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Il Giorno della Memoria Staranzano 2024

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Introduzione di Bianca Della Pietra

Il Giorno della memoria che ricorre il 27 gennaio (giorno in cui è stato liberato dai soldati sovietici nel 1945 il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau) è stato istituito con legge del Parlamento approvata all’unanimità nel 2000 e, successivamente, nel 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha definito il 27 gennaio “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto”.

La Shoah, che viene ricordata con questa legge, è stata un evento storico fatto da atti coordinati di violenza e di morte, scatenati dai nazisti e dai loro sostenitori contro il popolo ebraico. Questo ebbe inizio, in Italia, con la proclamazione delle leggi razziali da parte del regime fascista nel 1938.

Da qui, dai cittadini italiani ebrei la persecuzione si estese agli oppositori politici, alle persone Sinti, Rom, omosessuali, disabili, testimoni di Geova.

Oggi celebriamo la Giornata della Memoria qui a Staranzano come si svolge un rito collettivo. Rito inteso come forza attiva nel mantenimento dei valori civili e dell’identità sociale, senza la stereotipìa delle azioni.

Questa di oggi è un’azione di impronta empatica che, agita collettivamente, crea, riconosce, rinsalda legami.

Non ci ricorderemo le parole, forse neanche le persone, ma ci resteranno nel cuore i sentimenti che questo incontro ci farà affiorare e questo potrebbe sussistere nel tempo.

MA non basta. È necessario anche il momento intellettuale che rievoca e colloca storicamente quello che è accaduto tramite le parole, che sono importanti.

Il diverso che non è mai abbastanza uguale agli altri, ai puri, il diverso che diventa una nullità e, in quanto tale, non ha diritto di esistere.

È importante questa partecipazione come azione consapevole.

La Giornata della Memoria dovrebbe diventare un’occasione di EDUCAZIONE ALLA MEMORIA, storica, di quanto è accaduto, memoria come strumento di lotta contro i genocidi, i razzismi di ogni genere, compresi gli attuali.

Quindi memoria anche come recupero del passato che oggi sembra annichilito in un fuggente presente che “cannibalizza ogni altra dimensione di durata”.[1]

Infatti il rigore storico deve accompagnare il valore delle testimonianze dirette. Altrimenti l’educazione alla memoria diventa pura emozione e poi se ne va.

Ora che i testimoni della Shoah stanno scomparendo pur restando le loro impronte, materiali, scritte o visuali, noi dobbiamo continuare facendoci carico di quello che abbiamo imparato, capito, sentito nel profondo.

Perché “far memoria” e testimonianza di quello che è stato, rappresenta una delle chiavi di lettura di quello che accade oggi laddove, antisemitismo, violenza, sopraffazione, inganno, negazione dei diritti umani, persecuzione, oltraggio alla dignità umana, si manifestano.

La Giornata della Memoria è quindi un’occasione per conoscere, pensare, riflettere e aiutarci in un qualche modo in un possibile ruolo di testimoni vicari, in questo Paese e mondo smemorato in cui la comunità è stata sostituita dalla connettività.

Quindi far memoria è anche un compito, come dice Daniel Libeskind.


[1] Da Antonella Tarpino, Il libro della memoria, pag. 10

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