{"id":3640,"date":"2021-07-15T14:26:07","date_gmt":"2021-07-15T12:26:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3640"},"modified":"2021-07-15T14:26:08","modified_gmt":"2021-07-15T12:26:08","slug":"paesaggio-con-gelsi-un-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/07\/15\/paesaggio-con-gelsi-un-ritorno\/","title":{"rendered":"Paesaggio con gelsi. Un ritorno?"},"content":{"rendered":"\n<p>di Sonia Kucler del 15\/7\/2021<\/p>\n\n\n\n<p>Ci serviamo dei paesaggi, reali o immaginari, per trovare spesso conforto e conferma ai nostri bisogni interiori. Avere a disposizione luoghi ameni e magari a breve raggio in cui affondare i sensi e sentirci appagati pi\u00f9 che un lusso \u00e8 una necessit\u00e0 vitale. La triste stagione della reclusione pandemica ha violentemente messo sul piatto della bilancia i valori e i non valori. Avere una finestra che affacciava ad un giardino era un valore, ma solo per chi lo poteva godere. Il tema del paesaggio e soprattutto della sua qualit\u00e0 \u00e8 ampiamente discusso e vagheggiato ma sfortunatamente le analisi 2020 del Raporto <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2017\/12\/cap09.pdf\">BES<\/a> (Benessere Equo e Sostenibile in Italia) di ISTAT riscontrano che \u201cmentre la qualit\u00e0 percepita dei luoghi di vita tende a peggiorare, sempre meno italiani considerano prioritario il problema del degrado del paesaggio\u201d. Questo accade perch\u00e9 agire per difendere i paesaggi che amiamo \u00e8 impegnativo e spesso ci\u00f2 che sta dentro l\u2019immagine osservata \u00e8 molto complesso e difficile da cogliere. Nel paesaggio, infatti, si intrecciano i destini di animali, piante, acque, minerali, suoli, strutture edificate e spesso basta che un elemento si trasformi o venga a mancare perch\u00e9 l\u2019immagine si frantumi e tutti gli attori ne perdono i vantaggi.&nbsp; Molte volte, purtroppo, i capofila di questo disinteresse sono rappresentati dalle stesse strutture che governano il territorio sia a livello tecnico che politico. Un esempio eloquente della fragilit\u00e0 dei luoghi in cui viviamo sono i paesaggi rurali tradizionali, nicchie di terra coltivata in cui si conservano gli usi delle colture, dei suoli e delle tecniche che hanno dato forme variegate e peculiari al paesaggio italiano, anche nella nostra regione, aree&nbsp; spesso marginali in cui il passato sopravvive grazie ad una serie di circostanze, a volte impreviste a volte intenzionali.&nbsp; E\u2019 il caso di unazona di campagna<em>, <\/em>poco trasformata e ancora ricca di suggestione che si estende nella zona nord di Gorizia a ridosso del confine con la Slovenia, dove l\u2019Isonzo esce dalle gole montane ed entra nell\u2019alta pianura con sponde alte e ripide. La sponda sinistra \u00e8 un terrazzo alluvionale di origine tardo-pleistocenica scavato nel tempo dalle acque torrentizie del fiume, dove si sono insediati in tempi diversi gli abitati di Salcano, Gorizia e Nova Gorica cos\u00ec da formare una densa conurbazione che si insinua fin sotto i colli che punteggiano la piana. Sopra troneggiano le alture del Sabotino, del Monte Santo e del San Gabriele, pi\u00f9 in su la Bainsizza. A chiudere verso ovest quest\u2019angolo rurale ed a potenziarne il valore si sviluppa un\u2019estesa fascia boscata lungo la riva dell\u2019Isonzo, un corridoio ecologico soggetto a tutela dove l\u2019aspetto saliente della vegetazione fluviale \u00e8 il bosco di forra, un ambiente ricco di specie vegetali (una ventina di autoctone, tra salici, ontani, pioppi, querce, tigli, olmi, carpini e frassini) e animali (tra cui volpi, caprioli, tassi, cinghiali)&nbsp; dove si celano suggestivi habitat, come sorgenti temporanee, rupi con ciclamini e capelvenere.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019area rurale, che chiameremo \u201cLevada\/Salcano\u201d (nella toponomastica la parte a sud \u00e8 indicata con la voce <em>&nbsp;Levada\/Na Livadi, <\/em>quella verso nord come <em>Campi di Salcano\/Solkansko polje)<\/em>, sta incastrata tra il costruito e l\u2019Isonzo, con terreni ghiaiosi adatti ad orticoltura e viticoltura, sopravvivenza di un diffuso sistema agrario a coltura promiscua che risentiva dell\u2019influsso del mondo agricolo friulano a lei prossimo, in cui dominavano i seminativi e i cereali, gli orti di verze, rape e radicchi, i frutteti, i gelsi, la vite. Suddivisa in campi chiusi bordati da siepi, boschetti e da filari di vigna o di gelso, che segnavano anche la viabilit\u00e0 campestre ed i confini di propriet\u00e0, aveva nelle colture degli alberi da frutto (ciliegi, susini, pesche, albicocche) e nelle variet\u00e0 di orticole i suoi punti di forza.