di Roberto Bianchi del 1/5/2020 – È un agile saggio che va letto, per conoscere quanto avvenne un secolo fa, quando si verificò un’altra esplosione virale su scala mondiale, e per capire un po’ di più cosa sta avvenendo oggi. Alcuni numeri grezzi, che rendono l’ordine di grandezza: – Gli eserciti in campo – nella prima guerra davvero mondiale – contavano 70 milioni di soldati, di cui si stimano in 10 milioni i caduti; – Le stime sulle vittime della spagnola a livello planetario variano dai 10 ai 100 milioni fra il 1918 e il 1921. Con gli ultimi studi sulla spagnola, scrive Bianchi, “ci si orienta invece sulla cifra di 100 milioni di morti, ovvero su 21,7 decessi ogni 1.000 persone, e si ipotizza che il morbo abbia toccato tra il 30 e il 50% della popolazione presente sul pianeta, fino ad arrivare alla cifra di 900 milioni di contagiati. […] Riguardo all’Italia, ricordo che le valutazioni sul numero dei contagiati oscillano tra 5 e 25 milioni, su circa 36 milioni di abitanti”. Vi ho anticipato questa premessa, ma il saggio si apre con una semplice domanda: “qual è stato l’evento più catastrofico del mondo contemporaneo?” Quasi tutti, fino a poco fa, avrebbero risposto “le guerre mondiali o, più probabilmente, la shoah oppure altri genocidi; qualcuno avrebbe ricordato il nazismo, le bombe atomiche sul Giappone, il fascismo, lo stalinismo, o certe grandi carestie che hanno segnato drammaticamente la storia di Ottocento e Novecento. Ma nessuno avrebbe ricordato la spagnola”. Non sono pochi i manuali italiani di storia dove non si trova l’inserimento di una voce specifica sulla spagnola, vale a dire “sull’evento planetario che nella storia contemporanea mostra in modo più netto il legame inseparabile tra i destini della Penisola e quelli del resto del mondo”, tale da rendere già mutilata in partenza la vittoria nel conflitto (non nel senso dannunziano dunque…).
“Sta di fatto che la spagnola ha causato molti più morti delle due guerre mondiali messe assieme. Considerando i morti per questa pandemia di influenza A H1N1, quelli dovuti alle varie epidemie non divenute pandemie tra 1914 e 1918 (l’ultimo passaggio della “vera” peste in Europa avvenne proprio nel 1918 in Inghilterra), quelli causati dalle tante malattie sorte e diffuse in trincea, e senza dimenticare i 10 milioni di giovani uomini caduti al fronte, in termini assoluti la Prima guerra mondiale coincise con la più grande catastrofe demografica nella storia dell’umanità. Non in termini relativi, perché la peste bubbonica e polmonare del Trecento ebbe un impatto percentuale enormemente superiore, quantomeno in Asia, Europa e Mediterraneo.”
Attira l’attenzione il nome che veniva via via dato a questa nuova forma influenzale. Scrive Bianchi: “Di sicuro c’è solo che la spagnola non si originò in Spagna e che fu causata da un virus che all’epoca era sconosciuto, e che così sarebbe rimasto per molto tempo. L’influenza fu indicata con nomi diversi nei vari paesi e nei vari tempi del suo sviluppo”. Eccoli: la «forestiera»; la «riequilibratrice» che colpiva di più le donne, dopo la guerra dei maschi; in Francia venne indicata inizialmente come «febbre di Parma»; «febbre delle Fiandre» in Inghilterra; «malattia bolscevica» in Polonia; «febbre di Bombay» a Ceylon; «di Singapore» a Penang; in Senegal l’«influenza brasiliana»; in Brasile la «tedesca»; in Rhodesia «influenza dell’uomo bianco»; in Persia la «britannica»; in Danimarca era la «febbre «dal Sud». Insomma l’origine del virus (del male) era sempre altrove… Vi ricorda qualcosa di contemporaneo? (Gli esperti stanno ancora discutendo su dove realmente si sia sviluppato il primo focolaio di spagnola; ci sono tre tesi e la prima sembra quella più accreditata: nel Middle West degli Stati uniti nei dintorni dei sovraffollati campi di addestramento dell’esercito statunitense; in Cina o in Francia).
