apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

Viabilità d’epoca romana nel monfalconese. Il grande ponte (Zochet-Villa Hinke) e la via consolare Postumia

Categories
  • Italia
Tags

di Fabio DelBello

Uno tra i più importanti reperti archeologici di epoca romana tra quelli rinvenuti negli ultimi secoli nel Monfalconese – come si legge sia nel ponderoso volume di Katharina Zanier: Tra Aquileia e Lacus Timavi. Il contesto del ‘Ponte’ romano di Ronchi dei Legionari e nell’agile volumetto di Diego Cencig e Giuseppe Franceschin intitolato Idrografia e viabilità sul territorio centro orientale di Aquileia romana. Conferme, nuove osservazioni, aggiunte e correzioni –  è sicuramente il grande ponte che superava il ramo orientale dell’apparato deltizio isontino (Aesontius).

Era il ramo, corrispondente grosso modo all’attuale canale de Dottori, che poi sboccava nel Lacus Timavi (oggi Lisert): il ponte si estendeva dai ruderi dell’attuale villa Hinke alla propaggine occidentale dello Zochet (il passaggio a livello di Selz).

Non c’è più controversia sul tema: le tesi del Kandler, del Del Ben, del Gregorutti, del Brumatti, sostenute con convinzione a fine novecento da Silvio Domini (si tratta di un ponte non di un acquedotto), sono definitivamente accettate.

Archivio di Stato di Venezia, “Provveditori Camera Confini”, b. 141, data: 1635, 415x560mm

Il ponte era imponente: cinque arcate e ciascuna aveva una luce di 50-60 metri, era lungo 150 metri e serviva a far transitare la via consolare Postumia che attraversava longitudinalmente tutto il Nord Italia (ovvero la IX Regio Liguria, la XI Regio Transpadana, la VIII Aemilia  e la X Regio Venetia et Histria): partendo  da Genova (Genua) si dirigeva a Tortona (Dertona), poi a Piacenza (Placentia), poi a Cremona, a Verona, a Vicenza (Vicetia), ad Oderzo (Opitergium), a Concordia Sagittaria (Julia Concordia), ad Aquileia – nord (Sevegliano), a S.Giovanni di Duino (Fons Timavi) e infine a Trieste (Tergeste). Costruita dal console Spurius Postumius Albinus  nel 149/148 a.c., definita regina viarum della Venetia et Histria,  univa i due grandi golfi (ligure e venetico); la sua finalità strategica (strada di arroccamento) era quella di congiungere i due capisaldi marittimi dell’occupazione romana delle regioni subalpine. Correva ai piedi delle alture e controllava gli sbocchi in pianura delle vallate. Storicamente si ritiene che la grande via Postumia(che non ha nulla a che vedere con la cittadina slovena di Postojna il cui etimo sloveno significa aquila) terminasse ad Aquileia, ma secondo alcune recenti ipotesi si prospetta un suo prolungamento ad est in direzione delle province danubiane ed illiriche. In tal caso possiamo ammettere che, come prolungamento, arrivasse a Tergesteallora piccolo villaggio costiero (villaggio carnico lo definisce il geografo greco Strabone), municipium e poi colonia romana.  Quindi oltre il Ponte (Zochet-Hinke) la consolare (Postumia o comunque il suo prolungamento)  continuava lungo il margine orientale dello Zochet (grosso modo lungo l’attuale via dei Laghi) e, oltre la quota 13 tra le Mucille e Pietrarossa, proseguiva in tre direzioni: nel vallone di Doberdò verso l’attuale Brestovizza (e poi in Pannonia), verso Tergeste e poi in Histria con la via Flavia e un ulteriore ramo a Tarsatica(Fiume) e in Dalmazia, passando per S.Giovanni di Duino (la celebre Fonte Timavi della Tabula Peutingeriana). Si trattava di un luogo di grande importanza protostorica e storica come locusdi culto fluviale legato al Dio Timavo e ad altre divinità e miti del Pantheon venetico, greco/romano  ed anche mediorientale iranico (Mitra).

Fonte Timavi (ablativo di luogo più genitivo, significa dunque  alle fonti del Timavo) ospitava la grande Mansio(albergo) parte delle cui fondamenta sono visitabili dentro l’Acquedotto Randaccio, da lì partivano le imbarcazioni per le rinomate Thermae collocate sull’isola che chiudeva il Lacus Timavi sulle cui rive si erano sviluppate delle imprese dedite alla pesca e all’agricoltura (le ville di via delle Mandrie e Colombo le cui fondamenta sono state scoperte negli anni novanta; un bel mosaico e lacerti di pittura al Palaveneto).

