{"id":3637,"date":"2021-07-15T14:24:55","date_gmt":"2021-07-15T12:24:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=3637"},"modified":"2021-07-15T14:24:55","modified_gmt":"2021-07-15T12:24:55","slug":"generazione-windrush-storie-di-ordinaria-discriminazione-1-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2021\/07\/15\/generazione-windrush-storie-di-ordinaria-discriminazione-1-parte\/","title":{"rendered":"Generazione Windrush &#8211; Storie di ordinaria discriminazione 1 parte"},"content":{"rendered":"\n<p>di Giorgia Polli del 15\/7\/2021<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tra il 2012 e il 2013, il governo britannico conservatore, guidato da David Cameron, promosse una serie di leggi volte a contrastare duramente l\u2019immigrazione illegale. Questo approccio, definito \u201chostile environment policy\u201d (politica dell\u2019ambiente ostile), favorito dall\u2019allora Segretaria agli Interni Theresa May, fin\u00ec per colpire in particolar modo gli immigrati della cosiddetta \u201cWindrush Generation\u201d, che arrivarono dalle colonie caraibiche negli anni del secondo dopoguerra. A quel tempo, veniva loro garantito il diritto di accesso nel Regno Unito e la possibilit\u00e0 di stabilirsi permanentemente sul suolo britannico, in virt\u00f9 della necessit\u00e0 di reperire manodopera per aiutare il paese nel processo di ricostruzione economica post bellica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il flusso migratorio dalle colonie caraibiche prosegu\u00ec a fasi alterne fino all\u2019arrivo di nuove restrizioni durante gli anni \u201970. Per il loro particolare status, molti di questi immigrati non ottennero mai la cittadinanza britannica e non disponevano dei documenti necessari che le nuove norme richiedevano, per l\u2019accesso alle cure, al mercato del lavoro e per il godimento di altri diritti essenziali, che per la prima volta dopo decenni venivano loro negati, perch\u00e9 considerati immigrati irregolari.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il \u201cWindrush Scandal\u201d, cos\u00ec venne in seguito definito in Gran Bretagna, comport\u00f2 per molti la perdita del posto di lavoro, del diritto alle cure sanitarie, per alcuni signific\u00f2 addirittura un espatrio forzato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;L\u2019articolo che segue ha l\u2019obiettivo di tracciare la rotta che gli immigrati caraibici seguirono negli anni \u201950, quando lasciarono la madrepatria per raggiungere il Regno Unito, alla ricerca di un futuro migliore negli anni della depressione post bellica. Una speranza e un percorso comune a molte generazioni di immigrati, in fuga da miseria, guerre e carestie, con un carico di aspettative che molto spesso vengono deluse da un retroterra di pregiudizi, stereotipi e razzismo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il 23 giugno del 1948 attracc\u00f2 a Tillbury l\u2019<em>SS Empire Windrush<\/em>, una nave con a bordo 492 passeggeri provenienti dalle Indie Occidentali e partita da Kingston, capitale della Giamaica, la pi\u00f9 popolosa delle isole caraibiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la maggior parte uomini, i nuovi arrivati, in cerca di migliori prospettive di vita, sbarcarono in un paese freddo, poco accogliente e ancora sotto shock in seguito all\u2019esperienza bellica. Molti erano ex soldati che avevano combattuto nell\u2019esercito inglese durante la Seconda Guerra Mondiale, e che, dopo essere ritornati nel loro paese natale, si trovarono a fare i conti con una situazione a dir poco preoccupante: il lavoro non si trovava e la qualit\u00e0 della vita era considerevolmente peggiore rispetto agli standard di cui godevano in Gran Bretagna. Molti di loro decisero quindi di fare ritorno nel Regno Unito. Questi primi pionieri, che diedero il nome alla cosiddetta Windrush Generation, furono presto seguiti da centinaia di altri migranti. Era solo l\u2019inizio di un movimento di persone che sar\u00e0 destinato a crescere in maniera esponenziale negli anni \u201950.