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La salvezza di Gorizia deve diventare una questione regionale e nazionale

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di Marzio Lamberti del 20/03/2021

Una città che in quarant’anni ha perso 10.000 abitanti

Finiti i profughi, Forza Italia e Lega hanno qualche idea per il “salvataggio” di Gorizia? Oppure assisteranno accondiscendenti alla sparizione di Gorizia nell’area vasta triestina?

Ad un anno dalle elezioni amministrative (2022) e a due da quelle politiche e regionali (2023), sempre più incerta e indefinita appare la sorte di Gorizia, completamente assente in regione e sempre più in balia dei territori forti, e fortemente a rischio di scomparire in Trieste area giuliana. E’questo il dato politico di fondo.

Dopo aver vinto tutto nel 2017 all’insegna del facile acchiappavoti “via gli immigrati clandestini” emerge adesso la difficoltà a progettare il futuro di Gorizia schiacciata anche dal protagonismo del Sindaco di Monfalcone. Non c’è nessun consigliere regionale che rappresenti il Goriziano. Il deputato appare lontano e di lui abbiamo poche tracce. La città si trova di fatto sola e non rappresentata seriamente da nessuna parte.

 Vengono spontanee alcune domande: che garanzie ci sono per una equa distribuzione delle risorse regionali per Gorizia?  L’’Azienda sanitaria isontina è stata assorbita dall’Azienda giuliana egemonizzata da Trieste. l’Ater altrettanto. E altrettanto per la Camera di commercio diventata giuliana. Si rincorrono voci di ridimensionamento di alcune strutture periferiche dello stato come la Prefettura. Due anni fa è stata chiusa la sede dell’Università slovena e la sede universitaria di Villa Ritter. E i dubbi che sorgono continuamente: il Gect viene sostenuto?  Informest ha futuro? L’università ha possibilità di consolidarsi? Che fine farà la Sdag? La Zese decolla? La lunetta si costruisce? L’aeroporto diventerà qualcosa di serio?  

In questi due anni la Giunta regionale ha fatto le seguenti cose: 1) eliminazione dell’Azienda sanitaria isontina e suo accorpamento con quella di Trieste. 2) eliminazione dell’ATER isontina e suo accorpamento con quella di Trieste. 3) eliminazione delle UTI e tentativo per accorpare tutto l’isontino nell’area vasta triestina. Il disegno della Lega e di Forza Italia appare chiaro: creare una regione a tre punte: Trieste, Udine e Pordenone. E Gorizia? E l’Isontino? Tutto con Trieste nella così detta area giuliana? Se non si è dato corso al progetto di divisione della regione in tre aree, se tutto questo non è andato finora in porto  è merito della raccolta firme promossa dal PD provinciale che ha raccolto in un sol giorno 1300 firme,

In questa fase il centro destra ha l’allineamento perfetto tra Comune e Regione e solo in parte con il Governo nazionale. Ha buona parte degli strumenti legislativi e molte risorse sotto controllo. Quindi la responsabilità di queste proposte sono strettamente ripartibili tra Trieste e Gorizia. E per quel che ci riguarda più da vicino, Forza Italia e Lega a Trieste e a Gorizia, sindaco in testa, devono dire cosa vogliono fare di Gorizia. Devono dire se e come Gorizia è nella testa di qualcuno ai vari livelli di governo e se c’è qualche ipotesi di futuro.

Ma non ci sono segnali di vitalità del sindaco e della sua maggioranza. Anzi assistiamo a una serie di liti interne culminate con la fuoriuscita dalla maggioranza di quattro consiglieri e l’espulsione di un assessore. Con una parte della maggioranza che boccia le proposte del sindaco su temi non da poco quali: l’investimento al mercato coperto, il parcheggio sotterraneo al mercato all’ingrosso, il rifacimento del palasport, il carcere europeo all’ex Ospedale civile ecc. Sistematicamente una parte della maggioranza fa le barricate con la conseguente rinuncia del sindaco ad andare avanti su quei progetti.  E, qui sta il problema, proposte prese a quanto sembra in perfetta solitudine  per sfruttare l’effetto annuncio. Faremo questo e poi faremo quello. Alla fine ritiro tutto. Senza contare gli annunci (“progetti pronti o quasi per essere realizzati, tutto in fase di studio, manca poco, ormai ci siamo, opere per le quali si attende solo l’avvio dei lavori, ormai è tutto pronto, le carte ci sono tutte per cominciare, “ecc. ecc.) una politica dell’annuncio continuo e costante che maschera una incapacità progettuale e organizzativa davvero imbarazzante

