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di Margherita Berlinerin Sgorbissa del 9/5/2021

I commenti che leggo riguardo il discorso di Fedez hanno tutti una cosa in comune: la retorica perfezionista e un senso di concessione “temporanea” di approvazione, ma non troppo sbilanciata.

Leggo commenti tipo “Eh, non approvo la musica di Fedez, ma sta volta ha fatto una cosa giusta”. 
“La rivoluzione non parte da Fedez, ma magari qualcosa ci ha azzeccato”. 
“Non gli perdono xy, ma stavolta si é mosso bene”. 

Moltissime persone sentono il bisogno di prendere comunque una certa distanza da qualche aspetto della storia di Fedez, quasi a ricordare che “sí bravo, ma non dimentichiamoci che sei Fedez”.

Io trovo che questo sia un fazioso segno di paternalismo culturale e intellettuale, e vi spiego perché.

Il sistema che critichiamo (quello citato dalla Rai) é lo stesso sistema che noi tutti interiorizziamo (da cultura, societá, famiglia, media, ecc.) e che ci porta a definire il valore delle persone (soprattutto quelle che si espongono pubblicamente) sulla base di standard di credibilitá che sono esattamente il PRODOTTO di quel sistema malato al centro della vicenda.

COSA SIGNIFICA?
Siamo portati a definire i livelli di credibilitá della gente – e quindi delle loro azioni – sulla base di standards e criteri (status economico, professione, genere, etá, testi di canzoni, status familiare, etc.). Questi sono, a loro volta, forgiati da sistemi dominanti e di potere, che decidono quali rappresentino il modello di giusto (solitamente uno e ideale) e quali invece quelli “sbagliati”, senza lasciar spazio alla complessitá, alla natura multisfaccettata di individui e situazioni, al processo di evoluzione individuale e crescita. 

NESSUNO É IMMUNE ALLE RISERVE
Fedez non ha il titolo di attivista perché alcune cose della sua vita non “rientrano” nel catalogo ideale dei tratti di un’ attivista?

Irene Facheris é un’attivista femminista di estrema rilevanza nella scena italiana di oggi.  
Anche lei scriveva commenti razzisti e grassofobi, dieci anni, prima di diventare una voce centrale nella lotta intersezionale ai diritti. 
Lo sa. Lo ha reso pubblico. Ha mostrato la sua CRESCITA, perché non esistono esperienze di vita, di cultura, di attivismo che siano lineari e prive di sbavature. 
Ha costruito la sua vita e la sua carriera sulla condivisione del privilegio della sua “learning curve”, per ispirare altre persone a essere agenti di cambiamento imperfett*, invece che non esserlo e basta.

E lei é un tipico esempio di chi, ancora oggi, deve difendersi da accuse di “incoerenza”, da “si, ma tanto parli, e pure tu eri xyz”. 

ABBIAMO BISOGNO DI PROGRESSO, NON DI PERFEZIONE.

Lo vedete?
Esiste questa ossessione (terribilmente disturbante) per il perfezionismo nel mondo (e modo) dell’attivismo (in tutto il mondo) che continua a bloccare molte persone nel dire e fare di piú. E si affianca a un altro fattore estremamente disturbante: l’elitismo (aka classismo, misto a privilegio bianco, solitamente maschile ed eterosessuale). 

Che significa?
Significa che si continua, tramite giudizio e approvazione, anche solo come “spettatori e spettatrici* a dirottare (sottilmente o meno) l’attenzione verso il COME invece che verso il COSA. Si continuano ad avere riserve sulla base di elementi che potrebbero non essere rilevanti al fine ultimo delle cause e cosí a svilirle. 

FACCIO ATTIVISMO VIRTUALE DA ANNI E VOGLIO DIRE UNA COSA FORTE E CHIARA.
Il cambiamento non ha bisogno di attivist* perfett*.
Non ha bisogno di attivist* ugual*.
La rivoluzione ha bisogno di tutt*, rapper mediocri e classe intellettuale (quale sarebbe, poi, questa?), lavoratori/trici e politici/he, influencers e classe lavoratrice, persone di “spessore” (definiamo spessore, poi) e persone comuni (senza titoli, senza lauree, senza traguardi accademici).

Ho conosciuto e lavorato con centinaia e centinaia di persone coinvolte nelle cause di lotta sociale, impatto sociale e cambiamento sociale.
E SONO TUTTE DIVERSE.

