{"id":3731,"date":"2021-09-07T21:24:56","date_gmt":"2021-09-07T19:24:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3731"},"modified":"2021-09-07T21:24:57","modified_gmt":"2021-09-07T19:24:57","slug":"8-settembre-1943-il-giorno-della-vergogna-e-del-riscatto-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/09\/07\/8-settembre-1943-il-giorno-della-vergogna-e-del-riscatto-nazionale\/","title":{"rendered":"8 settembre 1943: il giorno della vergogna e del riscatto nazionale"},"content":{"rendered":"\n<p>di Luciano Patat del 7\/9\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sfacelo della classe dirigente italiana, la Resistenza dei militari e la battaglia partigiana di Gorizia<\/p>\n\n\n\n<p>L\u20198 settembre \u00e8 il giorno della vergogna per la monarchia, per le forze armate e per l\u2019intera classe dirigente fascista che per oltre 20 anni aveva governato l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; il giorno in cui il re, i ministri, i generali dello stato maggiore scappano a sud e si mettono sotto la protezione degli eserciti angloamericani. Salvano cos\u00ec la propria vita ma lasciano senza guida il Paese, abbandonano senza ordini l&#8217;esercito e condannano centinaia di migliaia di soldati all\u2019internamento in Germania e decine di migliaia alla morte nei campi di prigionia.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per Mussolini e per i gerarchi fascisti \u00e8 il giorno del disonore e della fuga: loro scappano a nord, si mettono a disposizione dei tedeschi, con il loro sostegno danno vita alla Repubblica Sociale Italiana e per venti mesi li servono fedelmente, diventando cos\u00ec complici di tutti i loro crimini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l&#8217;8 settembre \u00e8 anche il giorno del riscatto nazionale, quello in cui la parte migliore del popolo italiano fa una scelta diversa: non fugge, ma reagisce e si ribella.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 quel che avviene anche nelle nostre terre.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti nella notte dell\u20198 settembre 1943, poche ore dopo il messaggio radiofonoco del maresciallo Pietro Badoglio che annunciava la resa dell\u2019Italia e la firma dell\u2019armistizio con gli alleati, in due diverse localit\u00e0 dell\u2019Isontino si registrano altrettanti eventi, entrambi di grande rilevanza storica: nell\u2019alta valle dell\u2019Isonzo iniziano i combattimenti fra i militari italiani e i reparti tedeschi che hanno forzato il valico confinario di Piedicolle e a Monfalcone si tiene la riunione della cellula clandestina comunista nel corso della quale viene presa la decisione di chiamare alla lotta i lavoratori delle fabbriche cittadine per far fronte all\u2019invasione tedesca e impedire la rinascita del fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella notte fra l\u20198 e il 9 settembre alcune migliaia di fanti della divisione \u201cTorino\u201d, di alpini della \u201cJulia\u201d, di carabinieri e di guardie alla frontiera, agli ordini del generale Bruno Malaguti, fanno il loro dovere di soldati e nella valle dell\u2019Isonzo e in quella del Vipacco si scontrano con i tedeschi, bloccano la loro avanzata e impediscono loro di occupare Gorizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Contemporaneamente il 9 e il 10 settembre i lavoratori delle fabbriche monfalconesi scendono in sciopero, escono dagli stabilimenti, danno vita in citt\u00e0 a comizi e manifestazioni antifasciste e portano a termine la prima azione di guerra con la distruzione degli aerei e degli hangar del campo di aviazione di Ronchi.<\/p>\n\n\n\n<p>A porsi alla testa della protesta operaia sono gli ex perseguitati politici comunisti, da pochi giorni rientrati a casa dal carcere e dal confino, che invitano i lavoratori a salire sul Carso, a costituire una brigata partigiana e a combattere assieme ai partigiani sloveni contro i tedeschi. Cos\u00ec il pomeriggio del 10 settembre, dopo aver ascoltato il discorso che l\u2019ex confinato e condannato politico Ferdinando Marega tiene davanti alla sede della Cassa Ammalati di Monfalcone, alcune centinaia di uomini e di donne si radunano a Selz e in nottata raggiungono il villaggio carsico di Ville Montevecchio, dove si \u00e8 insediato il comando partigiano sloveno che sta dirigendo l\u2019insurrezione&nbsp; popolare nel Goriziano.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019aiuto dei partigiani sloveni l\u201911 settembre i volontari italiani danno vita alla \u201cBrigata Proletaria\u201d e il 12 settembre si trasferiscono in prima linea per rafforzare lo schieramento partigiano sloveno che \u00e8 attestato su un vasto fronte cha da nord a sud cinge la citt\u00e0 di Gorizia. I reparti proletari prendono posizione nella parte meridionale del fronte, occupano la stazione ferroviaria cittadina e l\u2019aeroporto di Merna, si schierano lungo la strada del Vallone e la linea ferroviaria per Trieste e interrompono i collegamenti stradali e ferroviari con il capoluogo giuliano.