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Storia del Focardo

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di Andrea Bellavite del 31/01/2021

Il paesaggio è meraviglioso, le colline che sovrastano la valle dell’Arno, una manciata di chilometri dalla periferia di Firenze. Nel Comune di Rignano c’è una frazione denominata Badiuzza, con pochi edifici sparsi, tra i quali una grande villa chiamata “Il Focardo”.

Tra il 1937 e il 1944 essa fu la residenza estiva di una famiglia ordinariamente abitante a Firenze, con un cognome universalmente noto: Einstein. A Sesto Fiorentino già dalla fine degli anni ’20 abitava Maria (più conosciuta come Maja), la sorella del celebre scienziato; nel capoluogo Robert Einstein, cugino di Albert, al quale era legato non soltanto da vincoli di stretta parentela ma anche da una profonda reciproca comprensione e amicizia.

Robert Einstein aveva sposato Nina Mazzetti, dalla quale aveva avuto due figlie, Luce (1917) e Annamaria (1927). Dopo la morte per parto della moglie, il fratello di Nina, Corrado Mazzetti, affidò le figlie gemelle, Paola e Lorenza (1927), alla famiglia Einstein ed esse trascorsero con le cuginette un’infanzia felice. Durante la guerra anche l’altra sorella di Nina, Ada, inviò al Focardo la propria figlia, anch’essa Anna Maria (1926), convinta di poterle offrire in questo modo un alloggio sicuro in un tempo drammatico.

La vita al Focardo era molto interessante, gli Einstein intrattenevano relazioni con le personalità artistiche e culturali più note della prima metà del XX secolo: dal pittore Giacomo Balla alla figlia di Thomas Mann, da Gino Severini al pastore valdese Tullio Vinay, una delle figure più note dell’antifascismo e successivamente valente Senatore della Repubblica.

Nel 1944, nel corso della risalita dei tedeschi, incalzati dagli americani, le ville dei colli fiorentini erano state requisite e utilizzate dai comandi della Wermacht e anche Il Focardo aveva subito lo stesso destino. Tuttavia, nonostante l’origine ebraica di Robert, la convivenza si svolse senza troppe preoccupazioni, anche perché i soldati, ben consapevoli che la guerra era ormai persa, non vedevano l’ora di andarsene verso il Nord e di tornare a casa. Il clima di quel periodo è descritto con delicatezza e con straordinaria compartecipazione da Lorenza Mazzetti nel bellissimo romanzo “Il cielo cade”, pubblicato per la prima volta nel 1961 e reso noto al grande pubblico attraverso un film del 2000, con protagonista l’attrice Isabella Rossellini. L’autrice ritorna bambina e con il dolce sguardo infantile trasfigura i ricordi mescolando in una sintesi malinconica e affascinante i toni della serena bellezza con quelli della tragicità degli eventi.

Il 3 agosto 1944 l’ultimo gruppo di militari tedeschi lascia la villa; Robert Einstein, avvisato del prossimo arrivo delle SS alla ricerca degli ultimi ebrei da eliminare, fugge con i partigiani tra i boschi, convinto di essere solo lui il ricercato dei criminali nazisti.

La mattina del 4 agosto la pattuglia giunge al Focardo, riunisce nella corte tutti i presenti, fa allontanare i contadini della zona e divide i familiari. Paola, Lorenza e Anna Maria, con il cognome italiano, vengono rinchiuse in una stanza. Nina, Luce e Annamaria vengono invece interrogate a lungo. Si sentono grida, urla di paura, poi il rumore secco degli spari. Le recluse vengono liberate dalla loro prigione e si trovano davanti alla terribile scena, la zia e le cugine – 17 e 27 anni! – immerse in un bagno di sangue. I nazisti trovano il tempo di incendiare la villa, prima di fuggire precipitosamente; la sera stessa gli americani sarebbero arrivati a Rignano e il giorno dopo al Focardo. Non sono mai stati identificati gli autori di questa inutile e crudele strage, così come non sono stati compresi i motivi di tanta cattiveria. Si parla di un biglietto in tedesco che riferisce l’esecuzione “dei giudei”, ci sono documenti della Resistenza toscana che dimostrano la volontà di rapire Robert per far pressione su Albert in America, per qualcuno si tratterebbe solo di volontà criminale, colpo di coda di chi si sentiva ormai braccato e sconfitto.

Le cugine, con negli occhi il terrore e un immenso dolore, vengono accolte nelle case dei contadini e trattate con tanta dolcezza. Dopo qualche tempo, avvisato dagli americani, giunge alla Badiuzza Robert e rimane sconvolto da ciò che trova, la moglie e le figlie trucidate, le nipoti terrorizzate e prive di ogni prospettiva di futuro. Narrano del suo andirivieni a Firenze, del suo affaccendarsi per sistemare le strutture distrutte, della sua apparente serenità. Fatto sta che nemmeno un anno dopo, il 13 luglio 1945, Robert Einstein, dopo aver garantito la sopravvivenza economica alle gemelle e aver scritto lettere cariche di intensa umanità a tutte le persone a lui care, decide di raggiungere la sua famiglia attraverso il suicidio. Riposa in pace nel suggestivo cimitero, a poche centinaia di metri dal Focardo.

La storia continua nella vita delle testimoni che, attraverso gli strumenti dell’arte e delle relazioni, hanno cercato, senza riuscirci, di trovare un senso a quegli avvenimenti. E hanno provato, riuscendoci molto bene, a trasfigurare gli eventi, rivelando come la Vita sia un intreccio misterioso di bellezza e di orrore, di autentica solidarietà e spaventosa cattiveria, di eterno conflitto fra il bene e il male.

Lorenza Mazzetti avrà una vita avventurosa, prima Londra del dopoguerra dove cimentandosi quasi autodidatta con il cinema entra nel “giro” del free cinema e vince addirittura un premio per la miglior regia “giovane” a Cannes. Poi, dopo il ritorno in Italia, la frequentazione di registi come Bernardo Bertolucci e scrittori come Cesare Zavattini, la porterà alla letteratura, con Il cielo cade e molti altri successivi scritti, di solito romanzi autobiografici. Nel 2016 ha ricevuto a Gorizia l’importante riconoscimento alla carriera, nell’ambito del Premio della sceneggiatura “Amidei”.    Ci ha lasciato due anni fa, “leggermente” e “profondamente”, proprio così come è vissuta.       Paola Mazzetti si è dedicata invece soprattutto alla pittura, dipingendo con maestria e leggerezza il proprio animo delicato, sconvolto ma non schiacciato dalla tragedia del ’44. Il loro messaggio è essenzialmente quello di chi, mostrando senza reticenza il cuore sanguinante di dolore, afferma che comunque l’esistenza è un dono stupendo e vale la pena di viverla, in tutti i suoi istanti. Ed è anche un monito alle giovani generazioni, una parola viva di testimoni oculari che possono raccontare in diretta come il nazismo e il fascismo siano i semi dai quali sono nati e potrebbero anche tornare a nascere, orribili alberi carichi di frutti venefici.

Ah sì, e la terza testimone, dove è sparita? La terza testimone, Anna Maria Boldrini, è mia madre, figlia della sorella di Nina, Ada Mazzetti, battezzata cattolica in San Pietro nel 1926, essendo madrina la protestante metodista zia Seba e lo stesso ebreo agnostico zio Robert Einstein. Ha mantenuto per molti anni un doloroso riserbo sugli eventi del Focardo, trovando in essi la fonte di un’indomita passione per la cultura e per l’insegnamento, senza per questo dimenticare la malinconica bellezza dello scorrere ordinario delle opere e dei giorni.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org