di Paolo Polli
Ho firmato per il referendum contro la legge 86 del 26 giugno 2024 Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario sulla autonomia differenziata, che trovo fortemente divisiva in un paese dove le differenze tra le regioni sono già fortemente marcate e che verrebbero aggravate, aumentando le disuguaglianze.
Basterebbe pensare ad esempio “che la grave crisi di sostenibilità del sistema sanitario nazionale non garantisce più alla popolazione un’effettiva equità di accesso alle prestazioni sanitarie, con intuibili conseguenze sulla salute delle persone e pesante aumento della spesa privata; la tendenza, ormai già da diversi anni, appare lenta ma costante: da un Servizio Sanitario Nazionale incentrato sulla tutela del diritto costituzionalmente garantito, a tanti diversi sistemi sanitari regionali, sempre più basati sulle regole del libero mercato”. (Corte dei conti, inaugurazione dell’anno giudiziario 2024). Una legge che mette a rischio la stessa unità nazionale per come oggi la conosciamo. I contenuti della legge, i riflessi sui bisogni sociali dei cittadini, i meccanismi di finanziamento alle regioni dovevano passare attraverso un dibattito partecipato, coinvolgendo i cittadini, le rappresentanza sociali, le forze politiche e preservando al Parlamento l’esercizio delle proprie funzioni. Leggi che determinano il futuro di un Paese devono essere condivise fra le diverse forze politiche. Una legge che è sembrata più un baratto fra la Lega e Fratelli d’Italia. Gli uni mirano a sfasciare il Paese, gli altri impongono l’inquietante figura di un premier in grado di controllare, grazie alla forza dell’investitura popolare ed al controllo della “sua” maggioranza, gli altri poteri dello Stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica, la cui figura di garanzia è messa a repentaglio da quella riforma. Sul tema illuminanti sono state le parole della senatrice Liliana Segre durante la discussione generale nell’Aula del Senato che ha affermato: “il disegno di riforma costituzionale proposto dal governo presenta vari aspetti allarmanti, e non posso e non voglio tacere”, e ancora: “Non tutto può essere sacrificato in nome dello slogan ‘scegliete voi il capo del governo!’ Anche le tribù della preistoria avevano un capo, ma solo le democrazie costituzionali hanno separazione dei poteri, controlli e bilanciamenti, cioè gli argini per evitare di ricadere in quelle autocrazie contro le quali tutte le Costituzioni sono nate”.
Ho firmato per il referendum contro la legge 86 del 26 giugno 2024, il 25 luglio, il giorno della caduta del fascismo nel 1943, data nella quale ricordiamo l’inizio di un percorso che portò, il 25 aprile di due anni dopo, alla Liberazione dal nazismo e dalla ventennale dittatura fascista. L’ho fatto ricordando quanto quelle tragedie del novecento hanno significato e che non possiamo dimenticare, ma abbiamo il dovere di ricordare alle nuove generazioni. C’è un legame fra tutto questo? Io penso di sì: la volontà di preservare i valori fondanti della nostra Costituzione, che è democratica e antifascista, parola che la destra al potere non riesce a dire, perché, ancora nei fatti e nel pensiero, sono legati a quel triste passato.