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Al confine orientale del Paese inizia la lotta di Liberazione

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Il distaccamento Garibaldi: la prima formazione partigiana della Resistenza italiana

di Luciano Patat

La data dell’armistizio dell’8 settembre 1943 segna in Italia l’inizio della Resistenza e la nascita delle prime bande partigiane nelle regioni centrosettentrionali occupate dall’esercito tedesco.

Nelle province orientali del Paese la situazione è però diversa in quanto da oltre due anni nella Venezia Giulia già si combatte. Infatti a partire dalla seconda metà del 1941, dopo l’invasione italo tedesca della Jugoslavia, nei paesi sloveni del Goriziano e in quelli croati dell’Istria si costituiscono le prime formazioni partigiane slovene e croate, che danno inizio alla lotta armata contro l’esercito italiano.

In questo contesto storico particolare, nel marzo del 1943, alcuni mesi prima del crollo del regime fascista e della resa italiana agli alleati, al confine orientale del Paese si costituisce il primo reparto partigiano della Resistenza italiana: il distaccamento «Garibaldi».

Nella regione Giulia, infatti, maturano le condizioni che permettono di dar vita alla lotta armata: da un lato la consolidata presenza del movimento partigiano sloveno e dall’altro l’esistenza di un’organizzazione clandestina comunista che dal cantiere di Monfalcone si estende ai comuni dell’Isontino e della Bassa friulana e che, nonostante l’attenta vigilanza del regime e le numerose condanne inflitte ai militanti, per l’intero Ventennio riesce a mantenere viva una rete di cellule di partito e a svolgere attività politica sul territorio.

Gli appelli  a sostenere la lotta del popolo sloveno e l’invito ai militanti ad unirsi alle formazioni partigiane slovene per combattere il comune nemico nazifascista che il segretario del Pci Palmiro Togliatti rivolge da Radio Mosca ai lavoratori della Venezia Giulia e che vengono ripresi e diffusi sulla stampa clandestina di partito, trovano seguito nella base comunista e già nel corso del 1942 i primi volontari raggiungono le formazioni partigiane slovene per combattere.

Cippo a Selz

L’invito ad intraprendere la lotta armata e la presenza di combattenti italiani nei reparti sloveni stimolano i dirigenti friulani e giuliani del partito ad intensificare i contatti con i comunisti ed i partigiani sloveni e ad avviare con loro rapporti di collaborazione. Così nell’autunno del 1942 l’esponente della federazione comunista friulana Mario Lizzero, dopo una serie di incontri con i partigiani sloveni nella zona di Caporetto, si accorda con i comandanti del battaglione «Simon Gregorcic» per raggruppare gli italiani che combattono con le formazioni slovene in un unico reparto, a cui il partito si impegna ad inviare rifornimenti e nuovi volontari, per estendere la lotta armata contro il regime fascista anche nei territori abitati da popolazioni di lingua italiana.

Nasce così, alla fine di marzo del 1943, il distaccamento «Garibaldi» che, forte di una decina di combattenti e inquadrato nel battaglione «Simon Gregorcic», viene posto al comando del cantierino ed ex condannato politico comunista Mario Karis e inizia il proprio ciclo operativo come reparto del battaglione sloveno. Alla fine di aprile il «Garibaldi», giunto con il battaglione “Gregorcic” nelle Valli del Natisone, si separa dalla formazione slovena e si stabilisce nella zona montana del comune di Faedis per costituire in quel posto una base partigiana stabile da cui dare avvio alle operazioni militari e iniziare l’attività di proselitismo verso le popolazioni locali.

Fin dall’inizio, però, il reparto deve affrontare non poche difficoltà in quanto non è in grado di provvedere autonomamente alle proprie necessità e, prima ancora di poter diventare operativo, viene individuato dai reparti militari che presidiano il territorio e che procedono al rastrellamento della zona. Per evitare l’accerchiamento, il «Garibaldi» è costretto a ripiegare oltre Isonzo e a rientrare nei ranghi del battaglione «Gregorcic».

Negli ultimi giorni di luglio altri militanti comunisti, soprattutto lavoratori delle fabbriche monfalconesi, che erano stati fra i promotori degli scioperi in cantiere e delle manifestazioni antifasciste tenutesi a Monfalcone nei giorni successivi la caduta del regime, si aggregano sul Carso alle formazioni partigiane slovene.

Diversi di loro, fra cui Mario Valcovich, Romano Grillo, Giovanni Fiori, Lucio Andrian e Luigi Floreani, vengono trasferiti al distaccamento «Garibaldi», la cui struttura di comando viene modificata con la nomina a comandante dell’ex confinato comunista muggesano Pietro Mercandel e a commissario politico di Mario Karis.

Partigiani a Selz

Alla fine di agosto il distaccamento «Garibaldi» si trasferisce nuovamente nella pedemontana friulana orientale e si insedia nella zona montagnosa dell’alta valle del Judrio nelle vicinanze del borgo di Podresca. Alla notizia della firma dell’armistizio con gli alleati, il 9 settembre 1943 i partigiani del distaccamento scendono in paese e, dopo aver circondato la locale caserma dei carabinieri, costringono i militari alla resa e alla consegna delle armi.

Alcuni giorni dopo gli uomini del «Garibaldi» raggiungono il villaggio di Nebola sul Collio dove, presso la locale scuola elementare, si sono radunati una ventina di comunisti cormonesi, molti dei quali ex condannati e confinati politici comunisti, che hanno trasferito nell’edificio le armi recuperate nella caserma di Cormons dopo la fuga dei militari. Del gruppo dei cormonesi fanno parte anche alcuni futuri comandanti e commissari della divisione Garibaldi Natisone come Vincenzo Marini, Mario Zulian, Licinio Cucut, Ermenegildo e Mario Pollo, Odino Sottili e Sergio Visintin. A questi uomini si aggregano anche alcuni soldati sbandati e un gruppo di lavoratori monfalconesi guidati da Mario Modotti e Mario Fantini.

Nei giorni successivi i partigiani del distaccamento «Garibaldi», unitamente ai nuovi volontari giunti dalla pianura, costituiscono il battaglione «Garibaldi» e nominano comandante il cantierino Mario Modotti «Tribuno», vicecomandante Pietro Merkandel «Mark», commissario politico Mario Karis «Maks» e vicecommissario il combattente delle Brigate Internazionali di Spagna, da pochi giorni rientrato dal confino di Ventotene, Lino Marega «Lisi».

Il 27 settembre 1943 il battaglione «Garibaldi» presta giuramento sul monte Corada assieme ai partigiani sloveni della «Soska Brigada» e pochi giorni dopo si trasferisce nella zona di Montefosca, nell’alta valle del Natisone, e prende posizione a fianco dell’altro battaglione garibaldino «Friuli», attestato fra le località di Canebola e di Stremiz.

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