{"id":5582,"date":"2025-03-03T22:47:25","date_gmt":"2025-03-03T21:47:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5582"},"modified":"2025-03-03T22:47:26","modified_gmt":"2025-03-03T21:47:26","slug":"se-questo-e-concettuale-di-certo-non-e-arte-piuttosto-la-banalita-del-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/03\/03\/se-questo-e-concettuale-di-certo-non-e-arte-piuttosto-la-banalita-del-male\/","title":{"rendered":"Se questo \u00e8 &#8220;concettuale&#8221;. Di certo, non \u00e8 arte. Piuttosto, la banalit\u00e0 del male"},"content":{"rendered":"\n<p>di Simonetta Lucchi<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda ebbe inizio nel 2008 allorch\u00e9 il costaricano Guillermo Vargas pag\u00f2 dei bambini affinch\u00e9 catturassero un cane randagio per poi utilizzarlo come \u201copera d&#8217;arte\u201d. L&#8217; opera consisteva nel guardare l&#8217;agonia del cagnolino e la sofferenza fino alla morte. Ai visitatori era stato vietato di portare cibo ed acqua e chiunque cercasse di avvicinarsi per accudire l&#8217;animale veniva subito\u00a0 allontanato. Sopra il cane morente, una scritta fatta di croccantini con la frase: \u201cEres lo que lees\u201d (Sei quello che leggi).\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>In un&#8217; intervista rilasciata a la &#8216;Naci\u00f3n&#8217;, Vargas dichiar\u00f2: \u201cLo scopo del lavoro non era causare sofferenza alla povera innocente creatura, bens\u00ec illustrare un problema&#8221;. Ma evidentemente, non \u00e8 bastato. O forse, ha suscitato lo scopo voluto. Dopo la morte della povera innocente creatura l\u2019artista fu scelto per rappresentare il suo Paese nella \u201cBiennale Centroamericana 2008\u201d .<\/p>\n\n\n\n<p>Marco Evaristti \u00e8 invece un creativo&nbsp; cileno che opera in Danimarca. Ben quotato, con opere valutate mediamente dai 3.000 ai 25.000 euro. In particolare, tra scheletri che compiono atti sessuali e rivisitazioni piuttosto deboli di importanti opere del passato, si ricorda &#8220;Helena&#8221;: un&#8217; installazione artistica originariamente al museo Trapholt nel 2000. L&#8217; opera d&#8217;arte era costituita da una stanza con 10 frullatori, ognuno dei quali conteneva un pesce rosso. I pesci erano vulnerabili a qualsiasi visitatore della mostra che scegliesse di accendere un frullatore e ucciderli. Cos\u00ec, si assistette a scene di incitamento e vari generi di reazioni da parte del pubblico, che portarono all&#8217;effettivo frullamento di alcuni dei pesci- opera. \u00c8 probabile che anche i rimanenti non avessero passato momenti molto piacevoli. Eminenti critici scrissero su riviste del settore in merito triste ma necessario dovere dell&#8217;arte di denunciare e provocare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora Marco Evaristti ha inaugurato la sua nuova mostra dal titolo &#8220;And Now You Care&#8221; con l\u2019intento di sensibilizzare il pubblico sulla sofferenza degli animali negli allevamenti industriali danesi. L\u2019 opera centrale dell&#8217;esposizione consiste in tre maialini vivi chiusi in una gabbia realizzata con carrelli della spesa, privati di cibo e acqua fino alla loro morte per inedia. Come detto, non esattamente un&#8217;idea originale, forse addirittura inflazionata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna i maialini nella notte sono stati portati via da sconosciuti, forse attivisti, o forse semplicemente persone di buon senso, che hanno voluto liberarli. Numerose le reazioni comprese quelle di alcuni commentatori su Instagram: &#8220;Degli esseri viventi non meritano di soffrire per veicolare messaggi che potrebbero essere trasmessi in altro modo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo per\u00f2 pone una serie di domande su ci\u00f2 che intendiamo per arte e sul senso che essa riveste nella e per la nostra societ\u00e0. Un dibattito che avremmo dovuto affrontare gi\u00e0 da tempo: almeno &#8211; almeno &#8211; dal 2008.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Simonetta Lucchi La vicenda ebbe inizio nel 2008 allorch\u00e9 il costaricano Guillermo Vargas pag\u00f2 dei bambini affinch\u00e9 catturassero un cane randagio per poi utilizzarlo come \u201copera d&#8217;arte\u201d. L&#8217; opera consisteva nel guardare l&#8217;agonia del cagnolino e la sofferenza fino alla morte. 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