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Appunti partigiani sulla Resistenza e sulla collaborazione dei movimenti di liberazione italo-jugoslavi

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di Enrico Bullian del 8/7/2020

La ristampa di una mostra necessaria: “22 maggio ’44 la battaglia di Peternel. Quando il Collio s’infiammo di ciliegie e di sangue”. Testi di Luciano Patat; idea e realizzazione di Bruno Cucit; con riproduzione del dipinto di Sergio Altieri.

Prossima esposizione presso il Municipio di Turriaco, organizzata dall’ANPI -Comitato Provinciale di Gorizia

Motivazione dello scritto e della ristampa di una mostra

Ci sono sempre state polemiche attorno alla Resistenza e alla collaborazione fra le formazioni italiane e jugoslave nell’area della Venezia Giulia, incentrate sui temi dei 40 giorni di “occupazione” di Trieste (e di altre città minori della zona), sul dramma delle foibe prima e dell’esodo poi, e sul graduale ritorno di una parte dei territori all’Italia (Monfalcone nel 1947, Trieste nel 1954). Tuttavia, mai come in questa fase, l’attacco sistematico della destra nazionalista alla collaborazione con i partigiani Titini ha visto una evidente e (verbalmente) violenta strumentalizzazione politica, nel tentativo di screditare l’antifascismo e le attuali formazioni di Sinistra, intese in senso largo. Grette distorsioni della realtà dei fatti che rischiano di produrre effetti devastanti sull’uso pubblico della Storia e della Memoria con ricadute sul presente e sul futuro. Ne deriva la convinzione della necessità di ri-attivare degli anticorpi antifascisti e di proporre alcuni appunti che rendano meno minacciose queste prospettive revisioniste e ristabiliscano alcuni punti fermi. Non appare più accettabile subire attacchi apparentemente sgangherati dalla destra nazionalista, che tenta di tacciare – ad ogni occasione utile ed anche in situazioni completamente fuori contesto – chi si rifà ai valori della Resistenza, considerando – semplicisticamente e falsamente – i comunisti italiani subordinati a quelli titini e dunque responsabili di ogni atrocità.

La ristampa della mostra bilingue (in italiano e in sloveno) che ricorda la Battaglia di Peternel e l’epopea legata alla Divisione Garibaldi Natisone è opportuna anche per ristabilire la verità storica sulla collaborazione fra i due Movimenti di Liberazione nazionale, italiano e jugoslavo. 

Premessa

Nel 1941 la Jugoslavia è stata invasa dalla Germania nazista e dall’Italia Fascista (e da altri stati “fantoccio” dell’Asse). Giova banalmente stabilire chi ha attuato l’invasione e chi l’ha subita. Ricordando anche che nella Venezia Giulia si sviluppò la variante del fascismo “di frontiera” (potentemente anti-slava), ovvero una versione – se possibile – ancora più macabra rispetto alla tirannide instaurata nel resto dell’Italia.

Il Movimento di Liberazione jugoslavo. Chi sostenne Tito? Alcuni appunti

  1. Il Movimento di Liberazione Jugoslavo mosse i propri primi passi già nel 1941. Ne deriva che organizzativamente e militarmente i partigiani jugoslavi beneficiavano di oltre due anni di vantaggio rispetto a quelli italiani, che trovarono una sponda naturale in queste formazioni di combattimento. La collaborazione non fu sempre lineare e senza strappi, ma questa è un’altra questione. Il Distaccamento “Garibaldi”, ovvero la prima formazione partigiana della Resistenza italiana si costituì alla fine di marzo del 1943 in seguito agli accordi fra il dirigente comunista friulano Mario Lizzero ed i comandanti dei reparti partigiani sloveni della zona di Caporetto: formato in larga parte da operai dei cantieri di Monfalcone e al comando di due ex condannati dal Tribunale speciale fascista, Pietro Merkandel “Mark” e Mario Karis “Maks”, il reparto raggruppava gli italiani che combattevano nelle formazioni slovene.
  2. La Resistenza jugoslava era divisa – semplificando – fra monarchici e comunisti e presto maturarono insanabili contrapposizioni fra i due movimenti. E qui la polemica dei nazionalisti di oggi diventa insopportabile e inaccettabile. A testa bassa insistono su una supposta e completa subordinazione dei comunisti italiani a quelli jugoslavi, a cui viene imputata ogni nefandezza. È opportuno ricapitolare come Tito assunse la guida del Movimento di Liberazione jugoslavo, ovvero conquistandola sul campo fra le popolazioni balcaniche, ma anche accreditandosi come leader legittimo fra le forze Alleate. Ovvero furono gli accordi fra il conservatore inglese Churchill, il democratico americano Roosevelt e il comunista sovietico Stalin che consentirono a Tito di beneficiare dei rifornimenti alleati per le formazioni partigiane jugoslave. Da ricostruzioni storiche, pare plausibile che sia stato Churchill a porre la fatidica domanda retorica per convincere il più titubante Roosevelt al fine di sostenere i partigiani comunisti e non quelli monarchici: “Chi ammazza più nazisti?”. E a tutti era ben chiara la risposta. E così andò: non solo agli Alleati era chiaro da che parte si doveva stare nella scelta fra Tito e i nazisti, ma anche dentro il Movimento di Liberazione jugoslavo optarono per l’appoggio ai comunisti. Infatti dal 1943 iniziarono a rifornire i titini. Tuttavia è altrettanto importante ricordare che la Jugoslavia fu l’unico Paese che si liberò senza l’intervento diretto di eserciti Alleati. Questo portò a Tito un’enorme base di legittimazione, dentro e fuori la Jugoslavia.