<a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Per rispondere alla domanda sul perch\u00e9 cos\u00ec tanti immigrati provenienti dai Caraibi si riversarono in Inghilterra, bisogna considerare una molteplicit\u00e0 di aspetti. Nei territori delle Indie Occidentali, la situazione economica era tutt\u2019altro che rosea: l\u2019area, in seguito allo scoppio del conflitto, era stata abbandonata, gli investimenti erano bloccati, la disoccupazione raggiungeva proporzioni allarmanti e si innesc\u00f2 cos\u00ec un continuo processo di emigrazione di manodopera verso il Sud America e gli Stati Uniti. Infatti, fino al 1952, l\u2019anno dell\u2019approvazione del <em>Mc Carran \u2013 Walter Act<\/em>, la maggior parte degli immigrati provenienti dall\u2019area caraibica preferiva emigrare verso il continente americano: era pi\u00f9 vicino, pi\u00f9 ricco ed inoltre c\u2019era gi\u00e0 una comunit\u00e0 di <em>West Indians<\/em> ben stabilizzata. Ma dopo la guerra, quando il flusso di persone dalle Indie Occidentali aument\u00f2 considerevolmente, i legislatori americani si affrettarono a modificare la normativa. La possibilit\u00e0 di entrare negli Stati Uniti per gli immigrati provenienti dalle isole fu ridotta drasticamente, limitando il numero delle entrate ad 800 all\u2019anno, che dovevano essere equamente distribuite a seconda del luogo di provenienza. Questo fu un incentivo considerevole all\u2019emigrazione verso il Regno Unito.<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Un altro elemento da tenere in considerazione nell\u2019analizzare le cause di questo massiccio spostamento di individui, \u00e8 sicuramente l\u2019aspetto politico e le sue ripercussioni sul fenomeno migratorio: dal 1948 gli abitanti delle isole godevano del diritto di libera entrata in Gran Bretagna, senza essere soggetti ad alcuna restrizione, grazie al <em>British Nationality Act<\/em><a href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso dei primi anni Cinquanta, il numero di immigrati non costituiva una preoccupazione agli occhi dei britannici. Ma la seconda met\u00e0 del decennio conobbe un\u2019impennata nel numero di nuovi arrivi: nel 1955 la cifra super\u00f2 quota ventimila, per poi stabilizzarsi negli anni successivi. Cominci\u00f2 a crearsi un movimento popolare a favore delle restrizioni all\u2019ingresso degli immigrati nel paese, e ben presto anche in Parlamento si levarono voci a favore di questa posizione, che culminarono con l\u2019approvazione, nel 1961, del <em>Commonwealth Immigrants Bill<\/em><a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni Cinquanta, tuttavia, il paese aveva ancora bisogno di manodopera in surplus per colmare i vuoti di un\u2019economia che aveva perso durante la guerra una notevole quantit\u00e0 di forza lavoro, e che necessitava quindi di nuovi lavoratori, bianchi o neri che fossero. In particolare, il settore dei trasporti assorb\u00ec un grande numero di <em>West Indians<\/em> all\u2019interno delle loro fila. La compagnia di trasporti londinese, la <em>London Transport<\/em>, fu molto attiva nei primi anni Cinquanta alla ricerca di potenziali lavoratori, e reclut\u00f2 in gran parte caraibici, che furono impiegati in tutti i settori del trasporto urbano, sia su gomma che su rotaia.<a href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Per la maggior parte di questi immigrati, la vita in Inghilterra si rivel\u00f2 terribilmente diversa rispetto alle aspettative che si erano creati: nel nuovo paese trovarono estati fresche e inverni gelidi, furono costretti ad alloggiare in quartieri malfamati o distrutti dalla guerra, in case cadenti e squallide. Una stanza per famiglia era la norma a quel tempo e gli immigrati che avevano la sfortuna di essere da soli si scontrarono con il razzismo e i pregiudizi anche nel mercato abitativo: spesso le stanze in affitto esponevano cartelli con le scritte \u201cno coloureds\u201d in bella vista.<a href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre durante la guerra i nuovi arrivati tendevano a stabilizzarsi per la maggior parte nelle citt\u00e0 di mare, nei porti (Cardiff, Liverpool) e nell\u2019East End londinese, negli anni Cinquanta e Sessanta, si trasferirono prevalentemente verso le periferie delle grandi citt\u00e0, evitando invece gli insediamenti in Scozia e Galles e quelle parti dell\u2019Inghilterra dove la disoccupazione era piuttosto alta. A Londra, un cospicuo numero di <em>West Indians<\/em> si concentrava in particolare nei quartieri di Brixton, nell\u2019East End e in quei sobborghi che avevano perduto popolazione a seguito delle devastazioni subite durante il conflitto, come Harlesden e Notting Hill. Nuovi quartieri stavano nascendo per ospitare i lavoratori della classe media, in procinto di lasciare per sempre le case e le strade distrutte o danneggiate per trasferirsi in nuove abitazioni immerse nel verde, fuori citt\u00e0. In queste strade disastrate si stabilirono gli immigrati, costretti a pagare un affitto esorbitante per il solo fatto di avere la pelle nera e nessun posto dove andare.