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Il collettivo giornalistico palestinese-israeliano vincitore del Premio Luchetta 2024

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Riceviamo da Livio Sirovich, nostro attento lettore, una nota relativa all’assegnazione del Premio giornalistico internazionale Marco Lucchetta, da parte della Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, alla pubblicazione “+972 Magazine” realizzata da un collettivo giornalistico palestinese-israeliano.

Nel pezzo si critica tale scelta in ragione di alcune posizioni espresse dal collettivo.

Come nostra consuetudine pubblichiamo gli interventi di chi ci segue anche quando possono essere controverse, non condivisibili, e meriterebbero ulteriori approfondimenti.

Siamo naturalmente disponibili a ricevere e pubblicare ulteriori repliche e precisazioni che permettano di valutare al meglio la vicenda.

Come sempre… Apertamente.

di Livio Sirovich

Indirettamente, toccheremo l’argomento della guerra Gaza-Israele-Hezbollah-etc..

Confesso che mi dispiace scrivere questo articolo, perché azzardo una critica a come la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin ha quest’anno assegnato il Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta. La famiglia di chi scrive è infatti convinta sostenitrice delle attività della fondazione (e poi chi scrive era amico di Miran Hrovatin).

Non sta a me valutare fino a che punto l’attività del giornale online in lingua inglese “+972 Magazine”, vincitore del premio, ne rispecchi gli ideali. Ma può forse risultare utile provare a illuminare dal mio modesto punto di vista alcuni aspetti della sua attività, che potrebbero, chissà, essere stati poco approfonditi dalla giuria.

“+972 Magazine” è realizzato da un collettivo giornalistico palestinese-israeliano “apolitico”. (Significativamente, +972 è il prefisso telefonico comune a Israele e alla Palestina). La testata dichiara di avere l’obiettivo di fornire resoconti e analisi originali sugli eventi in Israele e Palestina, “indipendenti da condizionamenti di organizzazioni esterne o partiti politici”, e comunque di “opporsi all’occupazione e all’apartheid” (“working to oppose occupation and apartheid”). +972 darebbe quindi per acquisito che nella regione l’apartheid esista, questione non scontata e che per altro è parola d’ordine di gruppi politici e organizzazioni dentro e fuori dal Medio Oriente.

Nella motivazione della giuria si legge che è stato premiato l’ “incredibilmente coraggioso sforzo di questi giornalisti palestinesi e israeliani che lavorano insieme, uniti dal desiderio di ricercare la verità e soprattutto la pace in quei territori martoriati nel rispetto dei diritti umani sia della Palestina che di Israele”.

L’editoriale di presentazione della testata entra un po’ più in dettagli, in inglese: noi siamo – traduco letteralmente – “un gruppo di attivisti-giornalisti, che hanno lanciato +972 Magazine nel 2010”. “Siccome Israele dimostra – prosegue l’editoriale – che l’apartheid e l’occupazione sono i pilastri fondamentali del suo regime, ci stiamo impegnando – in linea con l’eredità ricevuta – per un approccio rinnovato al giornalismo in Israele-Palestina […] i successivi governi israeliani hanno chiarito in modo cristallino che lo Stato cerca di mantenere un dominio permanente sui palestinesi attraverso il governo militare a Hebron, cittadinanze diseguali a Giaffa, l’assedio di Gaza, o l’esilio forzato a Ein al-Hilweh“ (https://www.972mag.com/about-journalism-israel-palestinian/).

Qui occorre aprire una parentesi per chiarire a cosa +972 si riferisca nell’ultimo caso citato (chissà se la giuria del Premio lo conoscesse). All’origine, Ein al-Hilweh, nel Libano meridionale vicino a Sidone, era un campo di palestinesi profughi della guerra del 1948. Da decine d’anni, esso era diventato una città di circa 70.000 abitanti palestinesi, finché la sua popolazione non salì a 120.000 per l’arrivo di altri palestinesi, fuggiti dalla guerra civile del 2007 tra l’esercito libanese e il gruppo islamista radicale Fatah al-Islam [“Conquista dell’Islam”, ispirato ad al-Qaeda; Israele non c’entrava con quella guerra; ndr], nonché di profughi palestinesi dalla Siria. Si noti che vi si confrontano con scontri armati varie frazioni e che all’esercito libanese non è consentito entrare, sicché le autorità libanesi hanno cinto Ein al-Hilweh con un muro di cemento armato alto 5 m e torrette di guardia (un muro di cui, per altro, non si parla mai, né mai ne ha parlato neanche +972).

