di Marco Menato
Con il primo gennaio 2025 la rete rateale Einaudi, inventata da Giulio Einaudi dopo la guerra proprio per consentire a tutti di costruirsi una propria biblioteca, chiude definitivamente (sul sito ufficiale www.einaudi.it non c’è ancora traccia della imminente chiusura). I ‘Punto Einaudi’, così negli ultimi anni sono state chiamate le agenzie Einaudi autorizzate alla vendita rateale (non sono quindi delle vere librerie, anche se molte con il tempo hanno assunto la natura di librerie), cesseranno la loro funzione e si convertiranno, ove possibile, in librerie indipendenti, mantenendo un rapporto privilegiato con il gruppo Mondadori, che, come è noto, è proprietario dell’Einaudi. Molti lettori e collezionisti, a partire dal sottoscritto, hanno iniziato la loro carriera approfittando delle facilitazioni dell’Einaudi, dato che con somme modeste (pari oggi a venti euro) versate mensilmente era, ed è ancora per pochi giorni, possibile acquistare opere impegnative e mantenersi aggiornati sulle novità pubblicizzate e commentate sul quadrimestrale “Cfr:” inviato a tutti i clienti e a disposizione gratuita nelle agenzie (foglio di informazione libraria inventato molti anni fa da Calvino, ma non è dato sapere se continuerà ad uscire oppure no).
Che ne sarà allora dei clienti che hanno fino al 31 dicembre hanno sottoscritto dei contratti a volte parecchio costosi? Potranno continuare fino al prossimo giugno a versare le rate alle agenzie con le quali erano in contatto, da luglio il versamento sarà invece fatto direttamente all’amministrazione dell’Einaudi (che risiede, insieme alla redazione, ancora a Torino, ma chissà che per risparmiare tutto verrà accentrato nella grande sede della Mondadori a Segrate…). Non sarà ovviamente più possibile acquistare ancora a rate e godere degli omaggi. Perché questa rivoluzione, che ha seppellito l’antica tradizione einaudiana, forse l’unica rimasta nel settore del rateale librario, che ha conosciuto nel dopoguerra periodi di grande e meritato successo, sia nel campo librario che in quello del commercio in generale?
Intanto i numeri: le agenzie sono trentaquattro in tutta Italia, delle quali due in Friuli-Venezia Giulia (Udine e Pordenone), evidentemente troppo poche per assicurare una copertura ampia su tutto il territorio nazionale, ma a riscontro bisogna anche ammettere che negli ultimi anni è sensibilmente diminuito il numero di nuovi sottoscrittori e soprattutto di giovani sottoscrittori. Errori di gestione contabile sicuramente sono imputabili all’amministrazione einaudiana, che – per esempio – solo da un paio di anni ha messo in rete le agenzie con la sede centrale in modo che i pagamenti siano controllati in ogni momento. I vantaggi delle agenzie risiedono nell’offerta libraria che mettono a disposizione dei lettori, incomparabilmente maggiore di quella proposta dalle librerie normali, che devono assicurare spazi di vendita a molte case editrici. Nelle agenzie è possibile consultare tutte le collane dell’Einaudi ed avere a disposizione, non ovviamente tutto il catalogo, ma certamente quello risalente agli ultimi anni oltre ad avere accesso ai molti libri ancora disponibili nel magazzino centrale e settimanalmente alle novità uscite. Insomma, per lo studioso e il semplice lettore era come avere sottomano una grande biblioteca, senza avere i lacci e gli impicci che le biblioteche pubbliche impongono, più o meno volontariamente, ai lettori: ora tutto questo non sarà più possibile se non altro perché i volumi che fino ad oggi erano sugli scaffali dei Punti Einaudi erano di proprietà dell’editore e non dell’agente, che invece da gennaio dovrà cambiare abito (diventare, cioè, libraio in proprio) e scegliere di volta in volta i volumi che possono interessare la sua clientela ed acquistarli di conseguenza dall’editore (che è Mondadori). Un cambio di passo non di poco conto per la mentalità di molti agenti e anche della clientela più affezionata che quasi d’improvviso non troverà più nella ‘sua’ libreria un patrimonio di ampio spettro: librerie quindi che necessariamente dovranno assomigliarsi l’una con l’altra e fare la guerra alle grandi catene di distribuzione on line, a cominciare da Amazon.
