggi non dobbiamo dimenticare quello che sono stati il fascismo e il nazismo e quanti disastri hanno provocato. Non dobbiamo dimenticare nemmeno i sacrifici che gli antifascisti e i partigiani hanno fatto per abbattere la dittatura perché vogliamo continuare a vivere in un Paese libero, democratico e solidale.
Solo in questo modo potremo dire oggi, a 80 anni dalla Liberazione dal nazifascismo e a 77 dall’entrata in vigore della Costituzione, che tutti coloro che hanno combattuto, coloro che hanno lottato e che sono morti in nome degli ideali di giustizia e di libertà, non si sono sacrificati invano perchè noi, che siamo venuti dopo di loro e che abbiamo avuto la fortuna di poter vivere in un’Italia migliore, abbiamo capito il loro insegnamento, seguiamo il loro esempio e proseguiamo nell’impegno di far crescere il nostro Paese in pace, in libertà e in democrazia.
Luciano Patat