{"id":7118,"date":"2026-07-26T09:00:25","date_gmt":"2026-07-26T07:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=7118"},"modified":"2026-07-27T16:52:59","modified_gmt":"2026-07-27T14:52:59","slug":"la-proliferazione-nucleare-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2026\/07\/26\/la-proliferazione-nucleare-in-medio-oriente\/","title":{"rendered":"La proliferazione nucleare in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Cosimo Risi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lo scopo della guerra era di impedire all\u2019Iran di dotarsi dell\u2019arma nucleare arricchendo l\u2019uranio nascosto nei depositi sotterranei. Gli attacchi israelo-americani del 2025 e del 2026 puntavano alle postazioni addette allo scopo per allargarsi ad altri obiettivi strategici. Il memorandum d\u2019intesa americano-iraniano di giugno 2026 rinviava il tema nucleare ad ulteriori trattative, si concentrava sulla riapertura dello Stretto di Hormuz senza balzelli dell\u2019Iran (e dell\u2019Oman) a carico degli armatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Il memorandum \u00e8 strapazzato da parte americana con la nuova campagna di bombardamenti. Nell\u2019attesa che Israele, finora tenuto fuori, entri nella partita, nella speranza che il timore di ulteriori danni ammorbidisca la controparte iraniana nelle trattative. Nella campagna, il nucleare torna in primo piano, si parla di colpire una istallazione vicino Natanz, la Pickaxe Mountain, dove si nasconderebbe il grosso dell\u2019uranio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il nascondiglio sarebbe troppo profondo persino per le mega bombe americane, lo spiegherebbe a Washington la delegazione israeliana guidata dal nuovo direttore del Mossad. E dunque che fare? Tentare comunque di scardinare la fortezza oppure ripiegare su obiettivi di altra natura, come le centrali elettriche ed i ponti, in modo da fiaccare definitivamente l\u2019economia del paese. Fonti indipendenti valutano i danni in oltre 200 miliardi di dollari, una fetta consistente del PIL, e difficolt\u00e0 crescenti nel rifornire la popolazione di elettricit\u00e0 e acqua. Fare dei siti civili il nuovo bersaglio rappresenterebbe un punto di svolta, una minaccia esistenziale alla civilt\u00e0 iraniana. Nelle attese degli attaccanti, aprirebbe al ritorno delle folle nelle piazze per scalzare un regime che non le protegge e le lascia prive dei beni essenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In questo scenario cupo, gli Americani vanterebbero il successo dell\u2019operazione: il cambio di regime a Teheran. \u00c8 da valutare quanto l\u2019attesa sia fondata. Il regime finora resiste alle pressioni esterne, reprimendo le proteste interne e coagulando un sentimento di resistenza patriottica.<\/p>\n\n\n\n<p>Affiora qualche crepa nell\u2019apparente solidit\u00e0 della dirigenza. Da una parte i guardiani della rivoluzione sono volti a resistere ad oltranza, contano che siano gli Americani a stancarsi prima e prendano le distanze dall\u2019estremismo degli Israeliani. Dall\u2019altra parte i vertici istituzionali, il Presidente ed il Ministro degli Esteri in testa, vorrebbero chiudere con il cessate il fuoco questa puntata di una partita destinata a durare. A soccorso sul piano diplomatico interverrebbero Cina e Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La guida religiosa \u00e8 imperscrutabile. Mojtaba Khamenei continua a non comparire in pubblico, affida le istruzioni a messaggi scritti, dal tenore cos\u00ec ambiguo, salvo la retorica guerresca, da non lasciare intendere le ragioni profonde. Se questo sia un segno di incertezza nel difficile frangente o di incapacit\u00e0 di leadership, resta un interrogativo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sul campo prevale l\u2019ala cosiddetta oltranzista. Il conflitto si allarga al Mar Rosso con gli Houthi dallo Yemen che colpiscono due mercantili sauditi e minacciano qualsiasi imbarcazione transiti per i porti sauditi. Il Regno ha dirottato sul Mar Rosso parte delle esportazioni che prima transitavano per Hormuz.<\/p>\n\n\n\n<p>La minaccia nello Stretto di Bab el-Mandeb \u00e8 volta a prosciugare i traffici sauditi ovunque passino. L\u2019Iran vuole stanare il Regno e spingerlo a premere sugli Americani. La stessa tattica \u00e8 adoperata nei confronti delle altre monarchie del Golfo e della Giordania, con il tiro al bersaglio sulle basi americane. Il bombardamento sul porto giordano di Aqaba ha prodotto detriti sul vicino porto israeliano di Eilat. Il messaggio \u00e8 chiaro: possiamo colpirvi impunemente, l\u2019ombrello americano non si apre per voi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La risposta di Riad viene per un&#8217;altra via: con l\u2019accordo sul nucleare con gli Stati Uniti al fine di dotare il Regno di una capacit\u00e0 di produzione a scopi civili. La trattativa risale all\u2019Amministrazione Biden, fu sospesa su pressione di Israele, torna in auge con l\u2019Amministrazione Trump. Il Presidente introduce delle cautele: no all\u2019arricchimento a fini militari, si all\u2019adesione agli Accordi di Abramo. Mentre sulla prima condizione il Regno non avrebbe riserve, sulla seconda reitera la richiesta che la normalizzazione con Israele passi attraverso una evoluzione di Gerusalemme a favore dello stato palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La trattativa \u00e8 in salita. Il Governo di Gerusalemme si mostra compiacente verso i coloni che assaltano i villaggi palestinesi in Cisgiordania, manda le IDF non a reprimere i soprusi ma ad arrestare i resistenti. Una nuova Intifada non \u00e8 da escludere, il che aprirebbe la stura ad una nuova ondata repressiva ed all\u2019estensione del controllo militare anche sulle parti di territorio sotto l\u2019amministrazione dell\u2019ANP.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ed infine: alcune contraddizioni del nucleare saudita. Riapre la corsa al nucleare nella regione, quella corsa che si vuole impedire all\u2019Iran. Accende le analoghe aspettative di Egitto e Turchia. Mostra il calo di influenza di Netanyahu su Trump. Da preteso burattinaio a \u201cBibi far\u00e0 quello che gli dico di fare\u201d. Una cattiva premessa per le elezioni alla Knesset di ottobre: il principale sponsor del candidato Netanyahu ne ridimensiona il prestigio. Il Primo Ministro sta per recarsi a Washington, il primo faccia a faccia con il Presidente da febbraio.<strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Cosimo Risi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lo scopo della guerra era di impedire all\u2019Iran di dotarsi dell\u2019arma nucleare arricchendo l\u2019uranio nascosto nei depositi sotterranei. Gli attacchi israelo-americani del 2025 e del 2026 puntavano alle postazioni addette allo scopo per allargarsi ad altri obiettivi strategici. Il memorandum d\u2019intesa americano-iraniano di giugno 2026 rinviava il tema nucleare ad ulteriori trattative, si concentrava sulla riapertura dello Stretto di Hormuz senza balzelli dell\u2019Iran (e dell\u2019Oman) a carico degli armatori. 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