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L’altro Pasolini

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di Andrea Zannini del 25/2/2023

Fra le vicissitudini che contribuirono a formare psicologicamente e politicamente Pier Paolo Pasolini, senza dubbio il fatto che rappresentò l’evento cruciale nella sua giovane età fu l’uccisione di suo fratello partigiano Guidoalberto (1925-1945) a Porzûs.

Pierpaolo, Guido, questo il nome usato in famiglia, e la loro madre Susanna ripararono da Bologna nel 1943 a Casarsa, in Friuli, il paese della famiglia della madre. I ragazzi vi avevano passato le estati, nel corso di una vita famigliare spesa al seguito delle varie destinazioni di servizio del padre militare. Nel 1941 Carlo Alberto è però prigioniero in Africa, Pier Paolo è iscritto all’università a Bologna, Guido frequenta il liceo scientifico a Pordenone. Quando cade il fascismo la loro reazione è diversa, come diversi sono i loro caratteri. Pier Paolo, che ha già pubblicato la raccolta Poesie a Casarsa, conduce una vita di studio e scrittura; Guido inizia una serie di spericolate azione contro i presidi nazifascisti. La sua è una ribellione naturale, che si trasforma presto in resistenza consapevole. Nel maggio 1944, conseguito il diploma e in attesa della cartolina di precetto, sceglie la clandestinità, sale in montagna.

Non si unisce però alla Brigata Garibaldi, che sta facendo il pieno di giovani che fuggono dalla leva sotto le insegne di Salò o della Wermacht. Sceglie la Brigata Osoppo, che riunisce cattolici, ex militari rimasti però fedeli al re (“badogliani”) e azionisti. Viene mandato a combattere sul fronte delle Prealpi Giulie, un quadrante cruciale della Resistenza friulana.

Qui, nell’estate 1944, quando l’arrivo degli anglo-americani sembra imminente e la fine della guerra vicina, l’Osoppo, la Garibaldi e assieme ad essa i partigiani sloveni, liberano per poche settimane un’ampia Zona Libera, proprio a ridosso di Udine e delle sue importanti vie di comunicazione. Quando, però, alla fine dell’estate, la rappresaglia nazifascista pone fine alla Zona Libera, l’accordo si spacca. La Garibaldi prepara il passaggio funzionale sotto il comando dell’Esercito di Liberazione Jugoslavo, mentre l’Osoppo si rifiuta: vuole presidiare quest’area di confine, temendo che le intenzioni di annessione di queste terre espresse da Tito possano diventare realtà. Imprudentemente, all’insaputa della Garibaldi, l’Osoppo ha rapporti con i fascisti, che ne ricercano l’appoggio in funzione antislava.

Il 7 febbraio 1945 una spedizione dei GAP comunisti sorprende la piccola guarnigione dell’Osoppo rimasta alle malghe di Topli Uork, dette malghe di Porzûs. Uccide subito i capi, tra cui il comandante Francesco De Gregori “Bolla” e una donna che si trova alle malghe ed era stata denunciata da Radio Londra come spia. Quattordici altri giovani partigiani osovani vengono fatti prigionieri dai GAP, portati a valle, ed eliminati nei giorni successivi.

Fra di essi, Guido Pasolini, di cui in famiglia si avevano poche notizie. Solo dopo la liberazione di Udine (1° maggio) si abbatte su Pier Paolo e Susanna la notizia dell’uccisione di Guido, che viene sepolto a Casarsa alla metà di giugno. Iniziano per Pier Paolo mesi di profonda afflizione e tormento, che danno inizio, o accelerano, la sua maturazione politica. La sua prima lettura dell’eccidio di Porzûs è tutta nazionalistica, poi, tra 1947 e 1948, quando entra nel PCI, rielabora politicamente e moralmente la strage, pur tenendo ferma la ferma condanna dei “compagni comunisti” che l’hanno commessa.

La più bella pagina dedicata al fratello morto Pier Paolo la scrive in un dramma storico in friulano, i Turcs tal Friùl, che racconta la storia dell’invasione delle bande turchesche in Friuli nell’anno 1499. Il pianto del personaggio Pauli sul cadavere del fratello più giovane, morto per difendere la sua patria dall’invasione dei turchi balcanici, è straziante. Ma il dramma porta la data autografa “maggio 1944”. Come può averla scritta, Pier Paolo, un anno prima della morte di Guido? E, soprattutto, perché non ha mai voluto pubblicare questo straordinario atto unico, da lui stesso definito “la miglior cosa che io abbia scritto in friulano”? Perché l’ha tenuto nel cassetto tutta la vita?

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