&nbsp; E\u2019 una periferia storicamente a prevalenza di lingua e usanze slovene.&nbsp; A seguito della definizione dei confini tra Italia e Yugoslavia successiva alla fine della seconda guerra mondiale, divenne l\u2019angolo pi\u00f9 a nord della citt\u00e0 di Gorizia, isolato in un <em>cul-de-sac<\/em> poco attrattivo per gli appetiti urbanistici della citt\u00e0 in espansione negli anni \u201860 \/\u201880 del XX secolo e,&nbsp; nonostante la costruzione di un\u2019area artigianale a ridosso del confine, sfuggito fortunosamente ad ulteriori consumi di suolo. Per queste concomitanze politico-urbanistiche l\u2019area mantiene&nbsp; tuttora la sua connotazione agricola, \u00e8 poco abitata, con diffusi vigneti e oliveti, orti di pregio dove viene prodotta la remunerativa \u201crosa di Gorizia\/radicchio Canarin\u201d, campi a cereali, incolti, alcuni prati stabili, mentre i frutteti e le siepi boscate si sono drasticamente ridotti come pure la presenza dei gelsi, caratteristici simboli del paesaggio agrario anche in questa contrada dal passato austro-ungarico.&nbsp; Attualmente se ne contano circa un centinaio sia lungo le arterie comunali e le stradine interpoderali che attraversano l\u2019area sia ai bordi dei campi, esemplari secolari o plurisecolari viste le ragguardevoli dimensioni dei tronchi. Quasi tutti allevati a \u201ccapitozzo\u201d, simili a colonne, con la corteccia contorta e segnata dal tempo e dalle avversit\u00e0 rivelano d\u2019inverno, quando l\u2019assenza del fogliame mette a nudo l\u2019ossatura delle piante, le loro strane architetture. I gelsi secolari, della variet\u00e0&nbsp; <em>morus alba<\/em>, sono uno dei tratti ricorrenti del paesaggio agrario del Nord Italia e non solo, \u201cstrutturanti\u201d il territorio per la forma, la quantit\u00e0, la dislocazione. Un\u2019impronta che non \u00e8 solo materiale ma s\u2019incrocia con la storia, l\u2019economia e la cultura dei luoghi visto che il gelso deve la persistenza nel paesaggio soprattutto alla sua longevit\u00e0, si \u00e8 adattato benissimo al nostro clima e contrariamente ad altri fruttiferi ha dimostrato una capacit\u00e0 non comune di tollerare l\u2019invadenza delle cure umane.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi ci ritroviamo un capitale in suolo coltivato e non coltivato che sta&nbsp; incastonato come un&#8217;isola felice tra l\u2019Isonzo e gli abitati italiani e sloveni. Una piacevole geometria di colori che nelle diverse stagioni attira lo sguardo di chi si gode il panorama dalle pendici del Sabotino. Da lass\u00f9 si capisce cos&#8217;\u00e8 il suolo come paesaggio e cosa significa lasciare che un&#8217;area rurale si conservi, salvaguardata dal cemento e dall\u2019agricoltura intensiva.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Anche per questo tipo di paesaggi esistono strumenti di tutela e valorizzazione. Il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali&nbsp; nel 2012 ha istituito l&#8217;Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali (ONPR) con l\u2019intento di tutelare e valorizzare il paesaggio rurale come previsto dalla politica agricola comune e dallo Sviluppo Rurale. L&#8217;Osservatorio \u201cidentifica e cataloga in un apposito Registro i paesaggi rurali tradizionali o di interesse storico, le pratiche e le conoscenze tradizionali presenti sul territorio nazionale, definendo la loro significativit\u00e0, integrit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0, tenendo conto sia di valutazioni scientifiche, sia dei valori che sono loro attribuiti dalle comunit\u00e0, dai soggetti e dalle popolazioni interessate\u201d. In regione ci sono quattro siti classificati come \u201cpaesaggio rurale tradizionale\u201d, tra cui Le Alture di Polazzo. Inoltre l\u2019ONPR pu\u00f2 selezionare le eventuali candidature per l&#8217;iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Mondiale dell&#8217;Umanit\u00e0 dell&#8217;UNESCO.