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Mancano soltanto tre anni

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di Andrea Bellavite del 18/10/2021

Il tempo passa velocemente ed è già trascorso un anno dall’annuncio di Nova Gorica con Gorizia capitale europea della Cultura 2025. Ciò significa che ne mancano soltanto tre all’importante appuntamento e che la cittadinanza da entrambe le parti non sembra essere ancora particolarmente coinvolta nell’avvenimento.

Se ne parla, certamente e i gruppi di lavoro ufficialmente designati, si stanno indubbiamente dando da fare, anche grazie agli incaricati che svolgono egregiamente il loro compito. Anche le amministrazioni comunali sono operative e raccolgono progetti, in vista di previsti cospicui finanziamenti dai vari enti.

Quello che sembra urgente cercare, tuttavia, è una visione complessiva, una risposta alla domanda su come dovrebbe procedere il percorso di integrazione e collaborazione non soltanto fra le/la città sul vecchio confine, ma anche fra le varie realtà che insistono sull’antico territorio Goriziano, dal passo del Predil alla Laguna di Grado, dal valico Ad Pirum fino a Cormons e Aquileia. Si tratta di una regione molto ampia, caratterizzata da notevoli diversità sociali e culturali, proprio per questo particolarmente importante e interessante, anche nel contesto delle tante sfide della contemporaneità.

Perché ciò possa realizzarsi, non bastano le progettualità delle associazioni di categoria, è indispensabile che tutte le cittadine e i cittadini trovino spazi di efficace partecipazione ed effettivo coinvolgimento. Un primo passo potrebbe essere quello di realizzare immediatamente dei “tavoli” di confronto inter-nazionali, dove avviare un’approfondita e condivisa analisi della situazione, in vista sì dell’occasione storica del 2025, ma soprattutto di ciò che potrà rimanere sul territorio, in seguito.

Con una regia unitaria accompagnata dagli istituti accademici e di ricerca territoriali, potrebbero mettersi insieme i rappresentanti delle scuole – forse il settore più urgente dal momento che saranno proprio i più giovani ad avviare una nuova stagione di coesistenza sull’antica frontiera – poi quelli delle realtà culturali, sociali, imprenditoriali e perché no? anche spirituali e religiose. In un confronto intenso, ciascuno di questi “laboratori” potrebbe offrire alla “politica” percorsi di coinvolgimento originali e innovativi per tutti.

Scendendo in maggiori particolari, che cosa potrebbe caratterizzare questo territorio, quali potrebbero essere gli elementi attrattivi, nel 2025 e successivamente?

Anche per ciò che concerne una prospettiva turistica in grado di apportare nuova linfa alle attività produttive dell’intera zona, si tratta di due linee di conoscenza e approfondimento, cioè la Storia del Novecento e la Geografia delle valli dell’Isonzo e del Vipacco.

Non ci sono altri luoghi in Europa dove entrambe le guerre mondiali hanno generato tante catastrofi e distruzioni, ma dove anche si sono prodotti altrettanti sforzi per una ricostruzione delle relazioni devastate dai nazionalismi e dai fascismi. Quale altra città può offrire una così ricca storia millenaria e nel contempo la contemplazione di un nuovo grande nucleo metropolitano, creato dai campi e da un piccolo vecchio cimitero, a una distanza inferiore al chilometro? Nova Gorica si presenta al visitatore, dal punto di vista urbanistico come una sintesi dei più importanti stili architettonici che hanno preso piede nella seconda metà del Novecento mondiale, dal punto di vista socio-culturale come una città plurale, dove l’unità nella diversità non è scoperta recente, ma modello di convivenza che ha oltrepassato i 70 anni.

D’altra parte, il bacino dell’Isonzo rende possibile la ricostruzione delle vicende legate a un territorio già abitato dai Neanderthal, da sempre crocevia di popoli e nazioni, ambito di incontro e scontro fra differenti realtà. Ma è anche testimone di una straordinaria bellezza paesaggistica, grazie all’incredibile colore dei fiumi, alla scintillante e ancora un po’ selvaggia luminosità delle montagne, alla poesia dei villaggi disseminati sulle colline e sugli altopiani del Collio e del Carso. Non si possono dimenticare la gastronomia e l’enologia, i buoni cibi e gli straordinari vini che consentono la sperimentazione di un’accoglienza umana, quasi familiare, caratteristica di persone e popoli abituati al dialogo tra le concezioni della vita e della socialità.

Quale tipologia di turismo potrebbe corrispondere a una realtà così significativa e articolata?

