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Cambio di rotta

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di Carlo Pegorer del13/06/2020

Da più parti sorge la richiesta di un necessario cambio di rotta nella politica in modo da consentire alla discussione pubblica di poggiare su un altro binario: quello della concretezza dei progetti e della individuazione dei soggetti chiamati a realizzarli.

Sono tre i protagonisti di questo possibile salto di qualità: il lavoro, la rete delle imprese, le istituzioni ai vari livelli di responsabilità.

Finita l’emergenza, ma dentro una crisi sanitaria sempre latente, e di fronte a numeri impietosi a corredo delle previsioni finora conosciute per l’economia nazionale e regionale, è tempo di dare gambe alle copiose risorse pubbliche che , a partire dalla sanità, lo Stato centrale ed anche le istituzioni europee hanno messo in campo. E non da ultimo, a questo proposito, quanto sta facendo la BCE, che, anche grazie alle nuove risorse messe a disposizione in queste settimane, sta concretamente sostenendo, ad esempio, il nostro debito pubblico, dando in qualche modo ristoro allo stesso mercato finanziario, offrendo un concreto spazio, sempre per rimanere nel nostro Paese, a quel necessario lavoro da compiere per realizzare processi di rafforzamento delle imprese italiane, ancora in grande parte poco capitalizzate o troppo piccole. Qualcuno ha detto che in questo giornate la BCE sta operando in una logica da vera e propria banca europea: vedremo.

Non è tempo, quindi, di messaggi propagandistici e di richieste lobbistiche, ma piuttosto di riscoprire, con la regia delle istituzioni, un campo di gioco utile a rilanciare il Paese. Un rilancio che passa in modo particolare attraverso la modernizzazione delle varie strutture italiane come i trasporti, la giustizia e la burocrazia, l’individuazione dei settori di intervento per una riconversione ecologica dell’economia, la digitalizzazione di numerose attività e, soprattutto, la riduzione delle diseguaglianze sociali di varia natura, che la pandemia ha reso ancora più marcate.

Tutto ciò, ben sapendo che il conflitto tra capitale e lavoro mai potrà comunque trovare soluzione, tanto più in una fase di ridefinizione degli stessi equilibri economici mondiali finora conosciuti e che stanno disegnando una diversa divisione del lavoro su scala internazionale.

Innovazione di processo e prodotto,

stimolo alla locale domanda interna, qualità e quantità di istruzione e formazione, coraggiosa modernizzazione della burocrazia regionale, sono alcuni dei temi sui quali da subito va aperta, anche in Friuli Venezia Giulia, una seria ed efficace interlocuzione fra le parti in gioco. E ciò a partire da una Regione che, al di là delle note stampa e del sostegno di interessi economici in campo, non ha mosso finora tutte le risorse a disposizione, a differenza di quanto fatto nell’emergenza da altre Regioni, anche solo ordinarie.

Si dirà che non è del tutto vero, ma i dati sono lì a confermarlo e resta il fatto che a una Regione speciale deve corrispondere la messa in campo di una strategia e di interventi davvero speciali, perché i margini di manovra sono ben superiori a quelli delle altre realtà regionali. E non è sempre tutta colpa dello Stato centrale o del Governo nazionale magari non dello stesso colore. È il caso di dare un taglio a questa litania.

A tale proposito, basta vedere le risorse destinate anche alla nostra Regione speciale dai vari provvedimenti statali di questo periodo. A questo punto è giusto chiederci, perciò, come mai non sia presente ai vari livelli di responsabilità una visione di lungo respiro o,ancora, se non si tratti semplicemente di una mancanza di qualità nella cosiddetta classe dirigente, sia essa politica, burocratica, di categoria o di associazione. Quella qualità ormai sostituita dalla grancassa della propaganda, da organi di informazione spesso localmente creati allo scopo di sostenere interessi economici particolari o dal protagonismo spicciolo e interessato dell’esponente politico di turno a capo, magari, dell’istituzione regionale.

La situazione è per varie ragioni oltremodo difficile, ma permane lo spazio per cambiare lo stato di cose esistenti e così cercare di voltare pagina nel segno dell’equità e della giustizia sociale.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org