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Beato l’ultimo, non deve essere il primo

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di Giovanni Vitulano del 18/4/2021

Il primo e l’ultimo, meno fortunati nelle disquisizioni filosofiche rispetto allo spazio e al tempo, all’essere o al non essere, al tutto e al nulla. Chi è primo e qual è l’ultimo, qui la posizione non c’entra nulla, ancora meno le classifiche, basta capovolgere il foglio perché la coda diventi testa e viceversa.

Partiamo con disordine e cerchiamo di mettere ordine.

Sul banco della conoscenza salgano l’ultimo bacio e l’ultimo giorno di scuola, inconsapevole il primo, mai realmente definito il secondo. Assolti.

Ora è la volta del primo bacio e del primo giorno di scuola, accomunati dallo stesso destino, il ricordo indelebile e la consapevolezza del quando. Accusati con dolo.

Il fatto sussiste e la natura dolosa dell’evento inchioda, senza alcuna attenuante. Non resta che scontare la pena o ricorrere in Appello, in Cassazione, passare per un’infinita spirale di revisioni del processo, qualora dovessero intervenire nuove prove. Così tuona il nostro ordinamento, cosa diversa dall’ordine, che non è stato ancora ristabilito.

È la volta della difesa, porta in aula l’eccezionalità del fatto accaduto, la presunta innocenza e la buona fede di chi ha operato, mentre gli amanti e gli studenti rimangono sospesi tra baci e giorni di scuola, certi del primo e ignari dell’ultimo. Si costituiscono parte civile.

Il processo continua, a un foro se ne aggiunge un altro e un altro ancora, dilaga la notizia, viaggia e si impone come unica, vera e inconfutabile: l’emergenza. A chi segue viene chiesto un atto di fede, schierarsi dalla parte del bianco o del nero, negazionisti o credenti, primo o ultimo. Non c’è spazio per il confronto.

Intanto l’eccezione ha lasciato il passo alla consuetudine, presto diventerà regola, ristabilendo il disordine.

Fuori dalle aule rumor lasciano trapelare di tutto, previsioni, sentenze, avvisi e possibilità, fino al nuovo strappo ufficiale, imposto come decreto, abbreviato come DPCM, che tanto lontano è da quel TVB, ultima frase che spesso chiude un pensiero d’amore. Come da protocollo, l’acronimo ufficiale austero detterà le nuove condizioni, per un tempo limitante, alimenterà paura e disperazione, lasciando tutti nel limbo, appesi e sospesi. Dell’ultimo, però, ancora nessuna traccia.

Più di un anno è intanto passato, abbiamo soffiato sulla prima candelina e c’è chi non potrà spegnere le proprie al prossimo compleanno, uno stato d’emergenza che è riuscito a giustificare uno Stato d’Emergenza, sempre più scollato da una realtà che andrebbe solo reinterpretata, filtrata e riletta alla luce dei nuovi paradigmi.

Senza scomodare teorie costituzionaliste e portando il discorso al nocciolo della questione, se il fattore tempo non viene preso in considerazione e, soprattutto, determinato, limitato in un arco circoscritto, viene meno lo Stato di diritto e la libertà di ogni singolo individuo. Sovrana ad interim diventa l’emergenza.

Non è necessario fare appello a grandi pensatori o teorie illuministe, alla base di ogni algoritmo c’è sempre la conoscenza delle operazioni elementari, quelle che impariamo a fare con i numeri primi, a cui non hanno mai fatto da contraltare “i numeri ultimi”, da 0 a 1 sono infiniti. Almeno, una volta si diceva così.

Per ricominciare, dall’ultimo, deve prima finire, il primo. Il tempo, però, non è dalla nostra parte.

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