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Riabitare l’Italia. Non solo il titolo di un libro.

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di Bianca Della Pietra del 26/11/2020

In questo inquietante, ma importante momento che stiamo vivendo, ho pensato a un interessante libro  pubblicato dall’editore Donzelli nel dicembre 2018 e presentato a Tolmezzo il 29 marzo 2019 nel contesto di INNOVALP, il Festival delle idee per la montagna.

Si tratta di RIABITARE L’ITALIA. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste.

Il testo, a cura di Antonio De Rossi, è stato scritto da diversi autori di formazioni difformi tra loro: storici, territorialisti, architetti, geografi, demografi, antropologi, sociologi, statistici, economisti, ecologisti.

Riporto la sintesi dalla quarta di copertina:

“Invertire lo sguardo. Guardare l’Italia intera muovendo dai margini, dalle periferie. Considerare le dinamiche demografiche, i processi di modernizzazione, gli equilibri ambientali, le mobilità sociali e territoriali, le contraddizioni e le opportunità, per una volta all’incontrario. Partendo dalla considerazione che l’Italia del margine non è una parte residuale; che si tratta anzi del terreno forse decisivo per vincere le sfide dei prossimi decenni.”

Perché questo libro in questo momento?

Il Covid ci ha colto di sorpresa, pare, raccontato con metafore guerresche in cui combattere è l’azione quotidiana che siamo chiamati a fare. Ma in una vita non semplice, quale quella che solitamente tutti gli esseri umani vivono, sono già presenti contraddizioni e conflitti che, nei momenti di crisi, vengono accentuati, estremizzati. Queste energie se non trovano un luogo simbolico, un contesto in cui esprimersi in maniera creativa, costruttiva, pur nei loro contenuti negativi, esplodono in proteste, rifiuti, negazioni o atti che possono essere strumentalizzati. Dal punto di vista sociale corriamo il rischio di accentuare le divisioni e le disuguaglianze, anche di genere e intergenerazionali.

Parliamo però anche degli effetti psicologici di questa pandemia non propri solo della crisi, ma frutto di una gestione della res publica in forma individualistica e privatistica che pian piano ha portato a comportamenti oppositivi e opportunistici, difficilmente riconducibili  verso visioni di presente solidale, di futuro percorribili e di progetti realizzabili.

Le città, in particolare per le persone fragili, diventano luoghi da rifuggire mentre le piccole comunità sembrano offrire quegli spazi di umanità di cui tutti abbiamo bisogno, ma che non tutti siamo in grado, possiamo o vogliamo scegliere.

Ecco che proprio dai territori considerati periferici, marginali, ci provengono dunque indicazioni interessanti. La SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) ha cercato di “valorizzare e rimuovere gli ostacoli per il libero dispiegarsi delle esperienze più promettenti già esistenti o sperimentate…E di trasformare queste iniziative da progetti individuali o di mera sopravvivenza, in progetti da integrare in un disegno strategico valido per tutto il territorio”.[1]

Il progetto 2016-2022 “è finalizzato a contribuire al processo di riorganizzazione dei servizi pubblici sul territorio delle Aree Interne del Paese, garantendo l’individuazione di modelli di gestione efficaci e coerenti con le esigenze dei territori. Il progetto ha l’obiettivo di supportare il Comitato Tecnico Aree Interne e, attraverso questo, gli Enti locali coinvolti nel processo di nascita e/o consolidamento di forme di governo e gestione integrate dei servizi pubblici locali comunali nelle 72 aree interne individuate.”[2]

Le aree sono 72, visibili in questa mappa tratta da:

Il concetto che pervade il libro, pur  nei diversi approcci, è “la decostruzione delle immagini implicite” come spiega il curatore nella sua introduzione e questa passa attraverso l’analisi dell’urbanizzazione, dell’utilizzo/abbandono dei territori da parte dei cittadini storici e nuovi, dei progetti e delle politiche territoriali. Le immagini e le connessioni che ci vengono offerte ci raccontano della nostra condizione umana nel suo rapporto con la terra (anche la Terra, se vogliamo) e su questo ci inducono a riflettere. Fabrizio Barca all’inizio del capitolo conclusivo, ben esprime questo concetto: “È l’immagine della nostra Italia che esplode dalle pagine di questo libro”, un’immagine caleidoscopica che rende giustizia dell’interazione, del legame e dell’evoluzione, ma anche fotografie nitide di territori.

Sono sei le tipologie individuate che vengono definite “territori fragili”[3]:

“Borghi e terre alte abbandonate”

“Fondivalle, pedimonti e conche che si intristiscono dopo una crescita senza sviluppo”

“la campagna produttiva in spopolamento”

“la campagna urbanizzata e I distretti in difficile ristrutturazione”

“la costa consumata da urbanizzazione di bassa qualità”

“gli interstizi dell’urbanizzazione”

La Strategia Nazionale delle Aree Interne ha lo scopo di rimettere al centro le persone nei luoghi con tutta la complessità che questo processo comporta., escludendo la semplificazione.

 La risposta alla domanda “Che fare” viene individuata nel coinvolgimento e partecipazione degli abitanti I quali, con le autorità locali costruiscono una visione condivisa del territorio che viene fatta propria dall’autorità sovra comunale con un impegno duraturo nel tempo. Questa concretizza le diverse progettualità in collegamento con tutti I settori di sviluppo di quel territorio. Ma non basta: ci deve essere un “forte investimento in risorse umane nella pubblica amministrazione”. E qui si costruisce un ulteriore aggancio con la situazione attuale, anche al di là della pandemia. I settori scoperti del settore pubblico (sanità, scuola, P.A. solo per citarne alcuni) in questo momento mostrano tutta la miopia dell’amministrare, dell’investire risorse economiche nel buon funzionamento (e magari anche potenziamento) di servizi pubblici essenziali che stanno invece dimostrando tutte le loro falle a cui non si deve continuare a rispondere in maniera privatistica.

Ma, per finire con una domanda e proseguire con undialogo, non vi pare che questa revisione di ottiche sui territori possa offrirci qualche spunto? Non solo di fuga, ovviamente.


[1] “La Strategia nazionale per le aree interne” di S. Lucatelli e F. Tantillo, p.429, op. cit.

[2] http://www.pongovernance1420.gov.it/it/progetto/la-strategia-nazionale-per-le-aree-interne-e-i-nuovi-assetti-istituzionali/

[3] pp.555-556 op.cit.

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