apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

Ricordo di Lorenzo Boscarol

Categories
  • Italia
Tags

di Andrea Bellavite del 14/03/2021

In piena recrudescenza pandemica, Lorenzo Boscarol ci ha lasciato. E’ stato un uomo, un prete, un giornalista, un politico nel senso più autentico del termine, che ha lasciato un segno molto profondo nell’intero territorio goriziano.

Come uomo, ha posto sempre al centro del pensiero e dell’azione la persona, in tutte le sue dimensioni. Ha comunicato sempre un grande desiderio di relazioni leali, sincere ed empatiche, vivendo sulla sua pelle e condividendo con gli altri la ricerca di amicizia, di rapporti costruttivi, di perdono attivo e passivo. In questo senso, anche gli ordinari limiti caratteriali sono stati per lui occasione per vivere e testimoniare la com-passione come stile e programma di vita, in grado di trasformare anche il male in bene e il dubbio in maggiore sicurezza. E’ stato sempre presente, in tutto ciò che gli è stato possibile, soprattutto ha saputo discernere il giudizio storico politico da quello propriamente umano, riuscendo a stare accanto ad amici, conoscenti e anche avversari in altri ambiti, nel momento della sofferenza, dell’abbandono, della crisi.

Ha sempre interpretato la sua vocazione al sacerdozio ministeriale come un dono non per sé ma per l’intera comunità. Pur avendo nel cuore la “sua” Ronchi, ha amato Gorizia con tutte le affascinanti complessità – dolorose e gloriose – che rendono assolutamente unica la città e il suo territorio. Non ha mai dimenticato il mondo del lavoro, del quale negli ultimi anni è stato anche responsabile pastorale e ha frequentato assiduamente gli ambienti operai del monfalconese e quelli agricoli della Bassa Friulana. Cresciuto alla scuola dell’Arcivescovo Andrea Pangrazio che fu segretario del Concilio e del quale è stato anche per breve tempo collaboratore particolare, insieme a Mons. Pietro Cocolin e ai successori, è stato testimone del Vangelo e “uomo del Vaticano II”, al quale si è sempre riferito e del quale è stato il più aperto e conosciuto propugnatore nell’Arcidiocesi di Gorizia. Prima di tornare nella realtà di San Lorenzo, successore del da lui sempre ricordato mons. Mario Virgulin, ha svolto per decenni il suo ministero parrocchiale e cittadino a Gorizia, nella ricerca e nella costruzione di quell’”unità nella diversità” che dovrebbe caratterizzare le zone attraversate da un confine che – grazie certamente anche all’azione e alle parole di don Boscarol – oggi non c’è più. L’impegno con l’associazione Concordia et pax e le tante altre realtà culturali di ispirazione cristiana, l’ha portato alla discussa proposta della “riconciliazione delle memorie”, unendo il richiamo alla condivisione del dolore di tutti coloro che hanno subito violenza alla ricerca di una verità storica in grado di non mettere sullo stesso piano le vittime e i loro oppressori. Convinto assertore dell’associazionismo cattolico, si è posto come interlocutore dialettico della realtà dei movimenti ecclesiali, vivendo il delicato periodo dello scontro tra gli assertori del “lievito” dell’Azione Cattolica e quelli “identitari” di Comunione e Liberazione. Ha assunto tutti gli incarichi possibili, affrontandoli con un impegno ai limiti delle proprie forze e un entusiasmo tale da escludere forse – in alcune situazioni – la capacità di lasciarsi aiutare e di consentire ad altri di condividere, almeno in parte, le responsabilità. E’ stato convinto sostenitore dell’avventura missionaria – evangelizzazione e promozione umana! – dell’Arcidiocesi di Gorizia, anzitutto in Costa d’Avorio, poi in diverse lande del Pianeta.    

