di Luciano Patat

Karis Mario «Maks», nato a Trieste nel 1911, carpentiere nei cantieri di Trieste e di Monfalcone, membro dell’organizzazione clandestina comunista triestina, nell’ottobre del 1930 viene arrestato e condannato dal Tribunale Speciale a due anni di reclusione, che sconta presso le carceri di Alessandria e di Viterbo. Liberato il 26 ottobre 1932 e chiamato al servizio militare, costituisce a La Spezia una cellula comunista tra i marinai e l’11 gennaio 1934 è arrestato e nuovamente condannato dal Tribunale speciale, questa volta a 16 anni di reclusione. Nel 1940 viene scarcerato per condono condizionale ma nell’aprile del 1941 viene arrestato per la terza volta e internato a Corropoli. Rilasciato nel 1942, si aggrega alle formazioni partigiane slovene e nel marzo del 1943 assume il comando del distaccamento «Garibaldi» e in settembre quello di commissario del battaglione «Garibaldi». Ferito in combattimento, viene inviato in pianura e posto al comando dei reparti gappisti e di intendenza dei paesi del Manzanese. Nel dopoguerra rientra a Trieste ed è più volte arrestato per attività politica dalle autorità angloamericane di occupazione. Costretto a trasferirsi in Jugoslavia, si stabilisce a Circhina dove ricopre vari incarichi nel partito e nelle organizzazioni partigiane slovene.

Lizzero Mario «Andrea», nato a Mortegliano nel 1913, capo cellula dell’organizzazione giovanile comunista clandestina di Cividale, nel 1933 viene arrestato e condannato dal Tribunale speciale a sei anni di reclusione, che sconta parzialmente nelle carceri di Perugia e di Castelfranco Emilia. Nel febbraio 1937 viene rilasciato per amnistia e nel 1942 prende i primi contatti con la resistenza slovena che permettono nel marzo del 1943 di dare vita al distaccamento «Garibaldi». Dopo l’8 settembre 1943 sale in montagna ed è uno dei principali animatori della Resistenza friulana e alla Liberazione ricopre l’incarico di commissario politico del Gruppo divisioni «Garibaldi Friuli». Nel dopoguerra ricopre vari incarichi nel Pci: segretario della federazione provinciale di Udine, segretario regionale, segretario della federazione di Venezia, membro del Comitato centrale e della Commissione centrale di controllo. Deputato per tre legislature, nel 1970 è fra i fondatori e gli animatori dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione.

Marega Lino «Lisi», nato a Villesse nel 1898, capolega contadino e segretario della sezione comunista del paese, nel 1925 viene assunto in cantiere a Monfalcone, dove nel 1928 costituisce una cellula clandestina di partito. Nel marzo 1929 viene arrestato, condannato a cinque anni di confino e inviato sull’isola di Ponza. Sottrattosi al controllo poliziesco, espatria clandestinamente e si rifugia in Francia, dove è nominato segretario dei comunisti italiani della zona parigina. Nel 1937 si trasferisce in Spagna e combatte nelle fila della brigata «Garibaldi» e del gruppo di artiglieria internazionale. Nel 1939 rientra in Francia e viene internato nei campi di concentramento di Saint Cyprien, Gurs e Vernet e nel 1941 è estradato in Italia. Rinchiuso nel carcere di Gorizia e in quello sussidiario di Sdraussina, è condannato a cinque anni di confino a inviato a Ventotene. Nell’agosto 1943 è rilasciato e dopo l’8 settembre partecipa sul Collio alla costituzione del battaglione «Garibaldi», di cui diventa il vice commissario politico. In novembre il partito lo invia sull’altopiano del Cansiglio e nella primavera del 1944 sull’altopiano di Asiago per organizzare la lotta armata. Commissario politico del gruppo divisioni «Garibaldi Garemi», nel dopoguerra rientra a Villesse, dove ricopre vari incarichi nel Pci, nell’Anpi e nell’Anppia.

Mercandel Pietro «Mark», nato a Muggia nel 1913, operaio del cantiere muggesano, militante dell’organizzazione clandestina comunista, nell’aprile del 1939 è arrestato per tentato espatrio clandestino e condannato a quattro anni di confino. Inviato a San Fele, riesce a fuggire e a espatriare in Jugoslavia dove, dopo l’invasione nazifascista del Paese, si unisce alle formazioni partigiane slovene. Comandante del distaccamento «Garibaldi», nel settembre 1943 partecipa sul Collio alla formazione del battaglione «Garibaldi» ed assume l’incarico di vicecomandante. Nel novembre 1943 si aggrega alle formazioni partigiane slovene dove ricopre vari incarichi politici e militari, meritandosi la nomina a colonnello dell’Esercito jugoslavo. Il 7 maggio 1945 muore in un incidente stradale alla periferia di Udine mentre si reca a Muggia per incontrare la madre che non vedeva dall’inizio della guerra.

Modotti Mario «Tribuno», nato a Udine nel 1912, impiegato tecnico e membro dell’organizzazione clandestina comunista del cantiere di Monfalcone, dopo l’8 settembre 1943 si trasferisce sul Collio e prende parte alla formazione del battaglione «Garibaldi», di cui diventa il primo comandante. In seguito al rastrellamento tedesco dell’autunno, si trasferisce in Valcellina, dove costituisce e assume il comando del battaglione garibaldino «Bixio» e della brigata unificata «Ippolito Nievo A». Dopo l’offensiva tedesca che pone fine alla Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli, si trasferisce in pianura ma, tradito da una spia, il 7 febbraio 1945 viene catturato da un reparto di militi fascisti e rinchiuso nella caserma Piave di Palmanova, dove è sottoposto a feroci torture. Trasferito nel carcere di Udine, il 9 aprile 1945 viene fucilato dalle SS nel cortile della prigione assieme ad altri 28 partigiani. In suo onore le formazioni garibaldine del Pordenonese si costituiscono in divisione «Mario Modotti» e nel 1956 gli viene conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.