La via “Gemina”, il Lacus Timavi, le Terme, il Timavo, la Mansio Timavi    

Nella metà del primo secolo a.c. partì da Aquileia un nuovo impulso allo sviluppo logistico: da Aquileia a San Canzian e poi lungo le attuali vie Dobbia a Staranzano, XXIV maggio, S.Giusto (4 Venti a San Polo), Galvani, Galilei, San Francesco, il Corso, via Toti e quindi lungo via Romana a Monfalcone si sviluppò la via che sarà chiamata dagli storici Gemina. Essa superava il Locovaz su un nuovo ponte (che avrebbe sostituito per  importanza quello del Zochet) edificato dalla XIII Legio Geminaappunto. All’altezza del cimitero di Monfalcone di via XXIV maggio, la cosiddetta Geminasi incrociava con un’altra via proveniente da Villesse-Cassegliano e diretta alla Marcelliana (Insula Pansiana), luogo di produzione di laterizi: su questo tracciato in epoca moderna si sarebbe sviluppata la Strada Granda.Vicino a questo bivio, in via De Amicis a duecento metri dal cimitero vecchio di Staranzano, sono visitabili e molto ben valorizzate parte delle fondamenta della villa detta della Liberta Peticia, fonte di ispirazione pittorica per il pittore monfalconese Armando Depetris.

Se il grande asse orizzontale  della consolare Postumia (da Genua ad Aquileia e Tergeste) è il precursore dell’attuale Corridoio paneuropeo mediterraneo (Corridoio ex5, ora 3), l’altro grande asse verticale Aquileia, ad Tricensimum(Tricesimo), Virunum(Zollfeld), Lauriacum (verso il Danubio) e Aquileia, ad Tricensimum, Julium Carnicum (Zuglio),  Aguntum, Vipitenum  sulla via protostorica dell’ambra (dal mare Suebicumoggi Baltico) e del ferro (del Noricumoggi Austria), è la porzione meridionale del Corridoio Adriatico Baltico.

La preziosa gemma perveniva nel Caput Adriae, cioè nel limite settentrionale dell’Adriatico. Come sottolineano Cencig e Franceschin nel volumetto citato che riporta conferme, nuove osservazioni, aggiunte e correzioni,  il Territorio di Monfalcone ci appare duemila anni fa come un nodo logistico strutturato in modo strategico tra la costa ed importanti assi viari, cerniera collocata nel Caput Adriae tra l’estremità orientale del Venetorum angulus ed i Claustra Alpium Iuliarum(Aidussina-Fiume): erano presenti un ponte in uscita ad est (sul Locovaz) ed uno in entrata e due passi sull’Isonzo ad ovest. Prospera periferia orientale della Metropoli aquileiese (quarta città d’Italia dopo Roma, Mediolanum/Milano e Capua), era un territorio florido, sviluppato, civilizzato e abitato da uno strato sociale acculturato, logisticamente ben attrezzato. Questa è l’immagine restituita dalla memoria delle vie consolari, del preordinato disegno stradale, degli agri centuriati, delle ville e delle attività produttive legate alla terra e al mare, dei ponti, della mansio, delle terme, del paesaggio pregevole (simile all’Istria) del Lacus Timavi e del Timavo celebrato da poeti, scrittori e naturalisti  del calibro di Tito Livio, Virgilio, Plinio Il Vecchio. I catastrofici eventi politici (invasioni) e climatici (esondazioni) a partire dai secoli V e VI fino a tutto l’alto medio evo cancellarono tutto: dissolta la grande struttura amministrativa imperiale, venuti meno l’inquadramento istituzionale e gli orizzonti culturali di ampio respiro, in pieno disordine idraulico (impaludamento del Lacus per gravi esondazioni) il Caput Adriaedivenne un’area marginale che non ebbe, per lo meno fino in epoca patriarcale infrastrutturazioni degne di rilievo. La regressione fu tale che per una ripresa dello sviluppo di pari livello si dovette attendere 1500 anni, cioè l’epoca contemporanea (XIX secolo), quando impulsi e capitali arrivarono da un’altra metropoli europea: Vienna (tramite Trieste). Del resto in epoca asburgica, come in quella romana, non c’erano confini ad Est che sono quelli che hanno (in epoca veneziana prima e italiana poi) compresso a lungo le possibilità di uno sviluppo endogeno che non fosse assistito (nel Novecento dalle Partecipazioni statali).

Nota bibliografica

Katharina Zanier: Tra Aquileia e Lacus Timavi. Il contesto del ‘Ponte’ romano di Ronchi dei Legionari. Studi e Ricerche sulla Gallia Cisalpina 22. Edizioni Quasar

Diego Cencig e Giuseppe Franceschin: Idrografia e viabilità sul territorio centro orientale di Aquileia romana. Conferme, nuove osservazioni, aggiunte e correzioni. Edizioni della Laguna, 2012  

Luciano Bosio: Le strade romane della Venetia e dell’Histria. Editoriale Programma, 1991 (volume completo e sistematico: un grande manuale della materia viabilistica d’epoca romana nell’attuale Triveneto con l’Istria)

Donata Degrassi: Le strade di Aquileia. Nuovi itinerari tra Friuli e golfo Adriatico. Leg 2000

(Le testimonianze storico-archeologiche si accompagnano ad accattivanti percorsi escursionistici)

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org