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro strumento di salvaguardia \u00e8 l\u2019Elenco degli alberi monumentali d&#8217;Italia &#8211; Legge&nbsp;n.&nbsp;10\/2013 e Decreto 23 ottobre 2014 &#8211; promosso dal MIPAAFT a livello nazionale. Ricordo che a Gorizia esistono solo due esemplari secolari di gelso che si fregiano di questo titolo. I gelsi della Levada\/Salcano potrebbero rientrare nell\u2019elenco degli alberi monumentali viste le loro ragguardevoli dimensioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste poi uno strumento generale e di grande respiro approvato nel 2018: il Piano Paesaggistico Regionale. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma in base a quali motivazioni sarebbe utile conservare e valorizzare i gelsi e le altre forme del paesaggio rurale tradizionale in questo angolo goriziano?&nbsp; Innanzitutto perch\u00e9 Gorizia \u00e8 stata in passato una \u201cpiccola capitale\u201d della bachicoltura e sulla presenza a livello economico e paesaggistico del gelso e sul suo forte legame con il nostro territorio ci sono ampie prove documentarie che attestano come l\u2019allevamento dei bachi e la gelsicoltura, entrati in Friuli tra il \u2018400 ed il \u2018500&nbsp; e divenuti di una qualche consistenza nel corso del &#8216;600, ebbero un\u2019impennata verso la seconda met\u00e0 del XVIII secolo con l\u2019impianto nel distretto di Gorizia di 50000 alberi \u201cmori\u201d e di altri 60000 sul margine delle strade da Gorizia ad Aquileia. Questo settore agricolo-industriale, pur tra alti e bassi, riprese vigore verso il 1830 testimoniato anche da consistenti impianti sia nell\u2019alta valle dell\u2019Isonzo (Canale) sia nel vicino Collio di modo che a met\u00e0 \u2018800 Gorizia poteva contare oltre 2000 operai con diversi filatoi e nel 1869 venne aperto in citt\u00e0 il primo I. R. Istituto Bacologico Sperimentale per ricerche e studi sulla sericoltura.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondariamente la Levada\/Salcano \u00e8 a oggi l\u2019unica area rimasta a testimoniare, in modo omogeneo e continuativo, il passato rurale goriziano dopo che altre zone della citt\u00e0, con un\u2019analoga storia contadina alle spalle, si sono progressivamente urbanizzate e industrializzate. Va aggiunto che \u00e8 un luogo a cui la citt\u00e0 \u00e8 particolarmente legata, e non da oggi, e la frequentazione quotidiana di podisti, ciclisti, famiglie lo testimonia ampiamente, un \u201cluogo del cuore\u201d &#8211; come recita il nuovo lessico &#8211; che pone in evidenza la ricerca collettiva del buon paesaggio e il bisogno di usufruirne. Recentemente si \u00e8 aggiunto un altro elemento a suo favore:&nbsp; l\u2019area \u00e8 stata inserita nel censimento delle variet\u00e0 locali di gelso&nbsp;esistenti in Regione realizzato all\u2019interno del progetto Silk che sta operando per la rivalutazione del gelso e della bachicoltura nel Friuli Venezia Giulia. Al censimento geolocalizzato, svolto dall\u2019Universit\u00e0 di&nbsp; Udine e dalla Cooperativa Thiel in collaborazione con il CREA di Padova, \u00e8 seguito il prelievo di materiali vegetali per la propagazione agamica che consentir\u00e0 di produrre esemplari uguali alla pianta madre da destinare alle aziende agricole collegate al progetto con il fine di nutrire futuri allevamenti di bachi da seta. E\u2019 ancora presto per capire quali ricadute potr\u00e0 avere questo censimento per Gorizia, iniziativa poco nota e forse non ancora entrata nelle valutazioni di chi governa il territorio. Va aggiunto, a questo punto, il ruolo dei coltivatori e dei proprietari nelle dinamiche agricole e paesaggistiche della Levada\/Salcano&nbsp; perch\u00e8 se il paesaggio si \u00e8 in qualche modo conservato lo si deve proprio a quelli tra loro che hanno continuato a curare e a rispettare nel tempo sia i gelsi sia le altre forme rurali tradizionali. Nel contempo le trasformazioni del territorio avanzano per diversi fattori evolutivi e necessari: innovazioni e migliorie delle produzioni agricole, il nuovo impianto per l\u2019irrigazione goccia a goccia appena terminato da parte del Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia, le