(Foto dal web) Il muro di cemento armato alto 5 m con torrette di guardia con cui le autorità libanesi hanno cinto la città-enclave palestinese di Ein al-Hilweh in territorio libanese. https://www.the961.com/wall-ain-al-hilweh-palestinian-camp/

Immagino che la giuria del Premio conosca – o abbia almeno scorso all’indietro – gli articoli pubblicati da +972 nei suoi 14 anni di attività. Ma vediamone un campionamento casuale luglio-ottobre 2024.

Uno solo si occupa delle vittime del 7 ottobre (sull’assistenza psicologica ai sopravvissuti al rave party), moltissimi articoli descrivono invece le violenze esercitate dagli israeliani, con non poche espressioni di solidarietà ad Hamas e alleati. Per esempio, l’1 agosto Fatima AbdulKarim e Mohammed R. Mhawish scrivono un ricordo-apologia di Ismail Haniyeh (fotografato assieme a Yahya Sinwar). Haniyeh viene descritto come un popolarissimo “normale” leader politico. Nessun accenno alle sue frequenti e notissime uscite fondamentaliste islamiche con esortazioni alla guerra santa e al “necessario” martirio dei civili (esortazioni basate su versetti del Corano e Hadith del Profeta ripresi dallo statuto di Hamas del 1988[1]). Viene piuttosto riportata la dichiarazione di una insegnante 27enne, madre di due figli, che assieme alla sua famiglia è orgogliosa di aver sostenuto “il leader umile ma determinato, che aspirava alla piena liberazione di tutti i palestinesi che resistono alla decennale occupazione israeliana”. I due autori di +972 approvano che molti palestinesi siano contrari a cessare la guerra nel breve termine (any possibility of ending the war with Israel in the near term). (In ciò essi sono obiettivamente in sintonia con la lunga intervista concessa a Fabio Tonacci, di Repubblica, dal capo delle relazioni estere di Hamas, Basem Naim, ancora il 27/11/2024).

(Foto pubblicata da +972 l’1/8/2024) Hamas leaders Ismail Haniyeh and Yahya Sinwar march during a protest against U.S. President Donald Trump’s ‘Deal of the Century’ and the ‘Peace to Prosperity’ conference, in Gaza City, June 26, 2019. (Hassan Jedi/Flash90)

Lo stesso Mhawish, il 29/9/2024, in un lungo articolo sulle sofferenze dei civili libanesi riesce a citare la parola “Hezbollah” una sola volta e solo per lamentare l’uccisione del suo capo. Neanche una parola sui razzi lanciati da anni contro il nord di Israele.

Il 15/11/2024, Em Hilton (attivista inglese di estrema sinistra) rimprovera aspramente il re d’Olanda per avere detto al presidente israeliano Herzog, a proposito della caccia notturna ai tifosi ebrei scatenatasi ad Amsterdam: “Fallimmo [nel proteggere] la comunità ebraica olandese durante la Seconda Guerra mondiale, l’altra notte abbiamo fallito di nuovo”. Dopo avere [giustamente, ndr] sottolineato comportamenti scorretti dei tifosi israeliani, Hilton condanna l’uso del termine “pogrom” per la caccia all’ebreo per le vie della città e sostiene che gli autori della caccia erano locali olandesi e non palestinesi o arabi olandesi [come per altro testimoniato, mi pare, da molti o tutti i cronisti sul posto; ndr].

Il 26/10/2023 su +972 interviene Menachem Klein, interessante figura di professore emerito israeliano (ebreo) in Scienze Politiche dell’università Bar-Ilan (Tel Aviv), esperto in studi islamici e mediorientali. Da un lato, il prof Klein risulta membro del direttivo della famosa organizzazione pacifista, di sinistra, e per i diritti umani B’tselem; dall’altro, il giornale ebraico conservatore di New York jewishpress.com è con lui molto tranchant definendolo “probabilmente il peggiore esponente anti-israeliano della sinistra radicale dell’università Bar-Ilan”. Non resta che vedere cosa scrive.

