Di Cosimo Risi
La tregua a Gaza è finita senza essere mai cominciata davvero. Le IDF, sotto il comando del nuovo Capo di Stato Maggiore, già Consigliere militare del Primo Ministro, sono tornate nella Striscia in grande stile per aprire un nuovo corridoio, La linea di separazione fra Rafah, al confine con l’Egitto, e Khan Younis porta a tre il numero dei corridoi controllati dalle forze armate.
Lo scopo è di schiacciare la popolazione in spazi più stretti e facili da controllare. Un meccanismo analogo funziona in Cisgiordania, dove però il territorio è più vasto e lascia qualche margine di movimento. Non è la rioccupazione della Striscia come vorrebbero gli elementi messianici del Governo, addirittura con il ritorno degli insediamenti smantellati da Ariel Sharon, ma una forma capillare di controllo degli spostamenti delle persone. Da una parte si punta a scoraggiarli in seno alla Striscia, dall’altra si punta ad esortare chi vuole e può ad emigrare altrove.
Nel frattempo, Israele vive l’ennesima crisi al suo interno. A contrapporsi sono le due visioni dello Stato: quella sionista-nazionalista con tinte religiose e messianiche, di cui il Primo Ministro, pur laico, si fa alfiere; quella sionista-laica di antica ispirazione socialista-democratica, che trova riparo presso l’opposizione ed alcuni apparati statali.
La battaglia fra Governo e Giurisdizione è ormai endemica. Non bastasse il tentativo si smussare i poteri della Corte Suprema, ora sotto attacco sono la Procuratrice Generale ed il Direttore dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna. Ambedue i personaggi sono tacciati di attività volta a rovesciare il Governo in carica, in quanto indagano sui rapporti fra il Qatar e gli ambienti vicini al Primo Ministro, fino a lambire la sua stessa figura.
Alle accuse di corruzione, già oggetto di vari processi, si aggiunge il sospetto di intelligenza con l’Emirato, con cui Israele non ha rapporti diplomatici, per favorire i finanziamenti a Hamas e, indirettamente, ad alcuni esponenti israeliani. Di qui la decisione del Governo di rimuovere la Procuratrice Generale e il Direttore dello Shin Bet. Di qui il montare della protesta popolare che si salda con quella delle famiglie degli ostaggi ancora trattenuti a Gaza. Le famiglie accusano il Governo di sacrificarli in omaggio alla nuova campagna militare.
La spaccatura della società israeliana ha un che di nuovo e di antico. Di nuovo perché modifica il patto fondativo dello Stato. David Ben Gurion lo immaginava democratico, ebraico, aperto al compromesso con i vicini. Il nuovo corso lo immagina meno democratico, ultra-ebraico, sordo al compromesso.
Tito Flavio Giuseppe (Gerusalemme 37 – Roma 100 d.c.), nato Yosef ben Matityahua, lo storico ebraico-romano, ci riporta indietro nei secoli. All’epoca, la popolazione giudaica era divisa tra diverse fazioni, ciascuna con un’idea differente su come affrontare la presenza romana.
I Sadducei, aristocratici e collaborazionisti, vedevano nella collaborazione con Roma il modo migliore per preservare il proprio potere. I Farisei, più vicini al popolo, predicavano un ritorno alla purezza religiosa senza necessariamente ricorrere alla violenza. Gli Esseni, una comunità ascetica ritirata nel deserto, attendevano la venuta del Messia liberatore. Gli Zeloti, gruppo radicale, rifiutavano qualsiasi forma di sottomissione a Roma e predicavano la guerra santa fino al sacrificio di Masada.
Tacito (55 – 117) è critico nei confronti degli Ebrei nelle sue Historiae. Nel Libro V, inserisce un excursus etnografico sulla popolazione ebraica, di cui evidenzia certe pratiche e credenze come estranee ai valori romani. Ad esempio, la fedeltà alla propria fede ed alla solidarietà interna: i segni di isolamento e ostilità verso gli altri popoli.
Gli Ebrei “nutrono un odio ostile contro tutti gli altri”, al punto da rifiutare le pratiche religiose romane, come il culto dell’imperatore, in quanto manifestazioni di presunzione e disprezzo per le leggi romane. Tacito ritiene che la resistenza ebraica contro Roma evidenzi la determinazione dei giudei, ma anche la loro follia ideologica: “Infatti tutti gli uomini peggiori, dopo avere disprezzato i riti della loro patria, accumulavano là tributi e offerte, da cui si accrebbe la potenza dei Giudei anche perché (c’è) un’ostinata fedeltà tra di loro, una compassione all’occorrenza, ma un odio ostile contro tutti gli altri (uomini)”.
Fine prima parte – segue