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Educazione come diritto: il tempo pieno non si tocca

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Il caso Monfalcone e la necessità di investire nell’infanzia per costruire il futuro

di Daniela Goriano.

MONFALCONE — In un’epoca in cui le politiche europee pongono l’educazione al centro dello sviluppo sociale, il caso della cittadina di Monfalcone solleva interrogativi profondi sulla coerenza tra principi e azioni amministrative. L’Unione Europea, attraverso i suoi orientamenti, promuove servizi educativi di qualità per investire sull’infanzia, ridurre lo svantaggio sociale e garantire pari opportunità.
In Italia, la funzione educativa è riconosciuta come pilastro dello stato sociale, eppure, in alcune realtà locali, questo principio sembra vacillare.
Monfalcone, città con una forte presenza di famiglie straniere impiegate nei cantieri navali, presenta un tessuto sociale complesso e un fabbisogno educativo elevato. In questo contesto, ci si aspetterebbe un impegno politico significativo per garantire istruzione adeguata fin dalla prima infanzia.
Tuttavia, la realtà è ben diversa: molti bambini non vengono accolti nella scuola dell’infanzia e, anche nei percorsi dell’obbligo, si riscontrano difficoltà che costringono le famiglie a cercare soluzioni nei comuni limitrofi, con disagi logistici e sociali evidenti.
A rendere ancora più critico il quadro, l’amministrazione comunale a guida leghista ha recentemente proposto di tagliare il tempo pieno nelle scuole, motivando la decisione con l’alta morosità nel pagamento del servizio mensa. Una scelta che ha sollevato forti perplessità e indignazione tra educatori, famiglie e cittadini.
In particolare, la scuola primaria Duca D’Aosta, da molti anni garantisce un percorso educativo di otto ore giornaliere, frutto di una progettualità condivisa tra il collegio docenti e il territorio. Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (P.T.O.F.) documenta le scelte educative e didattiche, mentre il dirigente scolastico, in sinergia con il Consiglio d’Istituto, definisce gli indirizzi generali.

ph. Maurizio Maule

L’ampliamento del tempo scuola è quindi una decisione pedagogica, non amministrativa, che richiede il supporto dell’ente locale per l’organizzazione del servizio mensa.
Le dichiarazioni dell’Assessora all’Istruzione, secondo cui molte madri monfalconesi non lavorerebbero e quindi non necessiterebbero del tempo pieno, sono del tutto inopportune e offensive, oltre che scorrette.
La scuola, insieme al territorio, ha scelto di investire sulle nuove generazioni, offrendo un percorso formativo che va ben oltre la semplice custodia pomeridiana: educa alla conoscenza, alla cultura, alla cittadinanza.
In una realtà come quella monfalconese, dove molte donne appena arrivate non hanno accesso a corsi di italiano e i bambini non frequentano ambienti sociali tra pari, negare il tempo pieno significa escludere, penalizzare, arretrare, condannare all’isolamento.
Il servizio mensa, regolato da tariffe proporzionali al reddito, può essere gestito con rigore amministrativo senza compromettere il diritto all’educazione.

dal web

Le diverse realtà amministrative devono fare la loro parte: individuare, verificare, perseguire chi non paga, ma non negare le condizioni per continuare un servizio educativo essenziale.
La refezione scolastica, oltre a essere un momento di nutrizione, è anche un’occasione formativa per promuovere l’educazione alimentare in un clima sereno e inclusivo.
La Scuola deve fare Scuola. L’Amministrazione deve fare Amministrazione. Solo così si potrà garantire un futuro equo e consapevole ai cittadini di domani.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org