di Andrea Bellavite del 26/9/2021
Fino al Concordato tra Stato fascista e chiesa cattolica del 1929 – i famosi Patti Lateranensi – il 20 settembre era un’importante festività civile. Che cosa si ricordava? La breccia di Porta Pia, un passo importante verso la definitiva unità d’Italia e la conquista di Roma, già proclamata dieci anni prima e ora divenuta di fatto Capitale.
Tale anniversario è molto importante anche per la storia generale, in particolare per quella della Chiesa. In quel giorno finisce lo Stato della Chiesa che, secondo gli arguti sudditi toscani, amava molto la musica, soprattutto quella con sole due note, sol-do, sol-do. In un certo senso, a livello ecclesiastico, finisce il Medioevo e il Pontefice, prima della definitiva rinuncia da parte di Paolo VI, indosserà il triregno soltanto come un retaggio folkloristico di una vicenda ormai relegata negli archivi del passato.
Pio IX, che tante speranze aveva suscitato nei giovani del primo Risorgimento italiano, fugge ignominiosamente e lascia la città eterna nelle mani delle forze che hanno guidato il riscatto del Regno dei Savoia.
Molto importante è anche un altro contestuale evento, forse meno conosciuto, ma altrettanto, se non ancora più significativo. Le vicende politiche e militari costringono a un’affrettata chiusura del Concilio Vaticano I, iniziato soltanto un anno prima, nel 1869. I padri conciliari – un migliaio in tutto – avevano avuto il tempo per sottoscrivere due documenti che hanno generato complesse e tuttora discusse conseguenze. Con la Costituzione Dei Filius, conferma dopo qualche anno del famoso Sillabo dei presunti errori del tempo, la chiesa cattolica prendeva tutte le possibili distanze dall’intero pensiero moderno, inficiato dall’ignoranza logica o addirittura dalla colpa di non riconoscere la conoscenza razionale di Dio. La Costituzione Pastor Aeternus, invece, dichiara il vescovo di Roma – cioè il Papa – “infallibile”, quando, dichiarando esplicitamente la sua intenzione, parla ex cathedra, vincolando tutti i cattolici (secondo lui anche i non cattolici) in materia di fede e di morale. Sebbene alquanto discusse, tali proposizioni anche formalmente dogmatiche, sono ancora valide e, tecnicamente parlando, costringono i fedeli cattolici al “pieno ossequio dell’intelligenza e della volontà”.
Tanta acqua è transitata sotto i ponti del Tevere. Il rabbioso “non expedit” di Pio IX porterà a una distanza abissale le “ragioni” della chiesa e quelle del regno d’Italia, che – al di là di alcune peraltro molto lodevoli eccezioni – porterà a un’estraneità superata soltanto con la nomina dei cappellani militari durante la prima guerra mondiale. Seguirà un periodo di sostanziale e fatale acquiescenza alle politiche di Mussolini, definito addirittura “l’uomo della provvidenza”. Dopo la seconda guerra mondiale, il collateralismo proseguirà in altra forma, attraverso il collateralismo con la Democrazia Cristiana, sostenuta entusiasticamente, almeno all’inizio, in cambio di prebende e privilegi di ogni sorta. La storia recente, seguita alle vicende internazionali del 1989 e dell’ultimo decennio del XX secolo, è molto nota e non è questo certo lo spazio per poterla riassumere. Da una parte c’è stato un chiaro svincolamento dei politici sedicenti cattolici da partiti pregiudizialmente schierati, dall’altra un interventismo sistematico da parte delle gerarchie, soprattutto in merito ai cosiddetti “principi etici non negoziabili”, fondati su una concezione sostanzialmente aristotelica tomista della “Natura una”, garantita dalla tradizione e dal magistero.
Poi è arrivato il tempo di papa Francesco, con le sue “aperture” a mondi prima guardati con diffidenza se non con ostilità e con lo spostamento della morale dell’assoluto verso quella della Persona, nella sua concretezza e nella sua drammaticità. Dalle problematiche relative all’inizio e alla fine della vita, all’esercizio della sessualità e della genitorialità, si passa a un maggiore approfondimento dei temi sociali, a livello più internazionale che di interferenza nelle questioni trattate nei parlamenti nazionali.
