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La conoscenza dello sciacquone

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di Davide Strukelj del 15/4/2021
A tutti noi è capitato di essere valutati per la conoscenza acquisita su uno specifico tema. In questi casi può succedere che la nostra percezione sulla padronanza di un certo argomento sia differente dalla valutazione che riceviamo dal nostro esaminatore. Qualche volta l’esperienza risulta frustrante, altre volte stimolante, ma tant’è… nella vita bisogna passare anche attraverso queste prove!
Vi propongo un piccolo esperimento mentale, abbastanza famoso, ma sempre istruttivo.
L’esperimento consta di tre fasi, e come per tutti gli esperimenti mentali non è necessario alcuno strumento materiale, basta un minimo di immaginazione, di buona volontà e un po’ di sincerità…
Il primo passaggio riguarda una auto valutazione. Siete chiamati a darvi un voto da 0 a 10 (dove 0 è il minimo e 10 il massimo) sulla conoscenza che avete dello sciacquone di casa vostra. Sì, avete capito bene: datevi un voto su quanto voi credete di conoscere lo sciacquone di casa, proprio quello che usate più volte al giorno da molti anni. 

Fatto? Bene! Passiamo alla seconda fase.
Siete ora chiamati ad immaginare questa scena: vi trovate in un’aula durante un esame, e sul vostro tavolo avete a disposizione una matita e un plico di fogli bianchi. Dovete descrivere con la massima dovizia di particolari lo sciacquone di casa vostra. In particolare descrivete il funzionamento dei meccanismi e delle leve che lo fanno operare, inclusi disegni tecnici, ragionamenti di fisica, fluidodinamica, chimica dei materiali con specifico riferimento alla composizione delle acque passanti per l’impianto; descrivete col massimo dettaglio possibile le soluzioni ingegneristiche adottate per il riempimento del serbatoio, i sistemi di sicurezza per il troppo pieno, la scelta dei materiali per le guarnizioni utilizzate, il calcolo delle sezioni dei tubi per un flusso corretto e funzionale dell’acqua di scarico; utilizzando le necessarie formule di fisica, portate ogni evidenza necessaria a definire le altezze ideali del posizionamento del serbatoio, delle curve e dei gomiti delle condutture e cercate di dare rappresentazione schematica e tecnica al progetto dello sciacquone di casa vostra con specifico riferimento alle perdite di portata e alle cadute di pressione del liquido di scarico; di seguito fate una valutazione sui prezzi di ingegnerizzazione e prototipazione, incluso un dettagliato esploso di tutti componenti, nonché di design e promozione commerciale; valutate infine la durabilità e le scelte costruttive per permettere una manutenzione semplice e funzionale e un computo del numero di azionamenti possibili nei tempi di vigenza della garanzia di legge. Da ultimo eseguite una simulazione dei prezzi di produzione industriale, compresi i costi per gli stampi e gli approvvigionamenti dei materiali, e incluse le scelte sulla definizione delle strategie industriali di “make or buy” dei singoli componenti, del margine commerciale dei rivenditori e dei costi di trasporto e stoccaggio. Se vi avanzano energie, aggiungete qualsiasi altra valutazione sullo sciacquone di casa vostra che possa essere utile a dimostrare la conoscenza che possedete di questo semplice accessorio che avete azionato così tante volte.
Prendete pure tutto il tempo che vi serve … 

Fatto? Ottimo.
Ultimo passaggio: ripete il punto uno alla luce del vostro elaborato di cui sopra, ovvero valutate con un voto da 0 a 10 la vostra conoscenza dello sciacquone di casa.
È tutto chiaro? In ogni caso state tranquilli: siete in ottima e numerosa compagnia.

Ora, la domanda è questa: al netto del voto che vi siete dati, prime e dopo, sulla vostra conoscenza dello sciacquone di casa, com’è pensabile che un popolo di esseri umani abbia una così modesta cognizione di un oggetto tanto semplice e di uso comune come uno sciacquone, e nel contempo possa valutare con tanta precisione il funzionamento di un vaccino?

Vi siete mai chiesti, come poco fa per lo sciacquone, cosa ne sappiamo esattamente di acidi ribonucleici e desossiribonucleici, di vettori virali, di adenovirus, di polymerase chain reaction, di cycle threshold, di ribosomi, di RNA polimerasi RNA dipendenti, di terminali 3’ e 5’ delle catene nucleotidiche, di struttura terziaria delle proteine, di alfa-eliche, di convergenza evolutiva, di mutazioni puntiformi, di immunoglobuline, di linfociti, di cascata citochinica, del complesso di istocompatibilità, di macrofagi, linfociti, eccetera, eccetera, eccetera? E questa sarebbe solo la parte che oggi va sotto il nome di “infodemia”, la sovra-diffusione di informazioni.
Poi c’è la parte che faccio afferire ad un ulteriore neologismo, l’”aritmodemia”, ovvero la sovra-diffusione di numeri. In altre parole, cosa ne sappiamo dell’uso scientifico dei numeri, ovvero di gaussiane, di test di Student, media e deviazione standard, intervallo di confidenza, incidenza e prevalenza, per non parlare degli studi di fase I, II e III, di validazione di dati, di significatività statistica, di covarianza, di variabili aleatorie e di test di verifica dell’ipotesi, oppure di campione rappresentativo?
Insomma, per farla più semplice, quando dovete partire per le vacanze e salite sull’aereo che vi condurrà alla meta tanto agognata, vi accomodate e fate i debiti scongiuri o pretendete di verificare i calcoli sulla portanza delle ali, le radiografie delle saldature della fusoliera e la check list dei tecnici addetti alle manutenzioni e, più di ogni altra cosa, esigete di controllare le procedure di decollo e atterraggio col pilota di turno? Sempre che diate per scontato che il pilota di turno abbia realmente acquisito le dovute abilitazioni… e soprattutto che non piloti gli aerei solo per guadagnarci!

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