Nel titolo, un po’ provocatoriamente, cito Stellantis, l’azienda che ha polverizzato la produzione automobilistica italiana a favore di una visione solo finanziaria. Anche Einaudi non è più quella fondata e diretta da Giulio Einaudi (al quale pure si devono imputare errori di gestione), molte scelte successive guardano più al mercato quotidiano che a una prospettiva di ricerca e studio, mi auguro che quest’ultima transizione non sia foriera di incorporazioni e di svilimenti del glorioso marchio.
A conclusione di un’epoca, è stato pubblicato un magnifico volume (per la qualità di stampa e per il notevole impegno redazionale, che lo pone fra le maggiori imprese bibliografiche italiane, senza che l’amministrazione bibliotecaria l’abbia mai saputo, e questo la dice lunga sull’immagine delle biblioteche nel mondo di oggi [e detto da un bibliotecario è ancora più straziante]) intitolato “Le edizioni Einaudi 1933-2023”, a cura di Marco Bertoglio, Sara Latella, Stefania Pico, X-1777 p., ISBN 9788806833541. Si tratta del catalogo storico edito in occasione dei novant’anni di attività della prestigiosa casa editrice, aggiornato al primo semestre 2023, edizione fuori commercio, riservata ai maggiori clienti dei trentaquattro ‘Punto Einaudi’: per questo motivo è destinata a diventare subito rara. Il catalogo, tecnicamente è una bibliografia generale internazionale, è così strutturato: breve introduzione tecnica (Guida alla consultazione, p. VII-VIII, e Sigle delle collane, p. IX-X, 113 in ordine alfabetico di sigla, non è compresa ‘Stile libero’ come sigla, che invece è considerata nel corrispettivo indice, p. 1433-53), quattro indici: bibliografico degli autori e collaboratori (p. 5-1154), cronistorico delle collane (p. 1157-1504, precede l’indice alfabetico delle stesse), per argomento (p. 1507-1668, precede lo schema di classificazione), per titoli (p. 1671-1777). Nell’indice degli autori sono compresi anche i titoli di opere con più autori, i traduttori, gli illustratori, gli autori – cosiddetti secondari – di prefazioni, postfazioni, introduzioni, apparati, i redattori delle riviste e delle grandi opere; riguardo a queste ultime sono elencati i singoli contributi, ma senza la paginazione, che invece viene registrata negli altri casi, insieme alla presenza di illustrazioni, tavole, fotografie; utile l’indicazione dell’anno dell’ultima ristampa e delle ristampe in totale; sono comprese le edizioni fuori commercio riservate ai clienti della rete rateale (per il 2024 la ristampa anastatica di America di Kafka edita nel 1945). Viene segnalata altresì la presenza dell’eventuale edizione digitale (ebook) e se il volume sia ‘rilegato’ (intendendo quindi non una brossura) o contenuto in un ‘astuccio’, forse in questo caso si poteva utilizzare il termine ‘cofanetto’. Per autori importanti nella vita dell’Einaudi, per es. Pavese, Ginzburg, Calvino, Bobbio le rispettive voci si presentano come minibibliografie. Le riviste, che non sono mai state il core business dell’Einaudi, sono descritte in numero di 21 alle p. 1500-4, alla fine dell’indice delle collane. Molti editori, grandi e piccoli, pubblicano i loro cataloghi storici, cercando di sottrarli alla tremenda fugacità del tempo e anche le biblioteche hanno imparato a conservarli e a descriverli (dopo i cataloghi di asta e di antiquariato), tuttavia resta ancora molto lavoro da fare, soprattutto per salvare i cataloghi di case editrici minori, quelli che ancora non possono essere classificati ‘storici’. Inutile aggiungere che Einaudi, tra le molte sue specialità, ha anche una lunga tradizione catalografica realizzata, sia con agili cataloghi annuali delle edizioni in commercio (che difficilmente vengono conservati, l’ultimo disponibile risale al settembre 2021: fa pensare che dopo non sia uscito più nulla!) sia con sette grandi cataloghi generali (1933-1983, 1933-1993, 1933-1998, 1933-2003, 1933-2008,1933-2013) inseriti nella collana ‘Piccola Biblioteca Einaudi’ e da ultimo nella collana ‘I Millenni’ per il periodo 1933-2018 (€ 60,00, in cofanetto), tuttavia anche per alcune problematiche merceologiche, quest’ultimo non ha avuto il successo commerciale che avrebbe meritato.