<a href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> E proprio quando gli abitanti \u201cautoctoni\u201d cominciarono ad abbandonare queste zone, gli immigrati cominciarono ad arrivare, con i loro usi e costumi, causando notevole preoccupazione tra i vecchi residenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni Cinquanta furono anche anni di strapotere dei conservatori, che rimasero in carica per tredici anni consecutivi, dal 1951 al 1964. Anni in cui i <em>Tories<\/em> cominciarono a gettare benzina sul fuoco, allarmando la popolazione e mettendola in guardia contro ipotetici pericoli causati dagli immigrati e dalla legislazione, che permetteva loro di entrare liberamente nel paese.&nbsp; L\u2019intolleranza era palpabile, strisciante, la discriminazione verso i cittadini di colore era evidente, soprattutto nei settori del mercato abitativo e lavorativo: molto di frequente le loro abilit\u00e0 e capacit\u00e0 professionali venivano completamente trascurate e un lavoratore specializzato veniva generalmente degradato alle mansioni di operaio generico.<a href=\"#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo razzismo subdolo, nascosto, nel giro di pochi anni lasci\u00f2 il posto a manifestazioni di violenza e di guerriglia aperta nei confronti della popolazione di colore. Lo testimoniano i fatti accaduti a Nottingham e Notting Hill nell\u2019estate del 1958.<\/p>\n\n\n\n<p>A Nottingham, nel quartiere malfamato di St. Ann, la promiscuit\u00e0 di donne bianche e uomini neri era malvista e osteggiata dalla popolazione e dagli abitanti del quartiere e gener\u00f2 un\u2019aperta ostilit\u00e0 che sfoci\u00f2 in episodi di furto e pestaggio ai danni degli immigrati da parte di bande di <em>teddy boys<\/em>.<a href=\"#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Questo episodio aliment\u00f2 una spirale di violenza e nelle strade si riversarono bande di giovani appartenenti a diverse etnie, armati di rasoi, coltelli, assi, bottiglie, che si diedero battaglia per diversi giorni.<a href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a> Nel frattempo, alcune organizzazioni di ispirazione di destra si attivarono distribuendo volantini, scandendo slogan e tenendo incontri e conferenze, incitando la popolazione bianca al grido di \u201cKeep Britain White\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai gli attacchi contro la popolazione nera erano all\u2019ordine del giorno. Un\u2019altra fiammata di violenza avvamp\u00f2 a Nottingham e Notting Hill, dove una folla di circa 200 persone scaten\u00f2 la sua rabbia cieca contro le case degli abitanti di colore, che furono danneggiate a colpi di spranghe, mattoni, bottiglie, mentre gli assalitori scandivano slogan come \u201cwe\u2019ll get the blacks\u201d, e \u201clynch the blacks\u201d. Alcuni ordigni rudimentali furono inoltre fatti scoppiare all\u2019interno delle propriet\u00e0 dei neri, a Notting Hill e Paddington e in quel periodo gli assalti alla popolazione di colore si moltiplicarono a Harlesden, Hackney, Southall, Stepney, Horsney, Islington, Brixton.<a href=\"#_ftn11\"><sup>[11]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Le cose peggiorarono ulteriormente nella primavera del 1959. Kelso Cochrane, carpentiere trentaduenne originario di Antigua, tornando a casa dall\u2019ospedale di Paddington, fu vittima di un agguato da parte di un gruppo di sei individui che lo colpirono con numerose coltellate e poi lo abbandonarono sul marciapiede, ormai privo di vita.