di Luciano Patat del 15/10/2022
I registri dei detenuti del carcere di Gorizia, attualmente conservati presso la Casa circondariale di via Barzellini, sono la fonte documentaria primaria, e attualmente ancora inedita, che ha permesso di ricostruire la storia dei prigionieri politici e razziali deportati nei campi di concentramento o inviati al lavoro coatto in Germania nei venti mesi di occupazione tedesca della città (settembre 1943 – aprile 1945).
In questo periodo, per volontà hitleriana, le province orientali di Gorizia, Udine, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana vengono separate dal resto dell’Italia e diventano Zona di Operazioni Litorale Adriatico, un territorio di fatto annesso al Terzo Reich tedesco e governato da un Supremo Commissario, il governatore della Carinzia Friederich Rainer, che detiene ed esercita tutti i poteri, sia politici che militari ed economici.

In questo contesto politico generale il carcere di Gorizia assume un ruolo diverso da quello che aveva esercitato fino a quel momento, e cioè di carcere giudiziario per detenuti comuni che scontano brevi pene detentive (ladri, truffatori, ecc.) e diventa soprattutto un carcere per detenuti politici in cui i tedeschi rinchiudono i nemici del Reich (partigiani, antifascisti, sospetti collaboratori della Resistenza, ebrei) in attesa della formazione dei convogli per la deportazione in Germania.
Con l’intensificarsi della lotta partigiana e con l’aumento delle operazioni di repressione e di rastrellamento tedesche cresce progressivamente la popolazione carceraria: se nel settembre del 1943 il numero dei detenuti presenti in carcere si attesta sul centinaio di unità, in ottobre aumenta sensibilmente, in novembre raddoppia e in dicembre triplica superando abbondantemente le 300 presenze giornaliere.
Il numero cresce costantemente nel corso del 1944 quando la media giornaliera dei carcerati supera le 400-500 unità e raggiunge i numeri più elevati negli ultimi quattro mesi di guerra quando, in seguito alla fine delle deportazioni, il numero dei detenuti presenti in carcere raggiunge le 600 unità giornaliere con la punta più elevata che si registra l’11 aprile 1945 quando i carcerati sono 689.

Per quanto riguarda la provenienza dei deportati partiti dal carcere di Gorizia, i tre quarti (76%) sono originari dei comuni della provincia di Gorizia, che allora comprendeva, oltre al capoluogo provinciale, i paesi friulani del Gradiscano e del Cormonese e i comuni sloveni del Carso e delle valli dell’Isonzo e del Vipacco, oggi facenti parte della Repubblica di Slovenia. I rimanenti provengono dai paesi dell’allora provincia di Trieste, soprattutto da Monfalcone e dai paesi del circondario, e dell’Udinese, in particolare dalle valli del Torre e del Natisone e dai paesi del Manzanese.
I deportati, suddivisi fra uomini e donne, vengono internati in diversi campi di concentramento. Per quanto riguarda i prigionieri maschi, oltre la metà (717) viene deportata a Dachau, nella Baviera meridionale, mentre 208 vengono inviati a Flossenburg, nella Baviera settentrionale al confine con la Cecoslovacchia, 195 a Buchenwald, nella regione orientale tedesca della Turingia, e 96 a Mauthausen, in Alta Austria
Per quanto riguarda le donne, invece, oltre i due terzi (416) vengono inviate nel lager polacco di Auschwitz mentre le rimanenti vengono deportate nei campi di concentramento della Germania settentrionale di Ravensbruck (112)e di Bergen Belsen (69).

Destino diverso viene riservato ai prigionieri ebrei, sia maschi che femmine, che vengono deportati nel campo di sterminio polacco di Auschwitz-Birchenau, dove quasi tutti non superano la prima selezione e vengono uccisi e cremati l’11 gennaio 1944, il giorno stesso dell’arrivo nel lager, compresa la deportata più anziana, l’ottantanovenne Ester Luzzatto, madre dello scrittore e filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, morta sul treno durante il viaggio. Dei 27 ebrei della comunità goriziana giunti ad Auschwitz riesce a salvarsi il solo Giacomo Iacoboni, che al momento dell’ingresso nel lager non ha ancora compiuto i 15 anni.
Sono 718 i deportati di cui è accertata la morte nei lager: 605 uomini e 113 donne. Il numero maggiore di deceduti maschi si registra a Dachau mentre per le donne è il lager di Auschwitz quello in cui muore il numero maggiore di deportate. A questi numeri vanno aggiunti anche i cinque bambini, due maschi e tre femmine, nati e morti nei lager: solo una neonata, la goriziana Anna Maria Matiassich, riesce a sopravvivere e a rientrare in Patria con la madre alla fine della guerra.
I registri dei detenuti di Gorizia permettono inoltre di dare un nome ai 55 origionieri che vengono prelevati dal carcere dagli agenti del Servizio di Sicurezza delle SS per essere fucilati, alcuni in seguito ad una sentenza del Tribunale speciale per la pubblica sicurezza o di un tribunale militare e altri anche in assenza di specifica condanna.
Si tratta in larga parte di partigiani italiani della divisione Garibaldi Natisone e della brigata Garibaldi Trieste e di partigiani sloveni del IX Korpus, catturati nel corso dei combattimenti sul Carso e nella Selva di Tarnova. Fra i fucilati si contano anche alcuni soldati della Wermacht originari delle repubbliche sovietiche e di alcuni militari italiani disertori dalle formazioni collaborazioniste.
Le prime fucilazioni vengono eseguite lungo le sponde dell’Isonzo e al poligono di tiro del bosco del Panoviz mentre, a partire dalla fine di marzo del 1944, le fucilazioni, sia singole che di gruppo avvengono sul piazzale delle Milizie del Castello di Gorizia. Il gruppo più numeroso di fucilati è costituito dai 20 partigiani, italiani e sloveni, che il 4 aprile 1945 vengono prelevati dal carcere dalle SS, condotti a Loqua e passati per le armi. Solo un prigioniero, il sarto di Sella di Caporetto Mirko Urbancic, riesce a salvarsi.
Il libro I treni per i lager. La deportazione dal carcere di Gorizia (1943-1945) descrivemese per mese la situazione interna della prigione, riporta il numero degli arrestati e quello dei rilasciati, enumera le principali operazioni di polizia e di rastrellamento, ricostruisce la storia dei convogli diretti nel Reich, riporta l’elenco dei deportati e dei fucilati, l’identità dei deceduti e le essenziali biografie dei 3.085 deportati e dei 55 fucilati.