Ha diretto per decenni Voce Isontina, ma ha accettato e spesso ricercato tutti i possibili impegni in ambito giornalistico. Grazie a un’indomita curiosità e a una riconosciuta professionalità, ha saputo portare il settimanale diocesano fuori dall’angusto spazio ecclesiastico, trasformandolo, come egli stesso amava ripetere, in “giornale del territorio”. I suoi scritti, sempre molto documentati, testimoniano un’apertura a tutti i campi della vita. Gli editoriali, caratterizzati da un linguaggio molto originale, a volte appassionato, spesso tagliente, a volte un po’ involuto, erano attesi nei consigli pastorali e in quelli comunali, negli spazi del vivere laico e in quelli più strettamente diocesani. Spesso la lettura provocava sobbalzi sulla sedia e momenti di malessere, perché – si poteva essere d’accordo o meno – don Renzo era essenzialmente uno scrittore senza peli sulla lingua e difficilmente poteva lasciare indifferente l’interlocutore. Spesso, non senza timore, nell’aula del Consiglio Comunale di Gorizia, il settimanale si lasciava sfogliare e suscitava sospiri, non certo sempre di approvazione. Soprattutto negli anni giovanili, ha saputo rendere il giornale una scuola di nuovi pubblicisti e professionisti. Molti dei nomi che hanno caratterizzato fino a oggi la storia del giornalismo del Friuli-Venezia Giulia sono legati alla sua figura e alla sua capacità di trasmettere la forza della comunicazione. Si è fatto conoscere anche molto al di fuori dell’ambito isontino, essendo tra i fondatori della FISC, la Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici e investendo tanto tempo ed energie nella costruzione di importanti sinergie con giornalisti, preti e laici della vicina diocesi di Koper Capodistria.

E’ stato, come si conviene a chi cerca una collocazione significativa e costruttiva nell’ambito della società, un uomo di parte e non a caso è stato tra i pochi sacerdoti ad abbracciare una precisa linea politica e partitica. Esponente apprezzato e ascoltato della Democrazia Cristiana dei tempi d’oro – da lui sempre ricordati con accenti un po’ mitici –  è stato convinto sostenitori della necessità che la Cultura sia il fondamento di ogni azione politica. Per questo, gli Incontri Culturali Mitteleuropei, la rivista Iniziativa Isontina e il Centro Studi Rizzatti, poi l’Istituto di Storia Sociale e Religiosa, insieme ai personali studi sulle figure più eminenti dell’Arcidiocesi goriziana, hanno costituito la vera palestra di un’azione politica fortemente ispirata ai valori evangelici e nello stesso tempo aperta al dialogo e al confronto con chiunque – provenendo da diverse visioni del mondo – fosse disponibile a una critica collaborazione. Ha vissuto con autentica sofferenza il tempo della frammentazione dell’esperienza dei cattolici democratici, non rinunciando mai, soprattutto negli ultimi anni, al richiamo al criterio fondamentale del “vangelo della carità”, nei confronti soprattutto dei più deboli e dei più poveri. Consapevole delle difficili mediazioni richieste alla politica rappresentativa, non è mai stato entusiasta, neppure in tale ambito, del movimentismo, neanche di quello più affine alle idealità e alle prospettive della Chiesa post-conciliare. E’ stato comunque un pungolo permanente, nel periodo dell’Ulivo come in quello del Partito Democratico, in particolare nel richiamare i valori primari della pace, della giustizia e dell’accoglienza nei confronti di tutti, sottolineando l’incredibile chiusura mentale di chi propugna la costruzione di nuovi muri e di fili spinati per dividere il mondo dei ricchi da quello dei poveri. L’elezione del nuovo Vescovo di Roma Francesco è stata per lui una grande ventata di speranza, percepita come supporto e conferma di una scelta pastorale da realizzare nell’ambito della vita parrocchiale e di un indirizzo politico da portare avanti in tutti gli ambiti dell’umano vivere.

Ecco, in estrema sintesi, questo è un parziale ritratto di don Lorenzo Boscarol, così come ho potuto conoscerlo, in un’interlocuzione dialettica sempre vivace e intensa, in ogni caso improntata al rispetto e alla lealtà reciproca.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org