<a href=\"#_ftn12\"><sup>[12]<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Le discriminazioni che gli immigrati dovevano affrontare ogni giorno nel nuovo paese, contribuirono a creare un nuovo senso di appartenenza e di solidariet\u00e0 all\u2019interno della loro comunit\u00e0<a href=\"#_ftn13\"><sup>[13]<\/sup><\/a>, che si rinsald\u00f2 al suo interno anche grazie alla riscoperta delle radici comuni, degli usi, dei costumi, del cibo e della musica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tratteremo prossimamente le vicende della comunit\u00e0 caraibica nel Regno Unito negli anni \u201960, un decennio controverso: furono gli anni della Swinging London, della rinascita e del benessere, ma segnarono anche la nascita del National Front e si conclusero con il celebre discorso di Enoch Powell, conosciuto come \u201cRivers of Blood Speech\u201d, in cui il leader conservatore preconizzava scontri violenti tra immigrati e cittadini britannici e si schierava apertamente contro l\u2019immigrazione dalle colonie.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Colin Holmes, <em>John Bull\u2019s Island. Immigration and British society <\/em>(London: Macmillan,1988), pag. 220.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Colin Holmes. <em>Op. cit.,<\/em> pagg. 220- 221. Dilip Hiro, <em>Black British, White British <\/em>(Harmondsworth: Penguin Books, 1973), pagg. 5- 6.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Il <em>British Nationality Act<\/em> conferiva la cittadinanaza a tutti coloro che erano nati in una colonia britannica, con il titolo di <em>Citizen of the United Kingdom and Colonies<\/em> .<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Colin Holmes. <em>Op. cit., <\/em>pag. 221. La legislazione prevedeva la restrizione all\u2019ingresso anche per i cittadini del Commonwealth, l\u2019introduzione di permessi di lavoro e di quote riservate a particolari categorie professionali.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Michael De Koningh, Marc Griffiths, <em>Tighten Up! The history of reggae in the UK <\/em>(London: Sanctuary, 2003), pagg. 11- 12.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Michael De Koningh, Marc Griffiths. <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Michael De Koningh, Marc Griffiths. <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Michael de Koningh, Marc Griffiths. <em>Op. cit<\/em>. pag. 13.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Gruppi di piccoli delinquenti il cui look era costituito da giubbotti foderati di velluto, cravatte a stringa, stivaletti alla caviglia e calzoni a tubo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Robert Winder, <em>Bloody foreigners<\/em>. <em>The story of immigration to Britain <\/em>(London: Abacus, 2005), pag. 364. Dilip Hiro. <em>Op. cit<\/em>., pag. 39.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Dilip Hiro. <em>Op. cit.,<\/em> pagg. 40- 41.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Trevor Phillips, Mike Phillips, <em>Windrush. The Irresistible Rise of Multi- Racial Britain<\/em> (London: HarperCollins, 1998), pag. 184.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> La comunit\u00e0 di colore sentiva ormai la necessit\u00e0 di costituire organizzazioni autonome. Tra queste c\u2019era la <em>Coloured People\u2019s Progressive Association<\/em>, che aveva come scopi principali quello di tutelare i diritti dei propri membri in quanto cittadini, di battersi per la loro emancipazione sociale, politica ed economica e di facilitare il dialogo interetnico. Al tempo delle rivolte del 1958, contava pi\u00f9 o meno 500 membri, un numero notevole all\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La maggior parte delle energie e degli sforzi profusi dai militanti caraibici, furono incanalati in queste organizzazioni e non all\u2019interno dei maggiori partiti politici del paese. A questo contribuirono non poco gli atteggiamenti e le dichiarazioni della classe politica britannica, sia di parte Tory che di parte Labour, che indirettamente indicavano la popolazione di colore come responsabile della situazione che si era venuta a creare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giorgia Polli del 15\/7\/2021 Tra il 2012 e il 2013, il governo britannico conservatore, guidato da David Cameron, promosse una serie di leggi volte a contrastare duramente l\u2019immigrazione illegale. Questo approccio, definito \u201chostile environment policy\u201d (politica dell\u2019ambiente ostile), favorito dall\u2019allora Segretaria agli Interni Theresa May, fin\u00ec per colpire in particolar modo gli immigrati della cosiddetta \u201cWindrush Generation\u201d, che arrivarono dalle colonie caraibiche negli anni del secondo dopoguerra. 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