di Maurizio Villani del 1/5/2021
Ce lo siamo chiesti un anno fa, seduti al bar della Società Mutuo Soccorso, tra un gruppo di amici che si conoscono e stimano da anni.
Non è solo il fatto che Monfalcone è amministrata male. Descritta peggio, solo per giustificare azioni che dividono, lacerano il tessuto sociale della città. In una campagna elettorale permanente, dove si annunciano eventi straordinaria ed unici. In realtà un posto dove non si realizza niente, se non l’avvio ( ancora da vedere) di cantieri per opere pubbliche, che si fanno non per la loro utilità, ma per ragioni di consenso.
Quello che colpisce è la mancanza di una qualsiasi idea di futuro. Di prospettiva. Il prevalere di una idea “identitaria”, di un passato mitico che non è mai esistito. Nemmeno la tragedia sanitaria, sociale ed economica del Covid ha mosso qualche idea nuova. Tutto un ripetere di slogan : sicurezza, diamo lavoro alla nostra gente, l’economia del mare, il porto.
Ne abbiamo parlato a lungo tra di noi.
Del rischio di rivolgersi ad una città che non esiste più.
Di scordare che Monfalcone Ronchi Staranzano rappresentano un “unico” ambito urbano che ha viabilità, servizi, ospedale, punti di svago, attività economiche, scuole superiori in comune.
Di non vedere che nella città ci stanno più città. La città dei rioni quasi paese, la città degli anziani autoctoni monfalconesi, dei giovani bengalesi, dei balcanici, dei napoletani. Forse anche la Monfalcone di chi è andato via e la ricorda come luogo di origine. Sono pezzi separati di città, che vivono gli stessi spazi ma non hanno relazioni tra loro. Perché le priorità ed i problemi che li interessano sono molto diversi.
Di un posto particolare. Dove aspetti importanti della vita e dello sviluppo sono collegati ad una dimensione nazionale ed internazionale. Il Cantiere e la navalmeccanica. La centrale A2A. Lo sviluppo del porto. Le infrastrutture per la mobilità (ferrovia, aeroporto).
Di un luogo che Trieste da sempre considera la sua periferia. Non solo urbana, ma anche socialmente e culturalmente.
Investita dal covid. Disastrosa pandemia, ma anche acceleratore straordinario di processi di cambiamento. Come lo “smart working”. La possibilità di lavorare in remoto che si estenderà. La digitalizzazione lo renderà normale e non straordinario. La scelta della città dove risiedere non dipenderà più, almeno per alcuni, dal dover stare vicini al posto di lavoro. Si sceglierà così per altri motivi. Qualità della vita e dei servizi per sé e la propria famiglia, ambiente sano, storia, sicurezza, mobilità slow. Così territori segnati dalla emigrazione – come lo è stato il monfalconese – possono ridiventare attrattivi.
Cosa fare ?
Guardandosi in giro la città non esprime una reazione. Poche e meritevoli le iniziative. Ma troppo poco. Pesa la situazione generale, le sconfitte del 2016, sia quella comunale ma anche quella della città comune. Poche ed opportunistiche la riflessione sulle ragioni di quelle legnate.
I luoghi, le esperienze che da sempre hanno promosso la crescita in città di una – o anche più di una – cultura progressista, sono dei contenitori che ricordano un passato importante, ma oggi sono desolatamente poco popolati. Difficile che da li arrivi una spinta innovativa.
In giro per la città le sensibilità non mancano. Ma sono disperse, senza leadership autorevoli.
Qui abbiamo visto uno spazio di lavoro. Abbiamo impostato un Gruppo Facebook che è una specie di circolo culturale virtuale ed una Pagina Facebook, come la bacheca esposta sulla strada per dire cosa facciamo.
Un luogo dove sentire musica, vedere un film. Sentire la descrizione di alcune meraviglie ambientali. E poi, come seduti al bar, parlare e sorprenderci per una Monfalcone migliore di quella che viene raccontata. Fatta di persone in carne ed ossa, piene di energia, che affrontano la situazione, hanno fiducia nel futuro. Si il “futuro” il grande assente della narrazione cittadina attuale.
Un numero consistente di persone ci segue, ci legge e vede volentieri. Chi vuole ci trova su Facebook: MONFALCONE è CIVILE.
Tentiamo nelle prossime settimane una esperienza. Una serie di conferenze di formazione civica. Rivolte a chi non ha particolare esperienza di politica, ma vuole contribuire alla vita civile della città. Chiederemo a 16 relatori con diverse sensibilità politiche e culturali, di raccontarci, sulla base della loro esperienza, le potenzialità del nostro territorio. Del suo sviluppo economico, della legalità e della sostenibilità. Di come funziona un comune, di cosa è un bilancio comunale o un piano regolatore. Di inclusione e dell’uso delle parole.
Vediamo chi parteciperà. Speriamo siano in tanti. Un modo per aiutare a far crescere la “domanda di politica”. Ci auguriamo di contribuire a trovare persone che sappiano rinnovare idee e programmi. Monfalcone ne ha bisogno come l’acqua.
Questa fase finirà. Sarà poi il tempo dei candidati Sindaco, delle coalizioni, dei programmi. Arriverà la “offerta politica”. Le due parti si incontreranno ed inizieranno il percorso della campagna elettorale. Se l’offerta non sarà sufficiente, può essere che la domanda si auto organizzi con qualche esperienza civica. Sarà un bene per la città.
Noi non serviremo più. Avremo esaurito i nostro compito. Qualcuno si candiderà, altri torneremo alle proprie attività. Avremo fatto solo il nostro dovere. Perché siamo cittadini e non abitanti di Monfalcone.
Profondamente convinti che Monfalcone è civile. Lo è sempre stata e lo sarà anche in futuro.