La trasformazione del Ddl Sicurezza in un decreto legge è un atto gravissimo che scavalca le istituzioni parlamentari e la dialettica democratica e aggira la vasta mobilitazione di movimenti, associazioni, forze sociali e sindacali. Qual è mai l’urgenza alla base di questa decisione? Ce lo domandiamo tutti e tutte e ci auguriamo se lo domandi ogni istituzione del Paese.
La decisione del Governo di stralciare il ddl Sicurezza per sostituirlo con un decreto legge configura un atto gravissimo che scavalca le istituzioni parlamentari e la dialettica democratica e aggira la vasta mobilitazione di associazioni, forze sociali e sindacali.
Qual è mai l’urgenza alla base di questa decisione? Ce lo domandiamo tutti e tutte e ci auguriamo se lo domandi ogni istituzione del Paese. Se non vi fosse risposta non resterebbe che immaginare che si voglia scavalcare la discussione parlamentare e forzare un provvedimento ai limiti della costituzionalità.
Questo atto del Governo Meloni rende ancora più evidente quanto le misure contenute nel ddl Sicurezza rappresentino un grave passaggio di quella svolta autoritaria in atto ormai da tempo in Italia così come in molte democrazie liberali, sempre più indebolite dall’erosione dell’equilibrio e della divisione tra poteri istituzionali.
Una strada per governare insicurezza e disuguaglianze in un momento storico in cui l’eredità di quarant’anni di neoliberismo ha reso le persone più insicure sotto molti profili e generato disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento dagli esiti sempre più insostenibili.
Il ddl Sicurezza intreccia una serie di elementi funzionali a questa deriva: criminalizza dissenso e conflitto di chi lotta per diritti, ambiente o un futuro migliore; intimidisce le libertà civili, mettendo in discussione lo stato di diritto; colpevolizza i differenti e i poveri, come le famiglie in difficoltà abitativa, trasformandoli in nemici utili per la propaganda; crea un ulteriore squilibrio costituzionale attribuendo alle forze di polizia poteri che le sono estranei.
Inoltre, non affronta l’insicurezza delle persone ma la strumentalizza senza dare risposte alle tante altre insicurezze come il lavoro, la crisi climatica e quella abitativa, la stabilità economica, l’accesso alle cure sanitarie.
Per questo è importante che la società civile, le forze politiche progressiste, le forze sindacali, studentesche, mettano in campo una mobilitazione all’altezza della sfida posta alla democrazia da questo Governo.
Per contrastare comunque questo provvedimento sarà importante fin da subito vigilare e monitorare la sua attuazione per denunciarne e fermarne gli effetti.
L’impressione è che il governo davanti ai suoi fallimenti, all’impossibilità di continuare a ingannare i cittadini nonostante l’occupazione dei media, si prepari a sopprimere il dissenso o, almeno, a renderlo più difficile e chiudere gli spazi di democrazia un pezzo alla volta, come nell’Ungheria di Putin.
La destra conta sulla sfiducia e l’apatia della società per raggiungere il suo obiettivo; sarà la nostra mobilitazione, la capacità di fare comprendere la situazione agli italiani, l’unico vero argine a chi vuole soffocare la democrazia.
Redazione