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre i soldati italiani bloccano l\u2019avanzata tedesca agli sbarramenti militari di Salcano e di Prevallo, i partigiani sloveni scendono dai monti e a Gorizia danno vita a cortei e manifestazioni in cui invitano la gente alla mobilitazione e invitano i giovani a raggiungere le formazioni combattenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delegazione di comandanti partigiani e di dirigenti del Fronte di Liberazione sloveno, alla presenza di due ufficiali della missione inglese, si incontra a Gorizia, presso la sede del Comando zona militare di piazza Battisti, con il generale Bruno Malaguti per intensificare le azioni di guerra&nbsp; contro i tedeschi e per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e dei partigiani rinchiusi nel carcere di Gorizia, richiesta quest\u2019ultima subito accolta dal generale, che dispone il rilascio di 142 detenuti.<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione sul terreno si modifica il 12 settembre quando il generale del XXIV Corpo d\u2019Armata, Licurgo Zannini, destituisce dal comando della zona militare di Gorizia il generale Malaguti, che aveva espresso la volont\u00e0 di continuare a combattere contro i tedeschi, e ordina la resa ai militari italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito a questi eventi, il pomeriggio del 12 settembre una colonna tedesca proveniente da Udine entra a Gorizia, prende possesso dei punti nevralgici della citt\u00e0 e presso la sede dell\u2019ex Federazione provinciale fascista di Corso Verdi viene accolta calorosamente da un gruppo di cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle stesse ore un reparto tedesco attacca le posizioni tenute dai combattenti della \u201cBrigata Proletaria\u201d alla stazione ferroviaria. Lo scontro, nel corso del quale si registrano i primi caduti partigiani, si protrae fino a quando i tedeschi riescono a distruggere a cannonate le postazioni di mitragliatrici al primo piano dell\u2019edificio e costringono i partigiani a ritirarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il combattimento alla stazione segna l\u2019inizio della battaglia partigiana di Gorizia che si protrae per oltre due settimane attorno all\u2019aeroporto di Merna, sull\u2019altopiano carsico, lungo le linee ferroviarie e sulle colline che circondano la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 14 settembre, intanto, parte dalla stazione Transalpina il primo convoglio ferroviario, altri ne seguiranno nei giorni successivi, che trasporta nei campi di concentramento in Germania i soldati italiani protagonisti della resistenza antitedesca e nel carcere della fortezza di Torun il generale Malaguti, che quella resistenza aveva diretto.<\/p>\n\n\n\n<p>La battaglia partigiana di Gorizia si conclude il 30 settembre quando i tedeschi, con l\u2019arrivo di una seconda divisione di fanteria e con l\u2019appoggio dell\u2019artiglieria e dell\u2019aviazione costringono le formazioni partigiane a ripiegare nei boschi e sulle montagne della Selva di Tarnova.<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cBrigata Proletaria\u201d si scioglie ma la lotta partigiana non finisce ma anzi si estende alle zone di pianura: nei primi giorni di ottobre alcuni reduci della battaglia costituiscono nel villaggio carsico di Seghetti il \u201cBattaglione Triestino\u201d mentre altri danno vita nei paesi del Monfalconese e della Bassa Friulana ai Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e all\u2019intendenza partigiana \u201cMontes\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La resistenza dei militari al confine orientale, la costituzione della \u201cBrigata Proletaria\u201d e la battaglia partigiana di Gorizia rappresentano fatti di grande rilievo non solo per la storia delle nostre terre ma anche per quella dell\u2019intero Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono stati infatti eventi unici, che non trovano riscontri analoghi sul territorio nazionale. In particolare, la \u201cBrigata Proletaria\u201d \u00e8 stata la prima e la pi\u00f9 grande formazione partigiana che si costituisce in Italia all\u2019indomani dell\u2019armistizio mentre la battaglia partigiana di Gorizia, che ha visto combattere assieme partigiani italiani e sloveni, \u00e8 la pi\u00f9 lunga e intensa battaglia che ha luogo in Italia all\u2019indomani dell\u2019armistizio, che tiene impegnate prima una e poi due divisioni tedesche e che viene pi\u00f9 volte citata nei bollettini di guerra del comando supremo della Wermacht.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Patat del 7\/9\/2021 Lo sfacelo della classe dirigente italiana, la Resistenza dei militari e la battaglia partigiana di Gorizia L\u20198 settembre \u00e8 il giorno della vergogna per la monarchia, per le forze armate e per l\u2019intera classe dirigente fascista che per oltre 20 anni aveva governato l\u2019Italia. 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