di Simonetta Lucchi.
Bolzano.
“Ma il larice non dimentica nei suoi ampi cerchi, e il lupo ha occhi che guardano oltre, e Altrove…”
Mi permetto qui di citare una mia poesia, che oggi mi torna in mente. Leggendo che questa notte, tra lunedì e martedì, i forestali hanno ucciso in Val Venosta un “maschio, di circa 45 kg, che il 12 agosto era stato avvistato poco dopo mezzanotte tra un gruppo di bovini a 2800 metri di altezza”.
Un lupo, insomma, secondo il rapporto del direttore del corpo forestale Günther Unterhuber.
C’è da chiedersi dove altrimenti potesse rifugiarsi, in questo territorio sovraffollato di turisti, senza che qualcuno gli chiedesse cinque euro per superare un tornello posto su un sentiero in alta quota per regolare gli afflussi.
Ma no, nemmeno dopo mezzanotte, quando la musica a alto volume tace, gli aperitivi sono finiti, i droni non girano più, e i parapendii nemmeno.
Saranno stati custoditi in un recinto i sopracitati bovini? Sorvegliati da un cane pastore? E sono poi stati effettivamente aggrediti?
Il Landeshauptmann Arno Kompatscher plaude il particolare impegno dimostrato dalle guardie: “È un’importante premessa per la regolamentazione dei lupi dannosi…”.
Quanto questo lupo abbia danneggiato, non è dato sapere: intanto i suoi occhi non guarderanno più nulla, come appare dalle immagini.
O forse, “Altrove, e il nostro destino, già lo sa…”, continua la poesia.
Ciò che vediamo fin troppo, intanto, sono i cartelli anti-lupo, come segnalato, più e più volte, dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) sulle strade dell’Alto Adige mentre, purtroppo, le richieste di sanzioni contro chi diffonde notizie allarmistiche rimangono sulla carta.
Dispiace, a ferragosto, in queste notti tropicali, anche a quota 2800, ricevere tristi notizie: ma “…povero è l’essere, oppresso da inutile smania”.