di Aleš Waltritsch del 16/5/2020 – Si doveva fare! Bisognava contrastare l’invasione nazifascista, tenere alto il morale, far sentire alla popolazione la presenza e la costanza della lotta partigiana, difendere e diffondere i valori di fratellanza, uguaglianza e libertà. E si doveva tener viva la propria lingua, sottomessa da vent’anni di tirannia fascista. Fu anche questa la missione del Partizanski dnevnik, quotidiano partigiano nato nel novembre 1943 e stampato in clandestinità nell’Europa occupata nei boschi non lontano da Gorizia, precursore del Primorski dnevnik, del quale in questi giorni ricorrono i 75 anni di pubblicazione.
Le radici del Primorski dnevnik affondano dunque nella Resistenza, nella giusta lotta per la libertà dei popoli, per la pace, nella volontà di potersi esprimere nella propria lingua e di valorizzare la propria cultura. Ideali che la comunità slovena ha maturato sin dal secondo Ottocento e primo Novecento, quando gli sloveni della Venezia Giulia potevano già vantare un proprio quotidiano, l’Edinost, soppresso per ordine delle autorità fasciste nel 1928.
Il primo numero del Primorski dnevnik esce a Trieste, all’indomani della Liberazione, il 13 maggio 1945. E da allora, ininterrottamente, per tutta la comunità degli Sloveni che vivono nella Regione Friuli Venezia Giulia e non solo rappresenta un insostituibile elemento di riferimento non solo sotto il profilo informativo, ma anche sotto l’aspetto culturale, linguistico e sociale.
Attento osservatore di quanto quotidianamente accade in queste terre, ha saputo nel corso degli anni rappresentare non solo per gli Sloveni che vivono in Italia ma per tutta la comunità regionale e per la Slovenia una voce obiettiva e attenta, portatrice di apertura e confronto, basi necessarie per una crescita comune e attenta a tutti. Nella sua lunga storia il Primorski ha dovuto superare momenti di crisi, ma la voglia e la determinazione di una comunità a mantenere la propria voce storica ha fatto sopravvivere e crescere il giornale. Nel corso degli anni ha saputo aprirsi al mondo che lo circonda, diventando attento ed acuto osservatore di quanto accade nelle terre a cavallo dell’ex confine.
Una responsabilità a volte non facile, che i giornalisti, la direzione e gli altri operatori del Primorski sentono propria e orgogliosamente affermano quotidianamente. Un lavoro apprezzato, confermato anche dal supporto ricevuto da tutto il mondo culturale, sociale, sindacale e politico regionale, sloveno e nazionale anche due anni fa, quando in Parlamento si volevano cancellare i contributi per l’editoria. Si, Il bacino di utenza del quotidiano è interessante e vivace, ma numericamente limitato. I ricavi derivanti dalla vendita delle copie e dalla pubblicità non sono ovviamente sufficienti a coprire i costi di pubblicazione del giornale e date le scarsissime possibilità, per evidenti limiti oggettivi di mercato, di realizzare consistenti incrementi dei ricavi caratteristici, il mantenimento di un adeguato sostegno economico e finanziario, che risponde anche ad un’ottica di tutela, costituzionalmente espressa e garantita, della minoranza linguistica slovena in Italia, è quindi assolutamente indispensabile per la sopravvivenza del giornale. E così, grazie al sostegno di tutti, il contributo pubblico è giustamente rimasto.
Il Primorski può quindi orgogliosamente appuntarsi sul petto il fiore dei 75 anni e guardare avanti. Una redazione giovane, un percorso di sviluppo già delineato con ovviamente un’attenzione particolare ai nuovi stimoli che il mondo digitale offre e richiede. Un gruppo di persone coese e consapevoli del peso e del significato del proprio lavoro, orgogliose della parole di sincero apprezzamento che il Presidente della Repubblica Segio Mattarella ha voluto esprimere nel suo intervento pubblicato sul Primorski dnevnik accanto alle altrettanto convincenti parole del Presidente sloveno Pahor mercoledì 13 maggio, nel numero speciale per i 75 anni, delle quali vanno sen’altro ricordati due passaggi: “Il Primorski dnevnik è stato, in questi anni, veicolo di una cultura che ha trovato nella Costituzione repubblicana riconoscimento e tutela, giungendo a promuovere valori di pace e convivenza nel travagliato territorio del confine orientale del nostro Paese” e “La presenza di una voce come il Primorski dnevnik, mentre arricchisce il patrimonio informativo della libera stampa dell’Italia, rappresenta un presidio del pluralismo culturale della Repubblica.” Responsabilità delle quali si deve essere orgogliosi e che devono costituire un forte stimolo per il continuo rafforzamento del dialogo tra le comunità italiana e slovena.