Sicuramente, è da prendere in considerazione il turismo lento, a piedi e in bicicletta, là dove proprio questo territorio potrebbe configurarsi come un vero e proprio crocevia di meravigliose vie, a livello europeo. Non si tratterebbe tanto di inventare, quanto di portare a compimento intuizioni e infrastrutture di questo ordine già da tempo progettate e avviate, oltre che di investire sulla pubblicizzazione di percorsi effettivamente unici nella loro bellezza e specificità.

Il già previsto asse ciclabile tra la stazione ferroviaria “sud” e quella “nord”, in altre parole tra quella di Gorizia e quella di Nova Gorica, non soltanto renderebbe molto più ecologico e attraente la città, ma potrebbe aprire inusitate prospettive per il futuro della Cultura, della Socialità, dell’Ambiente e delle Attività Produttive del territorio. Il “Goriziano” è infatti un formidabile crocevia tra est e ovest, tra nord e sud, per ciò che concerne la viabilità ciclabile e pedonabile.

Dal punto di vista ciclistico, da oriente a occidente (o viceversa) ci si trova al centro della direttrice Lubiana – Gorizia – Venezia. Attraverso la bella e relativamente poco trafficata “via romana” da Logatec al passo di Hrušica e ad Ajdovščina, la ridente ed energetica Vipavška dolina si raggiungerebbe Gorizia, proseguendo poi lungo la pedemontana fino al Piave e appunto a Venezia. Da nord a sud, si potrebbe invece finire di realizzare una possibile alternativa nobile all’Alpe Adria, dai passi Predil o Vršič per discendere quasi tutto il corso dell’Isonzo, risalire il Carso triestino e raggiungere il mare a Koper e Pirano. Non è da dimenticare che da Lubiana si possono raggiungere i percorsi verso l’est o il nord dell’Europa e che da Capodistria si può rivolgere l’attenzione verso l’Istria della famosa “Parenzana”. Nova Gorica e Gorizia costituiscono il più importante incrocio di tali impegnativi percorsi. Perché non approfittarne, completando i tratti ancora incompleti della pista “Isontina” e dotando di un’adeguata segnaletica le infrastrutture, con la preoccupazione di ridurre al massimo i disagi e i pericoli per i cicloturisti, soprattutto negli attraversamenti cittadini?

Altrettanto importante e forse anche più semplice da realizzare la questione riguardante i viandanti. Chi cammina ha a disposizione attualmente talmente tante possibilità che resta solo l’imbarazzo della scelta. Per esempio, come non pensare a un itinerario unitario che, sulle tracce della già ben segnata e articolata Jakobova pot, prima e del cammino delle sette chiese della Valle del Vipacco poi, conduca fino a Gorizia e da lì possa scendere su sterrati già abbondantemente riconosciuti e sperimentati fino ad Aquileia? Per quanto riguarda l’asse perpendicolare, c’è semplicemente da riunire le già presenti e ben segnalate strade dei pellegrini o dei viandanti culturali. Da Aquileia si può risalire verso il Friuli con il Cammino Celeste oppure piegare verso Gorizia attraverso San Canzian d’Isonzo, il parco fluviale di Turriaco, Fogliano, San Martino del Carso e lambire il suggestivo santuario di Mirenski grad. Da Gorizia e Nova Gorica, si può salire sui tre monti goriziani (Škabrjel, Sveta Gora e Sabotin) e dal Sabotino continuare lungo l’alta via Valentin Stanič e poi le creste del Korada e del Kolovrat fino a Solarje, sulla spettacolare e assai interessante Pot miru (Via della Pace), tracciata lungo l’antico fronte della prima guerra mondiale.

Nova Gorica e Gorizia sono anche in questo caso crocevia di Cammini, internazionali o di più breve gittata. Perché non approfittarne, tenendo conto dell’indotto che ovunque il “turismo lento” sta portando in diverse zone d’Europa? Il Cammino di Santiago, con il boom seguito alla visita di Papa Wojtyla del 1989, conta ogni anno 300mila marciatori, tra pellegrini, sportivi o semplici curiosi. La Francigena, da Canterbury a Roma, non arriva a simili numeri ma sta sempre più prendendo piede, soprattutto dal Gran San Bernardo in giù.

E là dove passano i viandanti, con i loro circa 25-30 chilometri al giorno oppure i ciclisti – 50,massimo 60 chilometri – c’è bisogno di alberghi per la notte, di strutture per la ristorazione, di negozi di ogni tipologia, di farmacie, anche di centri di riflessione e di spiritualità. In altre e forse solo apparentemente più superficiali parole, si creerebbero straordinarie occasioni di incontro tra popoli e culture, centinaia di posti di lavoro e di opportunità per far conoscere la meraviglia e l’appassionante interesse della “nostra” affascinante regione “senza confini”, nel cuore dell’Europa.

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