Minneapolis ha vissuto una serata carica di tensione politica e potenza simbolica durante il concerto organizzato da Tom Morello, trasformato in un vero e proprio atto collettivo di denuncia. A sorprendere il pubblico è stato l’arrivo sul palco di Bruce Springsteen, che ha eseguito “Streets of Minneapolis”, il suo brano più recente, dedicato a Good e Pretti, i due
cittadini americani uccisi da agenti dell’ICE mentre protestavano contro le nuove misure anti‑migranti.
Sul corpo della chitarra di Tom Morello campeggiava una scritta inequivocabile: “Arrest The President”.
L’evento si era aperto con l’inno di protesta dei Rage Against the Machine, “Killing in the Name”. Il pubblico ha scandito in coro il celebre ritornello — “Fottiti, non farò quello che mi dici” — trasformandolo in un messaggio diretto al Presidente, in un clima di crescente indignazione civile.

A infiammare ulteriormente la platea sono state le parole dello stesso Morello, che dal palco ha dichiarato:
“Amici, se sembra fascismo, suona come fascismo, agisce come fascismo, si veste come fascismo, parla come fascismo, uccide come fascismo e mente come fascismo. Fratelli e sorelle, è fascismo.”
Una serata che ha unito musica, memoria e resistenza, confermando ancora una volta il ruolo dell’arte come strumento di opposizione politica e testimonianza sociale.