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Le relazioni pericolose.

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Di Cosimo Risi del 29/8/2023

Le relazioni pericolose (Les liaisons dangereuses) è un romanzo libertino settecentesco  di Pierre de Laclos. Le relazioni pericolose, che non hanno alcunché di libertino, sono quelle fra la Ministra degli Esteri di Libia e il Ministro degli Esteri di Israele. I due avrebbero consumato l’incontro galeotto nella calura romana di agosto, chi dice alla Farnesina e chi dice in un luogo noto solo al Ministro italiano che ne sarebbe stato il facilitatore.

L’Italia torna al centro della politica mediterranea e non solo per l’incessante traffico di migranti fra sponda sud e sponda nord, è l’annuncio di fonti italiane. La soddisfazione è di breve durata. Il popolo libico dovrebbe essere in priorità attento a mettere ordine nel disordine domestico dopo la scomparsa del Colonnello Qaddafi. Ed invece riscopre l’anti-sionismo d’annata e protesta rumorosamente contro l’asserito appuntamento in quanto preludio alla normalizzazione dei rapporti fra Libia e Israele.

Il quadro è dato dagli Accordi di Abramo, dall’Amministrazione Trump all’Amministrazione Biden il riferimento della strategia americana in Medio Oriente. Chi desidera i favori di Washington deve riconoscere Israele. Lo hanno fatto gli Emirati Arabi Uniti con visibile vantaggio, dovrebbe farlo l’Arabia Saudita se, oltre al perdono totale per il Principe ereditario e Primo Ministro, vuole accedere all’ombrello di sicurezza, una sorta di protezione speciale “simil-NATO”.

I manifestanti libici hanno tentato l’assalto alle sedi del Primo Ministro e del Ministero degli Esteri. Non è bastato  placare gli animi che il Primo Ministro Dbeibah sconfessasse la Ministra Najla El Mangoush. La quale sarebbe riparata in Turchia per la sua stessa incolumità.

Manifestazioni spontanee di dissenso in un paese che rinnova la tradizionale  intransigenza anti-israeliana? Manifestazioni eterodirette da parte di chi non vuole che la Libia diventi uno stato “normale” e con piena sovranità di politica estera? La situazione fra Tripolitania e Cirenaica è così ingarbugliata che qualsiasi ipotesi è plausibile.

            Sarebbe stato lo stesso Dbeibah ad autorizzare l’incontro romano, anche se per ragioni tattiche poi l’incontro è stato imputato alla sola Ministra. Dbeibah si sarebbe risolto al gesto su pressione americana. Il Direttore della CIA avrebbe insistito sul punto nella missione a Tripoli proprio per stabilizzare la Libia ed inserirla nella rete di corrette relazioni regionali. Israele è il paese economicamente e tecnologicamente più avanzato, può essere da modello  e da traino per le altre economie.

            L’incontro avrebbe dovuto restare segreto. Chi l’ha rivelato alla stampa? Il principale indiziato è il Ministro degli Esteri d’Israele. Eli Cohen avrebbe voluto appuntarsi la medaglia di una nuova normalizzazione con gli arabi, proprio mentre la politica araba del Governo Netanyahu è fortemente criticata. Il Governo di Gerusalemme autorizza nuovi insediamenti nei Territori, sottolinea l’impronta nazionalista e religiosa, alimenta tensioni anche con la comunità dei cittadini arabo-israeliani.

            L’ex Primo Ministro e capo dell’opposizione alla Knesset accusa Cohen di superficialità se non di inaffidabilità. Un male pernicioso nelle relazioni internazionali dove il silenzio fa premio sulle parole. Chi può più credere – si chiede retoricamente Yair Lapid – ad un Ministro e ad un Governo che lasciano trapelare notizie che andrebbero secretate? E solo per ragioni di cucina interna. Il mondo degli intrighi e del mistero deve restare opaco se questa è la condizione per aiutare la pace.

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