Indubbiamente è un grande passo avanti, tuttavia è necessario chiedersi se il 20 settembre di 151 anni dopo la situazione sia effettivamente cambiata. Ovviamente gli ultimi pontefici hanno ribadito senza alcun dubbio l’estraneità del potere spirituale rispetto a quello temporale. Ma è proprio così? Veramente non esiste più il potere temporale della chiesa? Difficile sostenerlo, soprattutto nel momento in cui la Città del Vaticano continui a essere di fatto una monarchia assoluta a tutti gli effetti, uno Stato autonomo, del quale il Papa è capo assoluto e indiscutibile. In esso, come in tutti i sistemi statali, esistono le banche, le strutture di potere, gli intrallazzi finanziari in tutto il mondo, ci sono i diplomatici nunzi apostolici e gli interessi politici che devono essere garantiti, soprattutto attraverso i Concordati che garantiscono alla struttura cattolica tantissime – anche se teoricamente vituperate – proprietà private e numerosi privilegi.
A titolo di esempio, si possono sottolineare due esempi, tratti dalla situazione molto particolare della chiesa cattolica che è in Italia.
Nel 2021 sono stati distribuiti i proventi dell’8 per mille relativi ai redditi del 2017 dichiarati nel 2018. I dati sono molto interessanti. La somma da distribuire ai diversi enti corrisponde a circa un miliardo e 500 milioni di euro. I contribuenti che hanno scelto di devolverla alla Chiesa cattolica (oltre l’80%) o agli altri enti accreditati (circa il 20%) sono nel complesso meno del 42%. Quindi, rispetto a tutti i contribuenti, a scegliere la chiesa cattolica sono stati intorno al 33%. Voi penserete, come sembrerebbe ovvio, che alla chiesa cattolica siano devoluti circa 500 milioni, ovvero un terzo dell’intero gettito indicato dai contribuenti. Invece no! Alla chiesa cattolica giungono ben un miliardo e 136 milioni di euro. Perché? Perché nel conto complessivo non vengono considerati solo i facenti parte del 42 per cento che hanno indicato l’opzione, ma anche i restanti 58% che non hanno indicato nessuna opzione, ritenendo – presumibilmente? – di lasciare così il proprio contributo allo Stato.
Secondo esempio. L’ovvia constatazione secondo la quale il cattolicesimo ha avuto un ruolo culturale importante nella storia europea, come pure del resto altre grandi religioni mondiali, dovrebbe portare a due sviluppi naturali. Il primo è l’istituzione di Università teologiche e Istituti di Scienze Religiose autonomi rispetto alla Chiesa, in modo da formare filosofi della teologia indipendenti dall’appartenenza alla comunità cattolica. Il secondo, di conseguenza, è il riconoscimento dell’Insegnamento della Religione, in alcuni istituti umanistici anche curriculare, al fine di preparare insegnanti per le scuole svincolati dal “controllo” ecclesiastico. Di fatto, finora, ciò non si è verificato a causa della fattiva opposizione della gerarchia cattolica, preoccupata di perdere il controllo su una materia che evidentemente essa ritine essere proprio appannaggio.
Infatti, se attualmente è vero che gli insegnanti vengono nominati dallo Stato, è altrettanto vero che per poter svolgere il loro lavoro devono ricevere una specie di certificato di idoneità, dottrinale e addirittura morale, da parte dell’autorità ecclesiastica. Veramente, con totale rispetto degli attuali IRC, gran parte dei quali molto, ma davvero molto competenti in materia e provati docenti, non si può pensare ancora che, nel 2021, un insegnamento proposto e retribuito dalla scuola di stato, debba soggiacere agli umori di un vescovo o di un qualsivoglia ordinario diocesano.
Questi e tanti altri fatti appesantiscono e rendono improbabile una vera riforma. Se davvero Francesco desidera impegnarsi per una Chiesa libera, deve compiere un passo in avanti, convocare un Concilio davvero ecumenico e procedere verso uno smantellamento dell’intero sistema di Potere politico ed economico, Proprietà illimitata e Compromesso sistematico che ancora fortemente la caratterizza.
Solo così potrà finire quel potere temporale che si sperava finito, una volta per sempre, il 20 settembre 1870.