Il prof Klein chiama “pogrom” le incursioni armate (convengo: condannabilissime) dei coloni israeliani contro villaggi palestinesi in Cisgiordania allo scopo di impossessarsi delle loro terre. Invece il massacro con sevizie e saccheggio del 7 ottobre Klein lo chiama solo “assalto mortifero di Hamas” (deadly assault) anche se era mirato contro ebrei, neonati compresi. Quasi tutti gli ebrei e molti non ebrei (tra cui chi scrive) chiamano, credo propriamente, “pogrom” il 7 ottobre. Klein, no, e ne spiega la violenza non anche con certe prescrizioni dello Statuto di Hamas del1988, ma solo con il fallimento delle politiche del Governo di Israele. (Strana questa deresponsabilizzazione dei miliziani gazawi). Come molti altri, soprattutto nella sinistra (in cui per altro si colloca anche lo scrivente), Klein non prende infatti in considerazione la formazione religioso-culturale dei miliziani gazawi e il particolare antisemitismo di origine coranica della Jihad islamica e dei Fratelli musulmani (negli Anni ’30-‘40 incoraggiato dai “consiglieri” delle SS e della Wehrmacht). Del resto, in un articolo del 10/4/2017, lo stesso prof Klein aveva accreditato quella che in realtà è solo una speranza degli ottimisti, ossia che lo Statuto islamista del 1988 sia stato in qualche modo sostituito da un (piuttosto contraddittorio) “documento politico” presentato da Hamas nel 2017. Nel 2017, il prof Klein apprezzava Hamas: “Nonostante ciò che dicono i soliti critici dei media, [Hamas è] un movimento in continuo cambiamento, che – quando se ne presenta la necessità – si lascia guidare dal pragmatismo”. (Si è poi visto dove l’abbia portato questo pragmatismo il 7 ottobre 2023).

A questo punto, ho usato l’operatore booleano “site” per scandagliare le molte centinaia (migliaia?) di articoli pubblicati da +972 dal 2010 in poi, alla ricerca di altri pezzi che avessero trattato l’argomento dello statuto di Hamas del 1988 (che, com’è noto, prevede la distruzione di Israele e tout court l’eliminazione degli ebrei, in ciò prendendo spunto/estremizzando alcuni passi del Corano e dei Detti del Profeta). Non ce ne sono altri.

Con lo stesso operatore, ho scandagliato tutti gli articoli successivi al 7 ottobre 2023, che trattassero la questione degli ostaggi israeliani. Ne ho trovati 16, ma nessuno esprime scandalo per questo caso, quasi unico nella Storia, di civili rapiti a scopo di ricatto da un governo territoriale, né affronta il problema delle condizioni difficilissime della trattativa e dell’esperienza fatta in casi precedenti (es. il caso di Gilat Shalit, per riscattare il quale ci vollero cinque anni di mercanteggiamenti e il rilascio di 1027 prigionieri palestinesi, compreso Sinwar). Nel 2024 nessuno su +972 si è domandato quali garanzie ci siano che gli ostaggi vengano effettivamente rilasciati, né se Hamas ne abbia davvero la disponibilità (questa organizzazione ha fatto capire che alcuni/molti risulterebbero in mano ad altri gruppi della Striscia e addirittura di clan “civili”).

Cito un titolo tipico di questi articoli:

<<I genitori dell’ostaggio Hersh Goldberg-Polin hanno chiesto il rilascio del figlio. Ma Netanyahu ha scelto invece di aggrapparsi al potere e di versare fiumi di sangue a Gaza>> (2/9/2024). Come se il suo rilascio dipendesse solo dalla parte israeliana.

Una giornalista di Gaza, Ruwaida Kamal Amer, il 13/6/2024 commenta il blitz delle forze israeliane, che il 7/6/2024 hanno liberato quattro ostaggi, detenuti appunto da clan “civili”, causando la morte chi dice di 100, chi (Hamas) di oltre 200 gazawi, la maggioranza dei quali, pare, civili.

Detto per inciso, l’autrice di +972 parla comunemente dei suoi concittadini uccisi come di “martiri” (e i feriti vengono trasportati all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa). Descrive l’azione dell’esercito israeliano come una gratuita e crudele aggressione a civili inermi. Nemmeno una parola sul fatto che i quattro ostaggi israeliani erano detenuti da due famiglie benestanti, che hanno “accolto” gli israeliani sparando, e che altri civili(?) sparavano da edifici vicini.

Nella mia campionatura a caso degli articoli di +972, cado sul pezzo del 18/4/2024 di Haggai Matar, che scopro essere il direttore della testata, e che fa il punto della situazione di Gaza. Vedo nel web che Matar ha 40 anni ed è un pacifista, che trascorse quattro brevi periodi in carcere per obiezione di coscienza militare. Titolo del suo pezzo: “A sei mesi dal 7 ottobre, un lamento per le strade non scelte. Scrivo agli israeliani che credono di non avere posto nei loro cuori per Gaza, per capire come siamo arrivati a questa terribile guerra – e come dobbiamo uscirne”.