La Resistenza sul confine orientale, la battaglia di Peternel e la Divisione “Garibaldi Natisone”, la più grande formazione partigiana della Resistenza italiana che contribuì alla Liberazione di Lubiana. La mostra necessaria

Attraverso la ristampa della mostra, oltre agli eventi epici legati alla battaglia di Peternel del 22 maggio 1944, si possono ritrovare molti spunti riguardanti la lotta di Liberazione sul Collio Brda, dove operavano diverse formazioni partigiane, sia italiane che slovene, che potevano contare sul sostegno della popolazione locale e sui vantaggi offerti da un terreno ricco di vegetazione e di rifugi naturali, adatto alla guerra partigiana. Dal crollo del regime fascista fino al termine della guerra il Collio fu di fatto una Zona Libera, amministrata dai Comitati del Fronte di Liberazione che, eletti direttamente dai cittadini nell’estate del 1944, esercitarono le funzioni di governo e garantirono il regolare funzionamento delle scuole e gli approvvigionamenti alla popolazione civile e ai reparti partigiani.

I primi gruppi partigiani sloveni si formarono – in quella zona – nella seconda metà del 1942, mentre, nell’agosto del 1943, proveniente dalla Selva di Tarnova, giunse sul Collio anche un reparto di combattenti italiani, il Distaccamento “Garibaldi”, formato da operai dei cantieri di Monfalcone e da militari disertori dell’Esercito Regio. Dopo l’armistizio (o la capitolazione per la storiografia jugoslava) dell’8 settembre 1943 si intensificò la Lotta di Liberazione. Il 17 ottobre 1943, per iniziativa dell’operaio monfalconese Mario Fantini “Sasso” e dell’ex perseguitato politico cormonese Giovanni Padoan “Vanni”, si costituì sul Collio una nuova formazione garibaldina, il Battaglione “Mazzini”.Nella primavera del 1944 si aggiunsero altri tre Battaglioni garibaldini: il “Mameli”, il “Manin” ed il “Manara”. Il 17 giugno i quattro battaglioni, forti di oltre 400 uomini, furono raggruppati nella Brigata “Natisone”. In seguito alla formazione di altri quattro battaglioni, il 17 agosto 1944 gli otto Battaglioni garibaldini furono suddivisi in due brigate e venne costituita la Divisione “Garibaldi Natisone”, alle cui cariche di comando furono confermati “Sasso”, “Vanni” e l’ex ufficiale dell’Esercito italiano Ferdinando Mautino “Carlino”. Dopo essere stata protagonista delle battaglie per la creazione della Zona Libera del Friuli orientale e dopo aver sottoscritto con il IX Korpus sloveno un patto militare di dipendenza operativa, nel dicembre 1944 la divisione si trasferì nella regione di Circhina.

L’aspetto forse più straordinario, che per alcuni potrà sembrare paradossale, è che – alla fine della Guerra di Liberazione – la Divisione “Garibaldi Natisone” fu la più grande formazione partigiana della Resistenza italiana, con i suoi 5.500 combattenti e i 1.500 caduti, ma per tuttol’inverno e per buona parte della primavera del 1945 la Divisione fu impegnata in numerosi combattimenti in Slovenia e il 6 maggio partecipò addirittura alla Liberazione di Lubiana. Il 20 maggio i reparti sfilarono per le vie di Trieste e il 24 giugno, con la consegna delle armi, la Divisione fu smobilitata a Udine.

Per questo la ristampa della mostra, che avverrà a cura dell’ANPI – Comitato Provinciale di Gorizia, assume una valenza storica importante, nel contesto attuale di denigrazione della Resistenza e di impostazioni aprioristicamente anti-jugoslave. La prima esposizione avverrà fra qualche settimana a Turriaco e come Amministrazione comunale siamo soddisfatti di poterla ospitare, assieme ai suoi autori Luciano Patat e Bruno Cucit. Un’ultima nota per segnalare che la mostra riprende degli stralci del bellissimo dipinto del noto pittore isontino Sergio Altieri, che descrive le fasi salienti della battaglia.

Cenno su Tito nel secondo dopoguerra

Perfino e soprattutto dopo la rottura fra Stalin e Tito del 1948, l’Occidente continuò a sostenere Tito in chiave antisovietica.

Conclusione

L’uso della Storia da parte degli esponenti della destra nazionalista è inqualificabile. Ridotta a slogan per denigrare la Sinistra italiana di oggi e infangare la Resistenza, appare inconsapevole o ignorante rispetto alla complessità della “questione jugoslava” e “del confine orientale”, oltre che delle dinamiche, delle collaborazioni e dei rapporti che esistevano fra il Movimento di Liberazione jugoslavo e quello italiano, gli Alleati e in particolare il resto dell’Occidente.

 Enrico Bullian

Sindaco di Turriaco e storico

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org