Il problema di fondo è avere un governo della città capace di mettere in cantiere un progetto per Gorizia   che non sia un libro dei sogni o si riduca a spot pubblicitari. Non bastano provvedimenti di “ordinaria manutenzione”. Si tratta di individuare una via di sviluppo. Ma Gorizia da sola non riesce a produrre spinte concrete, programmi realizzabili, risorse in campo, classe dirigente

Gorizia vive una fase di lunga decadenza. Gli abitanti sono scesi da 44 a 34 mila abitanti negli ultimi 40 anni. Perciò non basta qualche intervento in grado di tamponare qualche buco. Occorre ben altro. Gorizia è in grado di convincere l’Istituzione Regione, le Università, il Governo, le altre istituzioni regionali che lo sviluppo e la crescita del Friuli VG deve fondarsi sulla solidarietà di tutto il territorio per favorire le zone più a rischio arretramento?  Sono in grado Forza Italia e Lega   di chiedere alla Regione l’assunzione come obiettivo regionale e nazionale del consolidamento   di Gorizia e delle sue possibilità di sviluppo? Sono in grado, per esempio, di chiedere in quella prospettiva che Gorizia diventi un centro universitario di eccellenza distribuendo equamente facoltà e studenti universitari presenti in regione? Ricordiamo che Gorizia non si è sottratta al  dovere di solidarietà verso il territorio regionale colpito dal terremoto da cui è sorta anche la facoltà di medicina nonché l’Università di Udine.  

Finita l’emergenza profughi su cui è stata costruita la campagna elettorale e vinta nel 2017 e 2018, oltre al “no ai clandestini”, Forza Italia e Lega hanno qualche idea per il “salvataggio” di Gorizia? Perché di una città che ha perso un quarto dei propri abitanti e continua a farlo, e dove si riduce il numero dei giovani dalla città (300 in un anno) si deve parlare di “salvataggio” e si deve quindi pretendere dalla Regione e dallo Stato interventi significativi al riguardo. Sono in grado di coinvolgere Regione e Stato? Sono in grado di porre Gorizia come questione regionale e nazionale? O Forza Italia e Lega, Sindaco in testa, assisteranno passivamente, a parte qualche strillo, alla sparizione della città?

    Non sono problemi da poco. Non si tratta di un intervento o di un’opera anche significativa. Si tratta di individuare qual’è il ruolo possibile della città. Insomma a cosa “serve” Gorizia per la regione e il paese. Gorizia si è sviluppata perché svolgeva un ruolo. Nell’ottocento era il retroporto di Trieste con l’insediamento di numerose industrie. Tra le due guerre era diventata la base per la conquista dei Balcani con tantissimi militari. Nel secondo dopoguerra era la città vetrina dell’occidente con la zona franca e l’economia di confine. Tutto questo nel corso degli anni novanta è scomparso. E’ scomparsa la zona franca, è scomparso il confine con gli autotrasportatori e gli spedizionieri. Sono scomparsi i militari. Dal 1947 al 1989, finché è esistita una questione del “confine orientale” nella politica nazionale, Gorizia è stata al centro degli interessi del Governo italiano, così come specularmente Nova Gorica era al centro degli interessi dell’allora Jugoslavia. Scomparso il “confine orientale” come questione politica nazionale, è venuto meno l’interesse per quest’area: l’ultimo provvedimento normativo è stata la legge 84/1991 che istituì, fra l’altro, l’Informest con sede a Gorizia. Ma sono passati 30 anni.

     Tutti quindi i poli di sviluppo sono scomparsi. Solo i nuovi insediamenti universitari hanno, ma solo parzialmente, creato vitalità. E diecimila abitanti non ci sono più.

    Cosa fare? Occorre un progetto di rinascita, un piano Marschall, che solo le forze congiunte della regione e dello stato possono mettere in cantiere. Unitamente a poli di interesse privati. Ma serve un sindaco e una maggioranza cui non si chiede di “fare “gli interventi, ma che sia capace di mettere in moto il progetto e l’intervento, di mettere in moto le istituzioni sia pubbliche che private per rispondere alla domanda: a cosa serve, a cosa può servire la città per la regione e il paese? E per l’Europa? Che ruolo la Regione e lo Stato possono dare a Gorizia? Si tratta di metter insieme tutte le energie per progettare /individuare una strategia di sviluppo per Gorizia. Gorizia da sola con la sua struttura impiegatizia e piccolo commerciale non è in grado di progettare il proprio futuro

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