Ma perché fu chiamata spagnola allora? Anche in Spagna fu inizialmente denominata in altro modo, come agente esogeno: «soldato di Napoli». Tuttavia, “Le condizioni generali imposte dalla guerra mondiale avrebbero fatto associare in modo indissolubile e per sempre il nome della Spagna, e non quello di Napoli, alla pandemia. Infatti, in tutti i paesi coinvolti nel conflitto la censura e la
mobilitazione totale imponevano un ferreo silenzio stampa sulle notizie che si riteneva potessero incrinare il morale al fronte o sul fronte interno. Rimasta neutrale, la Spagna conosceva invece un livello di censura relativamente assai inferiore che permise ai quotidiani di fornire ampie cronache del flagello, poi riprese e riportate sulle pagine dei giornali nell’Europa in guerra. Nel corso della primavera 1918, iniziò a diffondersi la notizia che in tre giorni due terzi dei madrileni si erano ammalati, come pure il re Alfonso XIII […]. Tra Londra e Parigi si parlò di Spanish Lady e Spanish Tart, evocando prostitute spagnole e malattie veneree. La guerra non era ancora finita che quella influenza era ormai divenuta «la febbre spagnola». […] La peste nera del XIV secolo impiegò sette anni per concludere la sua parabola tra Asia, Europa e Africa. Nell’arco di appena un anno, tra 1918 e 1919 la spagnola attraversò gran parte del globo, per poi tornare e ricomparire in taluni luoghi fino al 1921. Nel 2020 il Covid-19 si sta diffondendo con molta più rapidità. Forse sono segni del progresso, o di quella globalizzazione reale che molti criticavano tra 1999 e 2003”.
Infine, “In attesa di risposte più solide e convincenti sulle origini della malattia [spagnola], possiamo affermare con certezza l’esistenza di una correlazione tra la pandemia e il contesto storico: i decenni di imperialismo, gli anni di costruzione delle reti di dominio e scambio coloniale, e soprattutto la guerra mondiale che fin dal 1914 trascinò sui vari fronti uomini provenienti da Europa, Africa, Asia, Oceania e successivamente anche dall’America, per un totale di 70 milioni di soldati. […] Le conseguenze della pandemia furono notevoli. Spesso si fa riferimento al presidente Wilson, che prese l’influenza della terza ondata e si debilitò notevolmente proprio nelle settimane decisive per la conclusione del trattato di Versailles, tanto da indurre alcuni studiosi a stabilire una correlazione tra gli effetti del morbo e la terribile pace che gettò premesse per nuove guerre […]. In Sudafrica la spagnola accelerò il percorso verso la segregazione razziale, l’apartheid (il Native Urban Areas Act sarebbe stato promulgato nel 1923). In Europa e nella Russia sovietica contribuì a gettare le basi per più moderni e universali sistemi sanitari statali”.
NOTA A MARGINE: Nel testo troviamo perfino un riferimento locale, precisamente al Sacrario di Redipuglia. Bianchi scrive [riprendendo la pubblicazione del 2002 di Eugenia Tognotti – docente di storia della medicina – La “spagnola” in Italia. Storia dell’influenza che fece temere la fine del mondo (1918-1919)]: “«La rimozione, a livello planetario, dalla memoria e dal vissuto dei contemporanei può essere considerato uno dei grandi misteri del Novecento». Tognotti ci dice che la rimozione fu dovuta alla censura, ma soprattutto alle forme assunte dall’elaborazione del lutto collettivo tra guerra e dopoguerra, alla «sdrammatizzazione della morte», all’«oscuramento» del lutto privato rispetto a quello collettivo per le morti «eroiche e sante» in nome della patria, alle quali furono riservati sacrari, monumenti, targhe, militi ignoti, celebrazioni e commemorazioni – anche se, e non è un paradosso, l’unica donna presente nell’immenso sacrario costruito dal regime fascista a Redipuglia morì a causa della spagnola… E, infine, secondo Tognotti l’oblio fu dovuto allo «scarsissimo o nullo interesse per gli eventi naturali da parte della storiografia, tradizionalmente chiusa in una visione antropocentrica e idealista»”.
Il saggio integrale lo trovate qui:
hiips://amicidipassatoepresente.wordpress.com/2020/03/31/la-spagnola-appunti-sulla-pandemia-del-novecento-roberto-bianchi/?fbclid=IwAR0e57-1tfZ9qj413UuXj4TRl1SBQUQH6vyylHNaizLgvDl8vvpp9giclyA
Una interessantissima intervista all’autore, la potete ascoltare su @Radio Radicale qui:
hiips://www.radioradicale.it/scheda/602695/coronavirus-appunti-sulla-spagnola-del-1918-1919-intervista-al-professor-roberto?fbclid=IwAR3vwFE4zf_hBr1rj6xRIfJ8T7tJjcv49joVBkQp3y1z2ztlfgo9gisUD2Y
Sintesi di Enrico Bullian