Il contenuto del pezzo chiarisce che, secondo lui, “Il 7 ottobre era chiaramente legittimo per Israele usare la forza all’interno del suo territorio per respingere l’attacco guidato da Hamas, proteggere i cittadini israeliani e liberare le comunità meridionali sequestrate da Hamas. Ma è lì che Israele avrebbe dovuto fermarsi” [dei 250 ostaggi non parla; ndr], e a quel punto la responsabilità di scegliere strade di pace a Gaza e in Cisgiordania sarebbe stata e sarebbe tutta e solo di Israele.

DUE COMMENTI. Io ho due cari amici ebrei su posizioni non lontane da quelle espresse su +972 dal prof Menachem Klein e dal direttore Haggai Matar, che abbiamo appena visto. Sono entrambi ricercatori scientifici, uno israeliano attivo nella mia stessa disciplina, l’altro, ex addetto culturale nell’ambasciata italiana a Tel Aviv con mezza famiglia in Israele. Secondo me, in essi si sposano non ben definite speranze politiche di estrema sinistra, e contemporaneamente pacifiste, con un complicato complesso di colpa. Nel senso che essi si sono resi conto che la Storia ha prodotto l’anomalia di uno Stato per un popolo perseguitato da secoli, ma inevitabilmente a scapito di un’altra popolazione (che in parte aveva simpatizzato con i nazisti). Mi sembra che, come Menachem Klein e Haggai Matar, anche i miei due amici non siano riusciti a farsi una ragione di questa e altre contraddizioni, anche derivanti da impostazioni nazionaliste religiose. Così, nel bisogno di sentirsi vicini a chi soffre, hanno finito per sottolineare i torti degli estremisti israeliani e perdonare ai fondamentalisti palestinesi e gazawi (o forse nemmeno vedere) comportamenti viceversa imperdonabili.

Secondo commento. Mi sembra che di solito le cronache dei media generalisti (radio e TV) descrivano le morti causate a Gaza dall’esercito israeliano lasciando ad intendere che si tratti solo di civili inermi. Non si dice quasi mai che sono stati uccisi anche o magari soprattutto miliziani combattenti; questo perché probabilmente questi media dipendono dalle notizie diffuse da Hamas (ma raramente lo si precisa). Così si parla di scuole, ospedali, campi profughi bombardati, alimentando ulteriormente l’impressione di crimini di guerra, senza precisare quasi mai l’eventuale uso militare, o anche militare, di queste strutture. Mentre la situazione è in parte diversa, perché a Gaza si combatte strenuamente, circa cento ostaggi continuano a venire usati come ricatto – bambini compresi – e saltuariamente si riescono ancora a lanciare missili su Israele da un tessuto edilizio civile fortificato e militarizzato dal 2007 in poi. Perché è in atto una guerra asimmetrica, fortemente voluta dal governo della Striscia (Hamas, Jihad, varie milizie fondamentaliste) con un notevole appoggio popolare dei gazawi, che rispetto agli israeliani sono più deboli, ma in parte sostenuti da credenze religiose fondamentaliste. Molti giornalisti non si accorgono nemmeno di dare così notizie distorte.

La DOMANDA a questo punto sarebbe: è ragionevole sperare che il premio a +972 contribuisca a migliorare l’informazione? La giuria conosceva e ha voluto coscientemente valorizzare tutte le particolarissime posizioni espresse da +972? (di cui abbiamo visto una piccolissima campionatura). E/o voleva intenzionalmente premiare il giornale e vari suoi autori, che ad esempio chiamano “pogrom” le violenze di ebrei contro palestinesi? Senza avvedersi di camminare sul filo della equiparazione tra nazisti e israeliani oggi tanto di moda tra i c.d. “antisionisti”? Offendendo la memoria (o rimuovendola psicologicamente) degli ebrei sistematicamente vittime per secoli di violenze di massa su base religioso-antisemita? (Che poi furono una delle cause della loro fuga in Palestina).


[1] Art. 7 Statuto Hamas del 1988. «Il Profeta – le preghiere e la pace di Allah siano con Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo” […]». Lo Statuto richiama qui uno “Hadith” (Detto) del Profeta messo per iscritto da al-Bukhari (810-870; autore della più accreditata raccolta dei Detti del Profeta) e da Muslim ibn al-Ḥajjāj (817-870, cui si deve un’altra raccolta rispettata dai sunniti).

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