apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

Se questo è “concettuale”. Di certo, non è arte. Piuttosto, la banalità del male

Categories
  • Cultura
Tags

di Simonetta Lucchi

La vicenda ebbe inizio nel 2008 allorché il costaricano Guillermo Vargas pagò dei bambini affinché catturassero un cane randagio per poi utilizzarlo come “opera d’arte”. L’ opera consisteva nel guardare l’agonia del cagnolino e la sofferenza fino alla morte. Ai visitatori era stato vietato di portare cibo ed acqua e chiunque cercasse di avvicinarsi per accudire l’animale veniva subito  allontanato. Sopra il cane morente, una scritta fatta di croccantini con la frase: “Eres lo que lees” (Sei quello che leggi). 

In un’ intervista rilasciata a la ‘Nación’, Vargas dichiarò: “Lo scopo del lavoro non era causare sofferenza alla povera innocente creatura, bensì illustrare un problema”. Ma evidentemente, non è bastato. O forse, ha suscitato lo scopo voluto. Dopo la morte della povera innocente creatura l’artista fu scelto per rappresentare il suo Paese nella “Biennale Centroamericana 2008” .

Marco Evaristti è invece un creativo  cileno che opera in Danimarca. Ben quotato, con opere valutate mediamente dai 3.000 ai 25.000 euro. In particolare, tra scheletri che compiono atti sessuali e rivisitazioni piuttosto deboli di importanti opere del passato, si ricorda “Helena”: un’ installazione artistica originariamente al museo Trapholt nel 2000. L’ opera d’arte era costituita da una stanza con 10 frullatori, ognuno dei quali conteneva un pesce rosso. I pesci erano vulnerabili a qualsiasi visitatore della mostra che scegliesse di accendere un frullatore e ucciderli. Così, si assistette a scene di incitamento e vari generi di reazioni da parte del pubblico, che portarono all’effettivo frullamento di alcuni dei pesci- opera. È probabile che anche i rimanenti non avessero passato momenti molto piacevoli. Eminenti critici scrissero su riviste del settore in merito triste ma necessario dovere dell’arte di denunciare e provocare. 

Ora Marco Evaristti ha inaugurato la sua nuova mostra dal titolo “And Now You Care” con l’intento di sensibilizzare il pubblico sulla sofferenza degli animali negli allevamenti industriali danesi. L’ opera centrale dell’esposizione consiste in tre maialini vivi chiusi in una gabbia realizzata con carrelli della spesa, privati di cibo e acqua fino alla loro morte per inedia. Come detto, non esattamente un’idea originale, forse addirittura inflazionata. 

Per fortuna i maialini nella notte sono stati portati via da sconosciuti, forse attivisti, o forse semplicemente persone di buon senso, che hanno voluto liberarli. Numerose le reazioni comprese quelle di alcuni commentatori su Instagram: “Degli esseri viventi non meritano di soffrire per veicolare messaggi che potrebbero essere trasmessi in altro modo”.

Tutto questo però pone una serie di domande su ciò che intendiamo per arte e sul senso che essa riveste nella e per la nostra società. Un dibattito che avremmo dovuto affrontare già da tempo: almeno – almeno – dal 2008.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org