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L’anno bisestile.

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di Cosimo Risi del 7/1/2024

L’anno bisestile comincia come l’anno normale appena concluso. Se prima si avvertiva una sfasatura fra il dibattito italiano e la situazione internazionale, ora si apre un varco.

La guerra in Ucraina sta per toccare il secondo anno, quella in Medio Oriente il trimestre, noi ci appassioniamo al regime delle concessioni balneari e degli ambulanti. Su questi dossier  misuriamo il rapporto con la Commissione europea, nonché con l’alta giurisdizione nazionale. In gioco è il principio cardine dell’integrazione europea: il primato del diritto eurocomunitario sui diritti nazionali. Basti ricordare quante volte abbiamo temuto l’inversione di tendenza, a nostro sfavore, quando a pronunciarsi era chiamata la Corte di Karlsruhe in Germania ed il sollievo che provavamo quando le sentenze ribadivano il primato.

L’Occidente è confrontato a sfide tragiche, le guerre in corso devastano il senso di umanità, l’Italia che dell’Occidente si vanta di essere parte attiva poco si cura di ciò che accade. Alle bombe su  Gaza e Kiev preferisce la pistolettata di Capodanno.

La Russia sta smentendo le previsioni del 2022. Il suo Presidente era accreditato di malattie varie e variamente incurabili, appare saldo nei movimenti al punto da correre, probabile vincente, per l’ennesimo mandato. Un colpo di Palazzo, quelli di piazza sono fermamente scoraggiati, avrebbe dovuto destituirlo, non si profila un serio rivale alle presidenziali.

La sconfitta russa è lungi dal profilarsi, la controffensiva ucraina è stata più declamata che realizzata. Mosca sta riportando la minaccia su Kiev, esibisce nuovi e sofisticati armamenti. L’Europa lesina gli aiuti militari, gli Stati Uniti discutono se continuare con i finanziamenti. Il dilemma è in chiave elettorale  fra la Presidenza democratica e il Congresso repubblicano.  

Questo sarebbe il momento della tregua per dare il via alla trattativa di pace. Dell’esigenza di una svolta non è traccia nei nostri pubblici dibattiti. Eppure, quale che sia l’esito del conflitto, saremo chiamati a ricostruire l’Ucraina ed avviare i negoziati di adesione all’Unione europea. Il processo è da decidere all’unanimità in qualsiasi fase. Siamo certi dell’unanimità in seno al Consiglio? E del nostro consenso sui vari capitoli dell’acquis?

Il Governo di emergenza in Israele opta per la soluzione radicale al problema Gaza. Pare così determinato nel farla finita con Hamas che non si cura dei richiami umanitari dell’Amministrazione americana. A breve è la quarta missione nell’area del Segretario di Stato, dopo le conversazioni  a tratti brusche fra il Presidente Biden e il Primo Ministro Netanyahu.

Non che Washington lesini il sostegno politico a Gerusalemme, chiede di ridurre i cosiddetti effetti collaterali. Nel caso della sovraffollata Striscia e della spregiudicatezza dei miliziani di Hamas di ripararsi dietro alle istallazioni civili, gli effetti collaterali a carico della popolazione sono inevitabili. Il che spinge i profughi verso l’Egitto attraverso il varco di Rafah. Cairo non vuole centinaia di migliaia di immigrati. Potrebbero ingrossare le fila dei Fratelli Musulmani, il Movimento è represso dal Governo dalla fine della Presidenza Morsi.

Quali siano le intenzioni di Israele riguardo alle milizie sciite in Libano ed all’Iran, è oggetto di speculazioni. Alcuni commentatori temono che le scaramucce di frontiera con gli Hezbollah libanesi  e in mare con gli Houthi yemeniti preludano ad allargare il conflitto all’Iran. Altri ritengono che l’interesse profondo d’Israele sarebbe di chiudere la partita con tutti i nemici ora che può contare sulla presenza della flotta americana. Che gli Stati Uniti intervengano non solo a difesa delle loro postazioni, il che già accade in Iraq e altrove, ma anche in fase offensiva. Sarebbe la scorciatoia per chiudere il dossier del nucleare iraniano.

L’anno bisestile è anno elettorale in America. Dalla sua tenuta in Florida, Donald Trump detta il programma business oriented del ritorno alla Casa Bianca. Rimettere gli affari in cima all’agenda internazionale: con la Russia, con la Cina, con i Palestinesi. Se tutti guadagnano dall’accresciuta ricchezza, diminuisce il tasso di bellicosità, le relazioni internazionali tornano alla calma. Che possa candidarsi e, nell’ipotesi, battere il Presidente in carica è da vedere in novembre. Il messaggio suona chiaro ad alleati e nemici: wait and see.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org