cui condotte avevano inizialmente messo a repentaglio alcuni esemplari di gelsi lungo le arterie interessate dagli scavi ed innescato un rinnovato interesse per il valore storico delle piante, infine la costruzione della passerella ciclabile sull\u2019Isonzo e le previste piste ciclabili che attraverseranno tutta l\u2019area rurale promossa dal GECT per il rilancio turistico del territorio transfrontaliero. Mantenere e valorizzare questo sito parrebbe perci\u00f2 lungimirante segnale di attenzione non solo per il turismo ma in particolare per il valore storico e culturale che esso riveste: le comunit\u00e0 italiana e slovena che qui convivono lavorando la terra da lungo tempo hanno creato delle consuetudini sociali, degli usi del suolo che andrebbero rivalutati come la coltura promiscua o biodiversit\u00e0 coltivata che dir si voglia. Basterebbe seguire l\u2019esperienza fatta con successo dai coltivatori locali per il rilancio del radicchio Rosa di Gorizia divenuto presidio Slow Food, una delle eccellenze culinarie pi\u00f9 apprezzate del Friuli-Venezia Giulia.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 utile a questo punto capire di quali valori economici, oltre a quelli storici e culturali, \u00e8 portatore oggi il gelso. Dai rapporti sull\u2019economia mondiale emerge gi\u00e0 da alcuni anni che in Cina, leader mondiale nella produzione serica, l\u2019inquinamento sta provocando un sensibile calo produttivo di quantit\u00e0 e di qualit\u00e0, favorendo perci\u00f2 la seta prodotta in filiere corte e biologiche come quella italiana, con aumento di interesse per filande, orafi (che abbinano l\u2019oro a sete preziose) e settore della cosmesi. Anche nella nostra regione ci sono segni di ripresa: sotto la guida di Serinnovation, una realt\u00e0 produttiva veneta, \u00e8 partito il primo Gruppo Operativo in Italia sulla gelsibachicoltura con esperienze in diverse regioni, tra cui la nostra con il collegato progetto SILK. Pure l\u2019ERSA&nbsp; ha lanciato un progetto pilota a livello regionale per il recupero della bachicoltura e in seconda battuta della gelsicoltura con CREA&nbsp; e Istituti agrari.<\/p>\n\n\n\n<p>Va ricordato, inoltre, il nuovo interesse per questa pianta \u201cdimenticata\u201d che negli ultimi anni \u00e8 diventata oggetto di studi scientifici, soprattutto in Asia e Centro America, per le sue qualit\u00e0 multifunzionali legate non solo alla bachicoltura ma anche ai diversi servizi ecologici ed all\u2019elevato valore paesaggistico che essa offre tenuto soprattutto conto delle nuove tendenze economico-agronomiche, sia mondiali (FAO 2000) sia europee (PAC), che stanno, seppur lentamente, dirigendo l\u2019attenzione dall\u2019agricoltura produttivistica (leggi \u201crivoluzione verde\u201d della seconda met\u00e0 del \u2018900) all\u2019agricoltura multifunzionale, dove l\u2019incremento del valore aziendale non \u00e8 pi\u00f9 determinato solo dalla funzione primaria di produrre cibo e fibre ma anche da attivit\u00e0 definite secondarie, cio\u00e8 con funzione ambientale (salvaguardare la qualit\u00e0 dell\u2019ambiente, conservare il paesaggio, valorizzare le risorse naturali quindi la biodiversit\u00e0) e sociale (mantenere le tradizioni, offrire servizi ricreativi e didattici) con lo scopo di accrescere produttivit\u00e0, occupazione e reddito in agricoltura. I gelsi in aggiunta ad altre essenze per rinaturalizzare&nbsp; le fasce perimetrali dei campi, migliorando cos\u00ec l\u2019ecosistema e il paesaggio rurale? Allevamento del gelso per le sue svariate qualit\u00e0 e applicazioni nella biotecnologia, come superfood antiossidante e alimento proteico per animali domestici?<\/p>\n\n\n\n<p>Pianta versatile, il gelso, da non sottovalutare in futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sonia Kucler del 15\/7\/2021 Ci serviamo dei paesaggi, reali o immaginari, per trovare spesso conforto e conferma ai nostri bisogni interiori. Avere a disposizione luoghi ameni e magari a breve raggio in cui affondare i sensi e sentirci appagati pi\u00f9 che un lusso \u00e8 una necessit\u00e0 vitale. La triste stagione della reclusione pandemica ha violentemente messo sul piatto della bilancia i valori e i non valori. 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