Vector vintage icon of a pink megaphone on vintage background. Vector pink megaphone on halftone background. Protest or propaganda.
di Bianca Della Pietra del 6/4/2021
Leggo frequentemente sui social che seguo, commenti del tipo: “Ma…e se avesse fatto Conte quel che sta facendo Draghi?” oppure “ Sono tutti uguali: pensano solo a se stessi”, solo per citarne alcuni largamente diffusi.
Ma quanto contano i commenti? Quanto ci è dato davvero di comprendere la politica dei nostri governanti centrali, ma anche amministratori locali, da ciò che ci riportano i media e i social media?
Non è facile, per noi semplici cittadini, comprendere e quindi sostenere una posizione o l’altra.
Il linguaggio politico è molto cambiato sia nelle parole che vengono usate che nei mezzi tecnologici che lo veicolano.
L’impoverimento lessicale, spesso condito da termini che attengono al mondo economico, espressi anche in lingua inglese, la semplificazione della struttura della frase, la sua brevità legata alla necessità di esprimersi in tempi molto rapidi sui social network, sono sotto gli occhi di tutti. Inoltre i luoghi del dibattito politico, se ancora così possa essere chiamato, sono i salotti in cui il talk diventa show e l’argomentazione non trova lo spazio temporale per esprimersi, in favore di chi riesce a reiterare un’idea, spesso giudicante, con frequenza martellante, nel minor tempo possibile, magari anche con un tono della voce più alto di quello che il contesto richiederebbe. Queste trasmissioni si qualificano quindi sempre più come contesti di intrattenimento piuttosto che di informazione e men che meno di cultura. Quasi una contrapposizione tra produrre divertimento e produrre noia.
È importante però tener conto che “Gli individui che comunicano … appartengono a contesti multipli e le relazioni che essi stabiliscono sono condizionate sia dal contesto nel qui ed ora dell’interazione, che dalle relazioni tra i diversi sistemi d’appartenenza. La comunicazione, in questo senso, non può più essere considerata come la semplice addizione tra emittente e ricevente: essa si attua invece con la compenetrazione di sistemi più ampi e di sottosistemi*, che durante l’interazione incidono in maniera dirompente sulla sua evoluzione. Durante una semplice conversazione, ad esempio, potrebbe essere l’influenza della cultura, della posizione sociale, dell’appartenenza al proprio contesto familiare, ad influire sull’esito dei processi di codifica e di decodifica del messaggio.”[1]
Bronfenbrenner ci precisa molto bene questo quadro di appartenenze sistemiche, visivamente quasi concentriche che definisce “modello ecologico” dell’ambiente di sviluppo.
Cosimo di Bari[2], nel suo saggio sull’attualità di Postman, afferma: “Dato che ogni soggetto si inserisce in un contesto culturale e, conseguentemente, in una ‘realtà simbolica’ che accompagna la ‘realtà fisica’, la percezione che ogni individuo ha di ciò che è ‘vero’ o ‘reale’ è determinata dai simboli e dalle istituzioni che gestiscono (o “manipolano”) questi simboli.
La lingua diviene così strumento ‘sovversivo’ e può essere considerato vettore di riscatto e di emancipazione per i soggetti “[3] e, su questa linea, ci ricorda anche il pensiero di Paulo Freire e don Lorenzo Milani.
Senza entrare nel merito dell’interessantissimo pensiero di Postman, vorrei proseguire il ragionamento prendendo a spunto alcuni articoli sulle parole[4] utilizzate da due importanti personaggi di governo che si sono avvicendati proprio in questi ultimi mesi, Conte e Draghi, per giungere a condividere successivamente ad un punto di vista proprio sul linguaggio politico.
Entrambi i soggetti presentano il proprio programma di governo del Paese con una prospettiva di lungo termine, ovvero fino alla scadenza naturale della Legislatura. Ricordiamo però che Giuseppe Conte ha dovuto rimettere e rinnovare il suo incarico, mentre Draghi lo ha assunto solo di recente.
| Conte 1 | Conte 2 | Draghi |
| Cittadini | Cittadini | Cittadini |
| Paese | Paese | Vaccino/vaccinazione |
| Popolo (2vv) | Popolo (1v) | Pandemia (20vv) |
| Governo | Governo | Governo |
| Sociale (9vv) | Sociale (18vv.) | Diseguaglianza/e |
| Politica/e | Politica/e | Politica/e |
| Sistema | Sistema | Transizione |
| Sviluppo | Sviluppo | Orientare |
| Contratto | Qualità | Donne |
| Responsabilità | Progetto | Ambiente |
| Crescita (9vv) | Crescita (13vv.) | Turismo |
| Imprese | Riforme | |
| Cambiamento | Prospettiva | Cambiamento Programma |
| Investimenti (2vv) | Investimenti (12vv) | Investimenti |
| Giovani (2vv) | Giovani (11vv) | Giovani |
| Immigrazione/immigrati (3vv) | Immigrazione/immigrati (2vv) | Ricostruzione |
| Piano Vita | Scuola | |
| Sicurezza (5vv) | Sicurezza (2vv) | Unità |
| Tutti | Opportunità | Emergenza |
| Europa (5vv)/Unione Europea (3vv) | Europa (5vv) Unione Europea (11vv) | Europa/Unione Europea |
| Sobrietà/sobri (3vv) |
Questa tabella, autoprodotta, non può sicuramente dirsi esaustiva non basandosi su fonti analoghe e quindi comparative, ma può darci un’idea dell’approccio e, soprattutto, dei contesti temporali in cui i discorsi di impegno sono stati pronunciati.