Un(*) influencer non ha MENO titolo né MENO spessore di combattere la mia causa per i diritti gay.
Non ha importanza CHI SIETE, ma COME USATE I VOSTRI MEZZI E LE VOSTRE RISORSE.
La giustizia sociale HA bisogno di attori e attrici divers*.
Se non lo riconoscete, vuol dire che ci sono meccanismi esclusivi e problematici nel vostro modo di fare la rivoluzione. 

COMMUNITY + ALLYSHIP sono quello di cui abbiamo bisogno.

Ognun* ha diritto di fare il cambiamento come riesce, come puó. L’importante é farlo, continuare a farlo, verso un miglioramento continuo, un “improvement” collettivo. Farlo ASSIEME, imparando dalle prospettive diverse, tagliando la linearitá in modo verticale per fare spazio all’INTERSEZIONALITÁ.

Perché il punto non é fare una rivoluzione con persone perfettamente coerenti da ogni punto di vista, non é dimostrare un’integritá perfetta in ogni dimensione, non é rappresentare l’ideale di attivist* che ci é stato insegnato all’Universitá o a scuola, dove – tanto per ricordarvelo – regnavano e regnano gli stessi paradigmi che regnano a casa Rai.
Il punto non é fare la rivoluzione degli/lle intelletuali perfett* e accademic*.

Il punto é fare una rivoluzione per i diritti e una rivoluzione PLURALE, composta da comunitá unite e diversificate, che nell’essere diverse, imperfette, magari in qualche modo incoerenti, lottano, ognun* con le proprie forze e con i propri mezzi, verso un bene comune. 

LA CAUSA É MIA
Io faccio parte della comunitá LGBTQIA+, sono italiana, potrebbe essere che un giorno voglia lasciare Berlino, che abbia voglia di rientrare in Italia e vivere in una societá dove il DDL Zan mi possa tutelare.

Questa rivoluzione é la mia rivoluzione e, da persona direttamente coinvolta, ve lo dico: non mi importa quali canzoni scrive Fedez, non mi importa se dire che Fedez é un grande potrebbe avvicinarmi ai suoi fan quindicenni o creare prossimitá con il suo status sociale ed economico, magari completamente distante dal mio.
Mi importa che QUELLI/E COME FEDEZ FACCIANO QUELLO CHE HA FATTO FEDEZ.
Mi importa che persone COME LUI COMBATTANO LA MIA CAUSA e contribuiscano a creare un MOVIMENTO per il cambiamento. Punto.

Inoltre, vi dico anche questa: faccio la consulente per aziende e piccol* imprenditrici/ori per aiutarl* ad abbracciare cause di equitá sociale, mi occupo di femminismo intersezionale e giustizia sociale da anni, di attivismo digitale, community-building, comunicazione per purpose-driven businesses, in diversi ambiti, internazionali, e dalla mia posizione, professionale e identitaria, vi posso dire che NESSUN* FA RIVOLUZIONI PERFETTE.
Perché rivoluzioni perfette NON esistono e non servono a nessun*.

E’ L’IMPATTO che conta.
La continuitá dell’azione.
La collettivitá.
Lo sforzo per il miglioramento.
L’adattabilitá all’evoluzione della causa.

L’IMPATTO. L’ECO. La simbolicitá dell’azione.
L’azione che porta al cambiamento. 
La formazione di un precedente socio-culturale, storico, dello strumento mediatico.

In momenti chiave come questo, conta la crescita, il progresso, il percorso di avvicinamento di queste figure verso cause che contano, figure che, nel tempo, hanno dimostrato di riconoscere il valore della loro posizione e hanno scelto, DIVERSAMENTE DA MOLTE ALTRE FIGURE CULTURALI, POLITICHE, INTELLETTUALI CON SIMILI MEZZI, di usarlo per cause che possono fare una differenza seria nella vita delle persone. 

E credo che, soprattutto in Italia, bisognerebbe iniziare a mettere da parte questo paternalismo e perfezionismo intellettuale/culturale e politico, del “ti sostengo con riserva”, “ti sostengo anche se…”, “ti sostengo, ma…”.

Non perché io sia contro al pensiero critico.
Non perché io credo che si debba chiudere gli occhi davanti a criticitá o riflessioni sulle problematicitá.
Ma perché credo fermamente nel rispondere con ugual coraggio davanti al coraggio.
Perché discutere la credibilitá in base a criteri irrilevanti non porta a niente.
Perché credo che a volte sia importante sostenere senza riserve, NONOSTANTE le riserve, AL DI LÁ delle riserve, con sostegno non giudicante, e provando a sfidare la PAURA dell’esposizione e del giudizio pubblico, per mirare davvero, IN MODO IMPERFETTO, MA CONSISTENTE, a un obiettivo piú grande, comune, collettivo. Terribilmente necessario.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org