Il primo Governo Conte è durato dal 1/06/2018 al 4/09/2019; il secondo dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021. Della pandemia non se ne conosceva il tema quando il discorso di Conte fu pronunciato nel settembre 2019.
Le parole estrapolate dal contesto e non analizzate in termini di frequenza d’uso, potrebbero anche dirsi un esercizio inutile, ma potrebbero invece dare l’avvio ad analisi più attente e approfondite, e a problematizzazioni successive sicuramente interessanti, ragionando ad esempio sui significati che le parole veicolano alle persone.
Certi sono gli impegni in continuità con quelli precedentemente assunti da Conte: “Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva. “
Molti ricercano gli elementi di cambiamento ma, questa parola spesso associata a “esigenze di stabilità”, può essere vista sotto due fondamentali aspetti: uno più superficiale in cui nulla realmente si modifica (cambiamento1). “Più si cambia, più è la stessa cosa” ci dice P. Watzlawick che, con altri due colleghi, scrive il famoso libro CHANGE. Sulla formazione e la soluzione dei problemi.
L’altro tipo di cambiamento (cambiamento2) è profondo, fa ricorso a soluzioni originali, ma realmente più produttive mettendo in evidenza che non si può trovare un’uscita produttiva se le soluzioni tentate rappresentano il problema affrontato. È necessario, secondo gli autori, ristrutturare. “Ristrutturare significa, dunque, dare una nuova struttura alla visione del mondo concettuale e/o emozionale del soggetto e porlo in condizione di considerare i ‘fatti’ che esperisce da un punto di vista tale da permettergli di affrontare meglio la situazione anziché eluderla, perché il modo nuovo di guardare la realtà ne ha mutato completamente il senso” (op. cit., pag. 103).
Il concetto viene ripreso da George Lakoff[5] (pur non citando espressamente Watzlawick). Si tratta del reframing che consiste nel “trovare un linguaggio adatto alla nostra visione del mondo. Ma ovviamente non è soltanto una questione di linguaggio. Prima ancora vengono le idee: il linguaggio serve a evocare e a veicolare le idee”. Un esempio ci viene offerto dall’utilizzo della parola “green”: green economy, green life, green factory…L’idea retrostante è quella di una naturalità espressa appunto dall’aggettivo green che richiama a contesti puliti e rispettosi dell’ambiente.
Il cambiamento1 potrebbe quindi essere paragonato ad una visione causale in cui la linearità conduce il ragionamento e l’analisi da A a B, un ragionamento semplice.
Il cambiamento2 implicherebbe una visione sistemica in cui elementi attinenti a sistemi diversi (in cui certamente conta la causalità ma non basta), vengono posti in relazione tra di loro e di questa relazione si tiene conto per le sue ricadute sul problema, sul pensiero e sulla comprensione profonda della conoscenza individuale e, non da ultimo, di conseguenza, sul discorso politico. E se di questo si tiene conto, allora si può far emergere la moralità della politica e non solo i suoi aspetti superficiali, giocati sul campo della contesa elettorale, mai sopita, ed espressa anche tramite il canale corporeo…giacchè tutti ci esprimiamo anche con il nostro corpo.
Un esempio concreto può essere visto nella parola sicurezza che metaforicamente evoca la protezione, la difesa da…, quindi la necessità di un intervento esterno in azione contro qualcosa o qualcuno.
Un reframing (riformulazione, ri-significazione) può essere fatto con parole positive quali empatia, comprensione, rispetto, responsabilità.
Una delle scoperte della scienza cognitiva (Bruner) è stato mettere in luce come le persone pensano in termini di metafore e narrazioni, spesso inconsce. I bambini ne rappresentano l’essenza: pensiamo al loro rapporto con le fiabe.
Secondo Lakoff i valori condivisi, spesso relegati nell’inconscio, devono essere esplicitati in modo da poter essere discussi, condivisi e diffusi. Ma non “sparati”, diffusi con costanza, impegno, semplicità (non semplificazione), fino a diventare parte integrante del discorso pubblico quotidiano.
Riformulazione quindi di idee e di comportamenti, dialogo e non monologhi, frasi articolate e non slogan. Termino con le conclusioni di Lakoff, sintetiche ma a cui non mi pare sia necessario o utile aggiungere nulla:
[1] https://www.istitutopsicoterapie.com/la-scuola-di-palo-alto/
[2] ricercatore di Pedagogia Generale e Sociale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze
[3] https://core.ac.uk/download/pdf/228532532.pdf
[4] Le parole sono state tratte da:
https://www.ilsole24ore.com/art/conte-1-e-conte-2-due-discorsi-la-fiducia-visti-le-parole-piu-usate-ACgkT0i?refresh_ce=1 https://www.metropolitano.it/governo-draghi-parole-chiave/
Per un’analisi autonoma e approfondita:
[5] G. Lakoff, Non pensare all’elefante! Come riprendersi il discorso politico, chiarelettere, edizione italiana, Maggio 2019